Siracusa. «Basta opacità e appalti sporchi», la Cgil inchioda il Comune e rilancia il modello Napoli: «Sindaco Italia blindi le gare»

di Anthony Maria Bianca

“La legalità non si proclama, si pratica. Il tempo dei rinvii è finito”: dopo Nexus, la Cgil non concede sconti all’Amministrazione. Dalle verifiche antimafia alla tracciabilità assoluta dei flussi finanziari, dalla guerra ai subappalti incontrollati alla difesa dei salari e della sicurezza: la ricetta del sindacato per Siracusa è un pacchetto di regole stringenti che punta a impedire infiltrazioni, proteggere le imprese sane e restituire credibilità alla gestione della cosa pubblica. “Basta parole. La trasparenza è un obbligo, non una concessione”: ora la parola passa al sindaco Italia

La legalità non è una formula di rito da snocciolare durante i comizi o nelle interviste, né una spolverata di facciata da esibire all’occorrenza. È sostanza, controlli rigorosi, rottura netta con le opacità del passato.

L’ombra lunga dell’inchiesta Nexus irrompe nel dibattito politico e sociale di Siracusa con la forza d’urto di un uragano, scoperchiando un presunto sistema che l’Amministrazione comunale non potrà più far finta di ignorare. A suonare la carica sono Franco Nardi, segretario generale della Cgil di Siracusa, ed Eleonora Barbagallo, alla guida della Fillea Cgil cittadina. Il loro è un attacco frontale e incisivo che, senza cedere a giustizialismi sommi, punta dritto al cuore della gestione della cosa pubblica.

“Le vicende emerse nell’ambito del caso Nexus impongono una riflessione seria e profonda. Serve un cambio di passo immediato nella prevenzione e nel controllo degli appalti del Comune di Siracusa”, tuonano i vertici sindacali. Ferma restando la garanzia costituzionale della presunzione d’innocenza e nel pieno rispetto dell’operato della magistratura, lo scenario tracciato dagli inquirenti impone una sterzata non più rinviabile.

La tempesta giudiziaria, spiegano dalla Cgil, deve trasformarsi da ferita istituzionale ad occasione irripetibile per fondare una nuova stagione di trasparenza amministrativa.

La ricetta: importare il “modello Napoli”

La diagnosi del sindacato è impietosa, ma la terapia è già pronta sul tavolo del sindaco Francesco Italia. Per evitare che le risorse dei cittadini si trasformino nel banchetto di condizionamenti criminali o nel terreno di caccia di imprese spregiudicate, i due sindacalisti propongono di mutuarne la soluzione da chi ha già tracciato il solco: il Comune di Napoli.

Il riferimento è all’articolato Protocollo d’intesa siglato nel capoluogo campano il 20 settembre 2024. Una sinergia blindata che interviene nei gangli vitali del sistema degli affidamenti pubblici: verifiche antimafia a tappeto, tracciabilità maniacale dei flussi finanziari, stop al dumping contrattuale, stangata sui subappalti incontrollati e garanzia ferrea sui livelli occupazionali nei cambi di gestione.

Un modello virtuoso che prevede anche un Tavolo permanente di monitoraggio insieme alle parti sociali, chiamato a vigilare giorno per giorno sull’esecuzione delle opere e dei servizi pubblici.

Il prezzo occulto del massimo ribasso

“Non possiamo accettare che il sistema degli appalti pubblici diventi terreno di opacità o competizione economica giocata sulla pelle dei lavoratori”, incalzano i due segretari. Dietro la contabilità dei bandi e i ribassi d’asta esasperati, ricordano dal sindacato, non ci sono freddi numeri ma persone. Donne e uomini ricattati dalla precarietà, che vedono decurtati i propri stipendi, compressi i diritti fondamentali e spesso messi a repentaglio gli standard minimi di salute e sicurezza sui cantieri.

Per la Cgil e la Fillea Cgil, legalità e tutela del lavoro rappresentano le due facce indistinguibili della stessa medaglia: la vera legalità non può coesistere laddove si eludono i contratti collettivi nazionali o si fa cassa tagliando il costo del lavoro.

Al contempo, il sindacato chiarisce come l’iniziativa non rappresenti una caccia alle streghe indiscriminata contro il tessuto imprenditoriale: “Rafforzare la legalità significa proteggere le imprese sane dalla concorrenza sleale di chi prospera nell’irregolarità”.

L’appello diretto al sindaco Italia

L’avviso al primo cittadino Francesco Italia e alla sua giunta è chiaro e privo di diplomazie di comodo: il tempo dei rinvii e dei comunicati di circostanza è scaduto. La proposta è quella di convocare in tempi brevissimi un tavolo di confronto esteso a CGIL, CISL e UIL, alle rispettive categorie e agli organi istituzionali competenti, per varare un Protocollo comunale per la legalità, la trasparenza e la qualità del lavoro, da applicare rigorosamente anche a tutte le società partecipate del Comune.

Le richieste messe sul piatto non concedono margini di manovra: il sindacato esige un definitivo cambio di rotta che metta al bando la logica del massimo ribasso per premiare invece la qualità dell’offerta e la sostenibilità sociale.

La ricetta passa da una stretta severissima sui subappalti per sbarrare la strada alle terziarizzazioni selvagge, affiancata da clausole sociali capaci di blindare i posti di lavoro a ogni cambio di gestione. Il tutto sorretto dalla tracciabilità assoluta dei flussi economici e da verifiche preventive e stringenti sulla regolarità contributiva e retributiva delle imprese.

“Il Comune deve essere il primo garante della correttezza delle procedure, della qualità dei servizi pubblici e del rispetto dei diritti dei lavoratori”, tuonano senza mezzi termini i due sindacalisti.

Un bivio per il futuro di Siracusa

“La trasparenza non è una concessione accordata dall’alto, è un obbligo. La sicurezza non è un costo da limare per far quadrare i bilanci”, concludono con fermezza Nardi e Barbagallo, confermando la piena disponibilità della Cgil al dialogo, ma assicurando un’opposizione senza sconti qualora le istituzioni dovessero scegliere la strada della dilazione.

Siracusa si trova oggi dinanzi a un bivio storico. La vicenda Nexus ha spalancato interrogativi inquietanti sulla tenuta Democratica e contabile dell’amministrazione della cosa pubblica. Restare a guardare o limitarsi ad attendere gli esiti giudiziari sarebbe un atto di resa inaccettabile.

Trasformare lo scandalo in un punto di svolta per la tutela dei diritti, della trasparenza e della libera concorrenza è l’unica risposta politica credibile che la città attende. La palla, ora, passa irrevocabilmente al primo cittadino.

di Anthony Maria Bianca 31 Ottobre 2026 | 15:45
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