Siracusa. Truffe agli enti religiosi, otto indagati nel Siracusano: 132 episodi sotto la lente della Procura

di Redazione

Dieci persone coinvolte nell’inchiesta, otto delle quali residenti nella provincia aretusea. Contestato un presunto sistema basato su false identità e richieste di restituzione di denaro per circa 50 mila euro

Ci sarebbe un presunto sistema di raggiri ai danni di enti religiosi, distribuiti in diverse regioni italiane, al centro di un’inchiesta giudiziaria che coinvolge anche il territorio siracusano. Sono otto, infatti, le persone della provincia aretusea tra i dieci indagati nell’indagine coordinata dalla Procura di Torino, che ipotizza complessivamente 132 episodi di truffa, consumati o tentati.

Secondo la ricostruzione investigativa, i presunti autori avrebbero contattato telefonicamente oltre un centinaio di istituti religiosi, presentandosi come funzionari comunali oppure dipendenti di istituti bancari. Il pretesto utilizzato sarebbe stato quello di comunicare l’avvenuto accredito, per errore, di determinate somme di denaro, chiedendone successivamente la restituzione attraverso ricariche di carte Postepay.

Un meccanismo che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe consentito di ottenere denaro facendo leva sulla fiducia degli interlocutori e sulla credibilità delle false qualifiche dichiarate durante le telefonate.

Nei giorni scorsi, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torino, Valentina Rattazzo, ha proceduto all’interrogatorio di quattro indagati nei locali del comando provinciale della Guardia di finanza, in via Epicarmo. Si tratta di Corrado Morana e Corrada Galizia, assistiti dall’avvocato Junio Celesti; Salvatore Galizia, difeso dall’avvocato Fulvio Violo; e Francesco Riscica, rappresentato dall’avvocato David Buscema.

I quattro hanno respinto le contestazioni, negando ogni addebito. Complessivamente, le dieci persone coinvolte devono rispondere, allo stato delle ipotesi investigative, di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffe. I fatti contestati risalirebbero all’agosto del 2024.

Tra gli episodi ricostruiti dagli investigatori figura quello che avrebbe coinvolto la congregazione delle Suore Francescane dei Sacri Cuori. Una donna avrebbe contattato telefonicamente la madre superiora, qualificandosi inizialmente come un’impiegata del Comune di Sanremo. Con la giustificazione di un accredito indebito, sarebbe riuscita a ottenere la restituzione di 3 mila euro.

Un copione analogo sarebbe stato seguito nei confronti del convento di Nostra Signora di Fatima, a Roccapiemonte, che avrebbe versato 1.500 euro, oltre che in altre circostanze segnalate in differenti aree del Paese.

Il quadro delineato dalla Procura comprende 132 episodi complessivi. Soltanto tredici tentativi, secondo quanto ricostruito nell’inchiesta, non sarebbero andati a buon fine, grazie alla mancata adesione delle persone contattate. Il presunto profitto illecito sarebbe stato quantificato in circa 50 mila euro nell’arco di due anni.

L’indagine riporta così l’attenzione anche sul Siracusano, dove si concentra una parte consistente delle persone sottoposte ad accertamenti. Saranno ora gli sviluppi giudiziari a chiarire le singole posizioni e le eventuali responsabilità, nel rispetto della presunzione di innocenza fino a una sentenza definitiva.

29 Ottobre 2026 | 11:05
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