Alla fine di settembre, come da programma dell’Associazione culturale italo-tedesca di Siracusa, il presidente Giuseppe Moscatt con la moglie Enza Salomone e un comitato di soci si è recato a Wurzburg per rappresentare Siracusa assieme al dottore Rosano, presidente degli albergatori, in relazione al patto di amicizia stipulato pochi mesi fa a Siracusa. Con l’occasione l’Associazione “Dante Alighieri” di Wurzburg ha invitato l’avvocato Moscatt a parlare di Augusto Von Platen-Hallermunde (Ansbac 1796-Siracusa 1835). La relazione è stata tradotta in tedesco dalla dottoressa Sibylle Kreisel, ben nota per le sue attività culturali in Sicilia che contribuiscono a conoscere ed avvicinare i popoli attraverso l’aspetto più autentico dello spirito delle nazioni: la letteratura come prosa e poesia, la filosofia, l’arte in tutte le sue manifestazioni.
L’avvocato Moscatt ha sviluppato la sua ricerca su tre fronti presentando Augusto Von Platen come un Esule per amore. Platen tedesco. quando si rifugiò nel mito della poesia classica, Platen siciliano: morte a Siracusa. Un caso o un destino?
E’ un privilegio parlare di un poeta tedesco nella sua patria, così ha esordito il presidente dell’Acit di Siracusa nel ringraziare il presidente dottore Horst Schafer-Schuchhardt anche a nome della “Dante Alighieri” di Siracusa per averlo invitato a conversare su Augusto Von Platen e sulla sua vita e morte a Siracusa quindi della sua formazione spirituale a Wurzburg (1818) da dove fuggì verso Erlangen , università dove completò i suoi studi letterari e filosofici come assistente e amico di Schelling . L’Acit cominciò a interessarsi di Augusto Von Platen già nel 2011 quando si scoprì il poeta attraverso gli amici di Ansbach, che avevano voluto sistemare la sua tomba, che trovasi nel giardino di Villa Landolina dove sorge il Museo Archeologico “Paolo Orsi” di Siracusa che comprende anche il grandioso medagliere, e che era stato ospite del nobile Landolina appena giunto da Napoli (1835), città colpita dal colera. Così scoprimmo anche Platen, uomo e artista, attraverso il saggio di Thomas Mann (1930). Nello stesso tempo si risalì alle tante città visitate dal poeta sapientemente descritte da Volker Hoffman (2012) e ciò fu lo stimolo per indurre Mario Rubino a illustrare due “Inni” di Platen dedicati alla Sicilia e a Palermo, dalla quale pervenne a Siracusa. Inni che inducono a capire l’amore ideale per il bello, la scelta delle forme neoclassiche nonchè la sua lettura competitiva con Goethe che lo aveva inquadrato nella coeva realtà letteraria tedesca. Ma è Gunnar Och che ripropone Platen (2014) quando contraddisse (1830-1831) la critica romantica. Heine e Immernan che lo avevano ostracizzato dalla cerchia degli epigoni di Goethe perchè vacuo, omosessuale, amante delle belle forme, in ritardo rispetto ai valori romantici e per avere combattuto con l’arma della poesia per la libertà della Polonia dall’aggressione russa, prussiana e viennese, mentre guardava all’Italia liberale e ai moti carbonari di Modena e delle Marche, come si palesa nei “Polenlieder” nell’ode “Primavera italiana” (1831).
Ma quando Von Platen si avvia alla ricerca della bellezza delle forme classiche che il romanticismo aveva inquinato?
Quando a Wurzburg scoprì i suoi limiti e il difficile amore che lo allontanerà dalla Germania fino a condurlo in Italia e a Siracusa. Importante per Augusto Von Platen fu l’incontro con la cultura romantica italiana e con Giacomo Leopardi a Napoli nel salotto del principe Ranieri durante il regno di Ferdinando II, dove un gruppo di intellettuali tentava di aprire all’idea romantica europea mediandola con lo spirito classico italiano mentre avvenivano novità politiche in Francia, Belgio, in Inghilterra, in Italia con la fondazione della “Giovane Italia” di Giuseppe Mazzini e i moti per l’indipendenza dallo straniero, Rosmini si apriva a una nuova scienza morale, Tocqueville descriveva il sogno democratico americano, Leopardi pubblicava i suoi “Canti”. E nel 2315 a proposito l’Acit organizzò un incontro tra il leopardista Giuseppe Galletta e la studiosa di Augusto Von Platen Barbara Mica.
Ciò permise di scoprire Platen rispettoso dell’illustre poeta italiano trovando nel “Diario” una misurata lode (1834). Un periodo anche testimoniato da Benedetto Croce che tradusse le “Massime per la Vita” (1886) e altre tracce restano nel “Diario” e nella corrispondenza con l’amico Schulz nelle quali raccontano le loro visite a Leopardi, i loro dialoghi classici, e dalle quali si evince la loro diversità religiosa: naturalista e materialista l’uno, quanto cristiano e credente l’altro in una provvidenza che guida il creato verso la salvezza, cioè la cultura del bello e del sublime che conforterà fino alla morte lo spirito del poeta e la sua tragedia personale, che lo condusse all’esilio, divenendo un’isola intellettuale, malgrado la concezione epica del Carducci, detenendolo unico poeta europeo, che secondo l’analisi del Landolfi proposta dall’Acit nel 2017, rimarrà la nostra pietra deposta sulla tomba di Augusto Von Platen-Hallermunde al quale Siracusa ha dedicato la via che costeggia Villa Landolina a perenne memoria del suo passaggio attualizzandolo di continuo per la sua arte poetica, espressione della sua sensibilità d’animo e un monito costante su certi meschini preconcetti e pregiudizi che derivati da spietati indottrinamenti religiosi offendono l’umanità, la vita.
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