La facciata istituzionale di Palazzo Vermexio traballa vistosamente sotto il peso di un’inchiesta che restituisce l’immagine di una macchina burocratica decisamente troppo permeabile.
L’operazione “Nexus”, condotta congiuntamente dalla Procura europea di Palermo e dalla Digos di Siracusa, scopre un vaso di Pandora dove figurano indagati pezzi da novanta della compagine amministrativa aretusea: dal sindaco Francesco Italia fino all’ex vicepresidente del consiglio comunale Concetta Carbone e al carabiniere infedele Salvatore Strazzulla.
Ma al centro della presunta catena di montaggio dei favori compare un tecnico chiave dell’ingranaggio della macchina comunale: l’ingegnere Michele Dell’Aira, indagato, e chiamato a rispondere del reato di corruzione.
L’interrogatorio: respinte le accuse
Di fronte al Gip Antonella Coniglio e al pubblico ministero della Procura europea in videoconferenza, Dell’Aira – affiancato dai legali Giuseppe Cro e Marco Mancuso – ha scelto di parlare. La sua linea difensiva punta tutto sull’auto-assoluzione: nessun passaggio di denaro, nessuna mazzetta, solo routine amministrativa poi approvata dai superiori.
Una narrazione rassicurante che cerca di far passare la propria figura come quella di un ‘semplice’ esecutore di un ‘apparato’ operativo, quasi estraneo alle logiche di potere e ai patti sottobanco che gli inquirenti gli contestano.
La ‘paga fissa’ e la tesi della marginalità
Gli investigatori mettono sul piatto un’ipotesi pesante: un vero e proprio “stipendio ombra” da 200 euro a settimana incassato per quasi cinque anni, garantito dalla famiglia di imprenditori Boscarino, quattro componenti della quale risultano indagati, per assicurarsi corsie preferenziali e “chiusure d’occhio” procedurali nei lavori dell’Ostello di Cassibile.
Per smontare l’accusa, la difesa esibisce la contabilità degli uffici: 91 affidamenti gestiti nel quinquennio, meno del 10% destinato alle imprese riconducibili ai Boscarino.
Un dato numerico con cui Dell’Aira tenta di ridimensionare la portata dei suoi rapporti, scaricando la responsabilità finale sui dirigenti che hanno avallato le sue prassi da Rup (Responsabile Unico del Procedimento). Un tentativo di diluire le colpe che però non cancella la natura delle contestazioni.
Le frasi compromettenti e il sospetto del frazionamento
A incrinare la versione del ‘funzionario immacolato’ ci sono infatti le intercettazioni e le carte dell’ordinanza cautelare. Agli atti figura una frase che lascia poco spazio alla retorica difensiva: “Non mi scordo certamente degli amici”. Una frase pronunciata proprio da Dell’Aira, che delinea una certa familiarità ed una presunta attitudine al “ricambio di favori” decisamente poco compatibili con il rigore richiesto a un tecnico della pubblica amministrazione.
Le carte degli investigatori raccontano infatti una storia diversa, fatta di una routine burocratica costellata da anomalie troppo ripetitive per sembrare casuali: incartamenti incompleti, ombre e irregolarità sul Durc, e fideiussioni assenti. Soprattutto, spunta il sospetto del “frazionamento a tavolino” delle opere: il trucco ben noto per spezzettare gli importi, bypassare la trasparenza delle gare pubbliche e distribuire incarichi diretti al riparo da occhi indiscreti.
Se è vero che la storiella dei 200 euro a settimana emerge dalle conversazioni degli altri indagati, Carbone e Strazzulla, l’accumularsi di “distrazioni” procedurali firma un quadro tutt’altro che limpido. Dell’Aira ammette di conoscere il carabiniere finito nella rete, ma nega ogni contatto operativo: una presa di distanza che gli inquirenti stanno valutando con estremo scetticismo.
Lo spostamento d’ufficio e la decisione del Gip
Nelle more dell’inchiesta, il Comune ha provveduto a trasferire l’ingegnere ad altro settore, rimuovendolo dalla gestione delle partite più delicate. Pur non rispondendo dell’ipotesi di associazione a delinquere contestata ad altri protagonisti della vicenda, la sua posizione resta fortemente compromessa.
Spetta ora al Gip stabilire se applicare la misura interdittiva richiesta dall’accusa: le giustificazioni del funzionario sono sul tavolo, ma le ombre sul suo operato a Palazzo Vermexio rimangono fitte e ingombranti.
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