Siracusa. Terremoto al Vermexio, 14 consiglieri sfiduciano il sindaco Italia: è resa dei conti, ora decide l’aula

di Redazione

L’inchiesta Nexus ha fatto esplodere ulteriormente le tensioni attorno a Palazzo Vermexio. Arriva la mozione di sfiducia sottoscritta da quattordici consiglieri, che chiamano in causa anche il piano anticorruzione, il rapporto con il Consiglio comunale e i molteplici fallimenti amministrativi. La responsabilità penale resta distinta dal giudizio politico, ma la crisi istituzionale è ormai formalmente aperta. Ora non bastano più dichiarazioni e polemiche: saranno i numeri in Consiglio a stabilire se l’amministrazione potrà proseguire o se Siracusa tornerà alle urne

È la cronaca di una fine annunciata, consumata tra le aule del palazzo e i contraccolpi giudiziari di un’inchiesta che ha scosso le fondamenta della politica aretusea. A Siracusa il sipario sta per calare definitivamente sull’esperienza amministrativa del sindaco Francesco Italia.

Un fronte trasversale di quattordici consiglieri comunali – espressione di forze politiche diverse, da Forza Italia e Fratelli d’Italia al Partito Democratico e al Gruppo Misto – ha formalmente depositato una mozione di sfiducia diretta al primo cittadino, ponendo fine a un crescendo di tensioni, polemiche e paralisi istituzionale.

La miccia “Nexus” e il vuoto politico

A accelerare la crisi non sono solo le pesanti criticità amministrative accumulate in anni di gestione, ma il terremoto giudiziario legato all’inchiesta “Nexus”, coordinata dalla Procura Europea (EPPO) di Palermo. Un’indagine che lo scorso 14 ottobre ha portato a diverse misure cautelari, coinvolgendo imprenditori, un carabiniere e – fattore politicamente dirompente – la vicepresidente del Consiglio Comunale, Concetta Carbone, già assessore durante il primo mandato e da sempre considerata il “braccio destro” e strettissima collaboratrice dello stesso sindaco.

Il clima è esploso nel consiglio comunale dello scorso 22 ottobre, descritto dai sottoscrittori della mozione come un vero e proprio “processo politico” a cui il primo cittadino avrebbe risposto con il vuoto cosmico. Secondo l’atto d’accusa, Italia non ha saputo chiarire nulla in merito al piano di audit anticorruzione previsto dal PIAO 2024-2026 (di cui è il massimo referente politico), né ha fornito risposte convincenti ai quesiti posti dall’aula. Un ravvedimento tardivo – formalizzato in fretta e furia con la delibera di giunta n. 116 del 21 ottobre 2026 solo alla vigilia del dibattito – che i consiglieri bocciano senza appello come un tentativo fuori tempo massimo di correre ai ripari.

“Assenteismo istituzionale” e fallimenti amministrativi

Nel miraggio di una città “ostaggio del degrado”, la mozione non si limita a fotografare il corto circuito giudiziario, ma traccia un bilancio impietoso di anni di governo cittadino. Tra i capi d’accusa spiccano la latitanza istituzionale del sindaco – la cui presenza in aula, ironizzano i consiglieri, è stata “inferiore a quella delle dita di una mano” – e la sistematica disattenzione verso gli atti d’indirizzo dell’assemblea civica, disertando persino i mesi di Question Time.

Sul fronte amministrativo, la lista dei fallimenti contestati traccia un quadro impietoso che tocca i nervi scoperti della quotidianità cittadina. L’assenza di una visione strategica si riflette innanzitutto sull’urbanistica e sulla mobilità, bloccate dalla mancata adozione del nuovo Piano Urbanistico Generale e soffocate da un traffico caotico, esasperato da una gestione opaca di parcheggi e strisce blu.

Non va meglio sul versante ambientale, dove la promessa della tariffa puntuale TARI è rimasta un miraggio mentre la raccolta differenziata stenta ad decollare, né su quello dei servizi essenziali, segnato dalla cronica emergenza idrica e dalle ombre sul passaggio di consegne tra Siam ed Aretusacque.

Un’incapacità gestionale che si estende all’economia locale: la tassa di soggiorno non è mai servita a destagionalizzare un turismo legato a pochi mesi estivi, lasciando nel frattempo commercio e artigianato al proprio destino. A fare da sfondo c’è la desertificazione culturale e sociale che spinge i giovani ad abbandonare la città per mancanza di spazi e opportunità, oltre a un prolungato e sistematico abbandono delle periferie, delle aree balneari come Fontane Bianche e delle ex frazioni di Cassibile e Belvedere.

Verso il voto: si punta al 60%

Adesso la palla passa al Presidente del Consiglio Comunale. La normativa prevede che la mozione venga discussa in aula non prima di dieci giorni e non oltre trenta giorni dalla presentazione. Per essere approvata e decretare lo scioglimento immediato di sindaco, giunta e consiglio con il conseguente ritorno alle urne, l’atto richiederà il voto favorevole di almeno il 60% dei consiglieri assegnati (20 voti su 32).

I quattordici firmatari – Alessandra Barbone, Andrea Buccheri, Cosimo Burti, Paolo Cavallaro, Damiano De Simone, Angelo Greco, Marco Greco, Salvatore La Runa, Leandro Marino, Massimo Milazzo, Paolo Romano, Daniela Rabbito, Simone Ricupero e Sara Zappulla – lanciano un appello all’intera assise affinché si metta da parte ogni esitazione.

L’obiettivo dichiarato è uno solo: porre fine, “con scrupolo di coscienza e amore per la città”, a un’agonia amministrativa che Siracusani e istituzioni non possono più permettersi di tollerare.

23 Ottobre 2026 | 22:43
© RIPRODUZIONE RISERVATA