Siracusa. Sfiorata la tragedia, bomba in strada pronta a esplodere: scattano le indagini

di Redazione

Un ordigno rudimentale 'abbandonato', una palazzina nel mirino degli accertamenti e un possibile regolamento di conti ancora tutto da dimostrare: gli investigatori passano al setaccio rapporti, contrasti e movimenti nella zona

Poteva trasformarsi in un episodio dalle conseguenze ben più gravi. Un sacchetto di plastica abbandonato sul marciapiede di viale Tunisi, a Siracusa, conteneva infatti un rudimentale ordigno esplosivo.

A notarlo è stato un passante, che ha segnalato la presenza del sacchetto ‘sospetto’ facendo scattare gli accertamenti. Il particolare più inquietante riguarda la possibile dinamica che ha preceduto il ritrovamento.

La busta, secondo le prime informazioni raccolte, non si sarebbe trovata inizialmente nel punto in cui è stata individuata. Sarebbe stata lasciata nei pressi di una palazzina, limitrofa a via Sicilia, e successivamente spostata, probabilmente dopo essere stata colpita con un calcio.

Un gesto istintivo, apparentemente banale, che in presenza di un dispositivo esplosivo, avrebbe potuto avere conseguenze potenzialmente dannose quanto imprevedibili. L’eventuale attivazione accidentale, per fortuna, non si è verificata.

Dentro il contenitore polvere pirica e una miccia

A rendere particolarmente delicata la situazione è stato il contenuto della busta. Gli artificieri della Polizia di Stato hanno individuato un contenitore metallico al cui interno erano presenti polvere pirica e una miccia. Gli esami preliminari hanno confermato che si trattava di un manufatto artigianale dotato di capacità esplosiva.

Il dispositivo è stato quindi sottoposto agli accertamenti tecnici necessari, mentre sul posto sono proseguite le attività finalizzate a mettere in sicurezza l’area e a raccogliere i primi elementi utili all’inchiesta.

Il punto di partenza delle indagini

Ora l’attenzione degli investigatori della Squadra Mobile si sposta soprattutto sulla storia dell’ordigno prima che venisse trovato. Chi lo ha costruito? Quando è stato preparato? Dove è stato collocato per la prima volta? E soprattutto: era destinato a qualcuno? Sono queste le domande alle quali gli investigatori stanno cercando di dare una risposta.

Al momento, secondo quanto trapela dagli ambienti investigativi, non ci sarebbero elementi tali da collegare il ritrovamento a un episodio di estorsione criminale. La pista che viene esaminata con maggiore attenzione riguarda invece il contesto della palazzina davanti alla quale il dispositivo sarebbe stato inizialmente lasciato.

Si scava nei rapporti tra i residenti

Gli accertamenti stanno così entrando anche nella sfera dei rapporti personali. Eventuali dissapori, contrasti o tensioni tra gli abitanti dello stabile potrebbero rappresentare un tassello importante per comprendere il movente.

Ma gli inquirenti non sembrano escludere neppure uno scenario diverso: l’ordigno potrebbe essere stato destinato a uno degli abitanti pur essendo stato preparato e collocato da una persona estranea alla palazzina.

Per questo motivo ogni elemento viene passato al vaglio: dalle testimonianze alle circostanze del ritrovamento, fino agli accertamenti tecnici sul manufatto.

Il fatto che l’ordigno sia stato accidentalmente spostato prima della segnalazione aggiunge un ulteriore elemento alla ricostruzione. Un semplice calcio avrebbe potuto innescare una situazione di grave pericolo. Invece, l’ordigno è rimasto inesploso.

Adesso la priorità è capire chi lo abbia costruito e, soprattutto, chi fosse il destinatario. Saranno gli esami sul dispositivo e il lavoro investigativo a stabilire se dietro quella busta abbandonata a Siracusa ci sia un gesto intimidatorio, un conflitto personale o una vicenda ancora tutta da decifrare.

23 Agosto 2026 | 16:25
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