Da sx: Marco Mancini, socio Gianfranco Lino, magistrato Renato Brichetti, e i consiglieri Giancarlo Bellina e Giusi Immè
Non capita spesso che un uomo che ha guidato per vent’anni gli apparati di sicurezza dello Stato si sieda davanti a un pubblico di soci e ospiti per raccontare, senza filtri istituzionali, come funziona davvero il controspionaggio in Italia. È accaduto domenica 23 agosto nella storica sede estiva del Circolo Unione di Siracusa, dove Marco Mancini ha presentato il suo libro “Le regole del gioco – Dal terrorismo alle spie russe: come il controspionaggio offensivo ha protetto gli italiani”, edito da Rizzoli. La sala si riempie oltre le aspettative: la serata diventa presto un’occasione di riflessione collettiva sulla tenuta del sistema Paese, più che una semplice presentazione editoriale.
Ad aprire i lavori è Giancarlo Bellina, consigliere delegato del Circolo, che porta il saluto del presidente Gaetano Bordone. Nel suo intervento, Bellina ricorda come il Circolo Unione affianchi da sempre alla proposta artistica e musicale estiva anche momenti di approfondimento su temi cruciali per la storia del Paese, offrendo ai soci occasioni di confronto su vicende non sempre facili da raccontare.
Con l’autore dialogano Renato Bricchetti, presidente di sezione della Corte di Cassazione ed esperto di riforme del sistema giudiziario, e il giornalista siracusano Toi Bianca, che modera l’incontro. Il tema è delicato: un mondo, quello dei servizi di intelligence, abituato alla riservatezza ma capace di incidere profondamente sulla politica e sulla sicurezza nazionale.

Al centro della conversazione c’è il concetto di ‘controspionaggio offensivo’, che Mancini rivendica come cifra distintiva della sua esperienza professionale. Non si tratta, chiarisce, di una logica aggressiva, ma di una postura anticipatoria dello Stato: agire prima che il danno si verifichi, invece di limitarsi a contenerlo una volta prodotto. È il passaggio, spiega l’autore, da una sicurezza puramente difensiva a una capacità di prevenzione strutturata.
Nel corso del dialogo, Mancini ripercorre le trasformazioni delle minacce affrontate dall’intelligence italiana negli ultimi decenni: dal terrorismo che ha segnato il Novecento fino alle più recenti reti di spionaggio riconducibili a potenze straniere, con particolare attenzione alle attività di condizionamento legate ai servizi russi. Il libro, sottolinea, nasce proprio dall’esigenza di rompere un tabù: raccontare al pubblico, per quanto possibile, come lo Stato lavora per proteggerlo, in nome di una trasparenza che rafforza la fiducia nelle istituzioni piuttosto che indebolirle.
A chiudere la serata è il firmacopie, che permette a soci e ospiti di scambiare qualche parola diretta con Mancini: un momento che restituisce dimensione umana a una figura che l’immaginario comune associa più al mistero che alla prossimità con i cittadini.
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