Continuano a destare preoccupazione i ritardi nell’accertamento della disabilità da parte delle Aziende Sanitarie Provinciali siciliane. A denunciarlo con fermezza è la CGIL di Siracusa, attraverso le parole del Segretario Generale Franco Nardi e del responsabile del dipartimento Politiche Disabilità della Confederazione, Franco Gangemi.
«Combattere con le inadempienze della burocrazia è divenuta in Sicilia una vera e propria ‘tragica passione’ che da tempo vivono le famiglie delle persone con disabilità, soprattutto gravissime – affermano Nardi e Gangemi – A farne le spese ancora una volta sono i soggetti più fragili, costretti a fronteggiare la propria disabilità in solitudine, senza sostegni e senza servizi».
Secondo i rappresentanti della CGIL, la situazione attuale risulta «crudele», mettendo a dura prova anche le famiglie più coriacee e dilatando i tempi di erogazione dei servizi socio-sanitari, assistenziali ed economici, fondamentali per il sostegno H24 ai propri cari affetti da disabilità gravissima.
La Confederazione sindacale aretusea rilancia con forza la denuncia del caso di una famiglia della provincia di Siracusa che attende da 13 mesi di essere convocata per il riconoscimento dello status di disabilità gravissima. «Ora basta», affermano Nardi e Gangemi, invitando il Governo della Regione Siciliana a prendere atto della situazione e ad agire con urgenza per tutelare i cittadini con disabilità, spesso vittime del malfunzionamento delle istituzioni e di una burocrazia inefficiente.
La CGIL chiede in particolare che venga immediatamente ricostituita la Commissione deputata alle visite mediche di accertamento, al fine di creare le condizioni per la ripresa regolare delle procedure. Inoltre, il sindacato sollecita l’Autorità Garante Regionale per la persona con disabilità a intervenire per garantire il riconoscimento dei diritti dei cittadini interessati, assicurando l’accesso ai servizi previsti dalla normativa vigente.
«La CGIL resta vicina alle persone con disabilità di Siracusa e alle loro famiglie – concludono Nardi e Gangemi – ma è indispensabile che le istituzioni assumano finalmente le proprie responsabilità».
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