In foto, da sx: sindaco Italia e presidente GiansiracusaCi sono voluti quattrocento metri quadrati di veleni, sterpaglie e rifiuti speciali caduti sotto i sigilli della Polizia Provinciale per strappare il velo sull’ennesimo disastro annunciato.
Il sequestro preventivo avvenuto in contrada Carancino non è la fotografia di uno Stato efficiente che vince sul degrado, ma l’impronta digitale dell’ennesimo, imperdonabile fallimento dell’amministrazione comunale e provinciale. Una politica incapace di prevenire, sorda alle segnalazioni e tristemente abituata a “svegliarsi” soltanto quando arrivano i nastri gialli delle forze dell’ordine: Nexus docet.
A mettere a nudo il cortocircuito istituzionale tra proclami e realtà è Sebastiano Musco, Responsabile del Faro n. 2 di Siracusa per il movimento ControCorrente. La sua denuncia parte da una data ben precisa che pesa come un macigno sulle coscienze degli amministratori: il 30 settembre 2025. Già allora, tramite un esposto pubblico, il movimento aveva sollevato il velo sulle discariche a cielo aperto sorte tra strada Carancino e strada Tremmilia, interrogando direttamente gli enti locali sull’inconsistenza dei controlli, sull’inefficacia della videosorveglianza e sul ritardo cronico delle bonifiche.
Non un’emergenza improvvisa, dunque, ma un degrado cronico che i cittadini segnalavano invano da mesi. Oggi, nell’ottobre 2026, la realtà presenta il conto con l’ennesimo sequestro di proporzioni considerevoli. Tredici mesi di vuoto e silenzio.
Il grande alibi e la latitanza del Libero Consorzio
«Il punto politico non è contestare l’operato della Polizia Provinciale – puntualizza Musco – ma chiedersi perché la prevenzione e il contrasto a questi fenomeni non riescano a impedire che le discariche abusive si formino e si estendano».
L’atto d’accusa mette sul banco degli imputati il Libero Consorzio Comunale di Siracusa, guidato dal presidente Michelangelo Giansiracusa. L’Ente provinciale ha il dovere politico e gestionale di assicurare che le proprie funzioni siano esercitate con un’adeguata programmazione e risorse all’altezza.
Al presidente Giansiracusa si chiede oggi di uscire dall’ombra e di chiarire pubblicamente quali attività di vigilanza siano state concretamente svolte nel tempo su quel tratto di territorio, con quale frequenza siano stati effettuati i pattugliamenti e quali iniziative siano state realmente attivate all’indomani delle ataviche quanto ripetute denunce sollevate da cittadini e movimenti.
Nascondersi dietro le ormai stanche giustificazioni sulle carenze di organico non è più tollerabile. Le difficoltà del personale rappresentano un nodo da affrontare e risolvere con coraggio amministrativo, non un alibi permanente per rinunciare a una programmazione efficace e abbandonare la provincia al proprio destino.
Sindaco Italia e Assessorato: il palleggio delle responsabilità
La pressione si sposta poi inevitabilmente su Palazzo Vermexio. Al Comune di Siracusa, impersonato dal sindaco Francesco Italia e dall’Assessorato comunale competente, spetta l’onere di rispondere di un coordinamento istituzionale che appare, nei fatti, del tutto inesistente.
Serve chiarezza immediata: come si è interfaccia l’amministrazione comunale con l’Ente provinciale? Quali interventi di propria competenza sono stati messi in campo nelle zone a rischio? E soprattutto con quali modalità vengono filtrate e gestite le segnalazioni che quotidianamente arrivano dalle periferie?
È bene scindere i piani ed evitare populismi: nessuno attribuisce ad personam a un singolo amministratore la responsabilità materiale di ogni singolo sversamento illecito, né si possono imputare omissioni senza i dovuti accertamenti di legge. Ma c’è una responsabilità politica indiscutibile, diretta e non delegabile: quella di programmare, coordinare le forze, controllare il suolo pubblico e rendere conto dei risultati. Un dovere che, sia sul fronte del presidente Giansiracusa che sul fronte del sindaco Italia, appare drammaticamente disatteso.
Cosa si sarebbe dovuto fare (e non si è fatto)
L’analisi di ControCorrente smonta impietosamente la logica dell’emergenza affrontata sempre e solo a posteriori. Per evitare che il territorio venisse devastato, sarebbe bastato applicare una ricetta di ordinaria amministrazione che Comune e Provincia avrebbero invece colpevolmente ignorato.
La strategia mancata poggiava su pilastri elementari: controlli programmati e costanti lungo la viabilità secondaria e nelle aree già segnalate, uniti a un sistema di videosorveglianza realmente funzionante, capace di pizzicare e punire i responsabili anziché ridursi a mera facciata. A questo si sarebbero dovuti affiancare interventi tempestivi di rimozione per impedire che i primi cumuli di immondizia facessero da esca per nuovi scarichi abusivi, una regia coordinata e senza zone d’ombra tra Palazzo Vermexio e il Libero Consorzio per stabilire tempi e risorse certe, e infine un’operazione di trasparenza totale con rendiconti pubblici periodici su controlli, sanzioni e stato delle bonifiche.
I cittadini non pagheranno il conto della vostra inefficienza
La tutela dell’ambiente non può ridursi alla cronaca giudiziaria o a interventi episodici ed emergenziali da effettuare soltanto quando la spazzatura ha ormai ricoperto le strade. Il sequestro di un’area è certamente uno strumento utile per fermare gli scellerati dell’ambiente, ma da solo non equivale alla bonifica: ora serviranno i complessi passaggi previsti dalla legge per il ripristino dei luoghi, con tempi che si preannunciano lunghi e costi che rischiano di gravare sulle tasche della collettività.
Per questo motivo, dal movimento ControCorrente arriva un ultimatum senza sconti al duo composto da Giansiracusa e Italia: si pretendono in tempi brevi un resoconto pubblico delle attività svolte, un cronoprogramma stringente delle bonifiche e un piano di prevenzione concreto.
Nel settembre 2025 il problema era stato messo nero su bianco. Oggi, nell’ottobre 2026, la misura è colma e si esigono solo ed esclusivamente risultati misurabili. I cittadini di Siracusa non sono disposti a convivere con le discariche abusive, né a pagare di tasca propria l’incuria di chi doveva vigilare.
La tutela del territorio non è una concessione di grazia dell’amministrazione di turno: è un dovere sacrosanto verso la comunità. E su questo dovere, la vigilanza sarà spietata.
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