Il corpo sarebbe stato bruciato nelle campagne di Pachino

Siracusa. Omicidio di Agata Scuto, terzo processo per Rosario Palermo

di Redazione

La giovane scomparve nel 2012: secondo l’accusa, il corpo sarebbe stato bruciato nelle campagne di Pachino, in provincia di Siracusa. Dopo due condanne all’ergastolo, la Cassazione ha disposto un nuovo giudizio

Si riapre nelle aule giudiziarie la vicenda di Agata Scuto, la 22enne scomparsa nel giugno del 2012, per il cui omicidio è imputato Rosario Palermo, 65 anni, ex compagno della madre della giovane. Davanti alla Corte d’assise d’appello di Catania è iniziato il terzo passaggio processuale a carico dell’uomo, già condannato all’ergastolo sia in primo grado sia in appello.

Il nuovo giudizio arriva dopo la decisione della Corte di Cassazione che, lo scorso maggio, ha annullato con rinvio la precedente sentenza di condanna, rendendo necessario un ulteriore esame della vicenda. Agata, affetta dalla nascita da una disabilità cognitiva e da epilessia, era sparita nel nulla da Acireale, nel Catanese. Per anni le ricerche non avevano consentito di fare piena luce sulla sua sorte.

Una svolta nelle indagini era arrivata nel 2020, quando una segnalazione anonima alla trasmissione televisiva Rai Chi l’ha visto? aveva contribuito a riaccendere i riflettori sul caso. Palermo era stato arrestato nel 2022, sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori.

Secondo la ricostruzione accusatoria, l’uomo avrebbe ucciso la giovane per impedire che emergesse una presunta relazione segreta tra loro e che venisse scoperta una possibile gravidanza della ragazza. Sempre secondo l’ipotesi della Procura, dopo il delitto il corpo sarebbe stato bruciato e fatto sparire nelle campagne di Pachino, in provincia di Siracusa. I resti della giovane, tuttavia, non sono mai stati ritrovati.

L’apertura della nuova fase processuale è stata accompagnata anche da momenti di tensione nei corridoi del palazzo di giustizia catanese. Protagonisti del confronto sono stati Salvatore Scuto, padre di Agata, giunto insieme al figlio Gianluca, e Daniele Scuto, zio della vittima. Quest’ultimo avrebbe contestato al fratello la decisione di costituirsi parte civile, sollevando dubbi sulle motivazioni della richiesta. La Corte, tuttavia, non ha accolto l’istanza.

Nel corso dell’udienza, il procuratore generale Antonino Nicastro ha chiesto inoltre di approfondire gli spostamenti e i tempi di percorrenza tra l’abitazione in cui viveva Agata e le campagne di Scordia, in provincia di Catania. Si tratta di un passaggio legato alla versione fornita da Palermo, che avrebbe dichiarato di trovarsi proprio in quella zona il giorno della scomparsa della giovane.

Il nuovo processo dovrà dunque tornare a esaminare gli elementi raccolti nel corso delle indagini e i punti della vicenda che richiedono ulteriori approfondimenti, alla luce della decisione della Cassazione. Resta centrale la ricerca della verità sulla sorte di Agata Scuto, scomparsa quando aveva appena 22 anni, in un caso che coinvolge due province siciliane: quella di Catania, dove la giovane viveva, e quella di Siracusa, dove, secondo l’accusa, sarebbe stato occultato il suo corpo.

29 Ottobre 2026 | 10:52
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