Dopo otto anni di pareri contrari, ricorsi e battaglie amministrative, arriva una svolta destinata a riaccendere il dibattito ambientale in Sicilia. L’assessorato regionale al Territorio e Ambiente ha espresso una Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) favorevole al progetto di ampliamento dell’attività estrattiva legata al cementificio di Augusta della multinazionale Buzzi Unicem. Un cambio di rotta netto rispetto al passato, che consente all’azienda di garantirsi l’approvvigionamento di materia prima per i prossimi quindici anni.
A denunciare la portata della decisione è Fabio Morreale, presidente dell’associazione Natura Sicula, che parla di un parere “sorprendente” e “diametralmente opposto” rispetto a quello espresso in precedenza dalla stessa Regione. Secondo quanto riportato, l’autorizzazione consentirà l’estrazione di circa 586 mila metri cubi di materiale, una quantità pari a quattro volte quella complessivamente estratta negli ultimi quindici anni, su una superficie che supera gli 81 mila metri quadrati.
Il cuore della controversia riguarda la localizzazione della cava, situata in un’area considerata di altissimo valore ecologico e geologico. Non si tratta, sottolineano gli ambientalisti, di un sito industriale isolato, ma di un contesto ambientale fragile e interconnesso. L’area ricade infatti nella Zona Speciale di Conservazione “Cozzo Ogliastri” ed è adiacente alla riserva naturale del Complesso speleologico Villasmundo-Sant’Alfio, uno dei sistemi di grotte carsiche più estesi e tutelati dell’isola.
Proprio su questi elementi si erano basate negli anni le opposizioni di diversi enti, tra cui l’Università di Catania, il Comune di Melilli e la precedente Commissione Tecnica Specialistica. I timori riguardavano soprattutto l’impatto irreversibile sul paesaggio e sul sottosuolo, oltre al rischio che le vibrazioni generate dalle attività estrattive potessero compromettere la stabilità delle cavità carsiche limitrofe.
In una fase iniziale, la Regione aveva infatti negato l’autorizzazione, stabilendo che la tutela ambientale dovesse prevalere rispetto a quello che veniva definito un “pregiudizio meramente economico” per l’azienda. Tuttavia, la successiva vittoria legale di Buzzi Unicem davanti al Tribunale amministrativo regionale ha riaperto l’iter, culminato nel recente via libera.
Il nuovo provvedimento include quattordici prescrizioni ambientali, pensate per limitare l’impatto delle attività. Tra queste, il divieto di esplosioni nei periodi più delicati per la nidificazione e l’alimentazione dell’avifauna, l’obbligo di utilizzare mezzi a basse emissioni e una gestione controllata delle cariche esplosive per ridurre le sollecitazioni sul terreno.
Ma per le associazioni ambientaliste, queste misure non sono sufficienti. La ZSC Cozzo Ogliastri ospita infatti numerose specie di rapaci diurni di particolare pregio, come aquila minore, biancone e lanario, che necessitano di ampi territori di caccia. Le modifiche previste rischiano di compromettere in modo significativo questi habitat. A ciò si aggiunge la prevista distruzione del 14% dell’habitat forestale a base di Olea e Ceratonia, elemento chiave dell’ecosistema locale.
“La decisione segna il passaggio da una tutela assoluta a una pseudo tutela”, sostiene Morreale, evidenziando come nessuna prescrizione possa realmente mitigare gli effetti su un sistema carsico tanto delicato. L’ampliamento della cava, secondo gli oppositori, comporterà un disturbo significativo alla fauna e una riduzione inevitabile delle aree protette.
Ora, la partita si sposta nuovamente sul piano legale. Il ricorso al TAR rappresenta, nelle parole degli ambientalisti, “l’ultima trincea” per tentare di fermare un progetto ritenuto incompatibile con la salvaguardia del patrimonio naturale. Una vicenda che riapre il confronto, mai sopito, tra esigenze industriali e tutela ambientale in uno dei territori più sensibili della Sicilia.
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