Siracusa. Aeroporti: «Il piano B di Scerra dimentica Siracusa, dove il progetto esiste da vent’anni»

di Redazione

L’attività del vulcano torna a mettere in crisi Fontanarossa e riapre il dibattito sulla fragilità della rete aeroportuale: Scerra chiede di rafforzare Comiso come scalo complementare mentre da Siracusa arriva un altro tassello, il rilancio del progetto Archimede per costruire una rete a tre poli

L’attività dell’Etna torna a mettere sotto pressione il sistema aeroportuale della Sicilia orientale e riapre una questione che, a ogni emergenza, torna puntualmente d’attualità: la necessità di una rete capace di assorbire gli effetti delle interruzioni o delle limitazioni operative dello scalo di Catania.

Per il parlamentare M5S e Questore della Camera Filippo Scerra, «non possiamo continuare a considerare imprevedibile ciò che accade periodicamente: l’Etna è una condizione strutturale e serve un vero piano B».

Secondo Scerra, la soluzione passa dal potenziamento dell’aeroporto di Comiso, che non deve essere considerato uno scalo secondario da utilizzare solo nelle emergenze, ma parte integrante della rete aeroportuale siciliana.

«Comiso va rafforzato nell’ordinario, aumentando rotte, traffico, servizi e capacità operativa – sostiene Scerra – così da poter diventare una reale valvola di sicurezza quando Fontanarossa è costretto a ridurre l’attività».

Il parlamentare propone anche procedure e slot di emergenza già programmati, insieme a Enac, compagnie aeree e gestori aeroportuali, oltre a collegamenti terrestri rapidi tra Catania e Comiso. L’obiettivo è distribuire parte dei voli senza trasferire integralmente l’operatività di Fontanarossa.

«Catania deve restare il principale scalo – conclude Scerra – ma Comiso deve essere messo nelle condizioni di crescere e svolgere una funzione complementare. Un vero piano B non si improvvisa durante un’emergenza: si costruisce prima».

Sull’emergenza Etna la necessità di un «piano B per il sistema aeroportuale siciliano»

La proposta avanzata dall’on. Scerra, nato a Catania ma eletto nel M5S a Siracusa, è calzante e coglie nel segno quando definisce l’Etna una ‘condizione strutturale’ e non un imprevisto, e quando denuncia un sistema aeroportuale che continua a farsi trovare impreparato ad ogni risveglio del vulcano.

È invece sulla configurazione della possibile rete alternativa che emerge una posizione diversa. Il piano B che propone, incentrato esclusivamente su un rilancio di Comiso, dimentica un tassello che la politica siracusana conosce bene da oltre vent’anni».

A Siracusa esiste infatti un progetto di aeroporto turistico di terzo livello, l’Archimede, con tre studi di fattibilità depositati in Comune durante l’amministrazione Bufardeci, un’area già individuata nel PRG e persino una società costituita per realizzarlo. Un progetto mai avviato non per carenza tecnica, ma per la stessa discontinuità amministrativa che lo stesso Scerra denuncia a proposito di Comiso: ‘tutto cambia perché nulla cambi’.

Se quello scalo fosse stato realizzato, oggi la Sicilia orientale avrebbe una terza gamba su cui appoggiarsi nei momenti di crisi di Fontanarossa. Non avrebbe cancellato l’impatto di un’eruzione, ma ne avrebbe certamente attenuato le conseguenze, distribuendo passeggeri e voli su tre scali anziché scaricare tutto il peso su due. Non un’alternativa a Comiso, ma un tassello complementare – tanto più utile considerando che lo stesso Comiso, pur in fase di potenziamento stradale verso Ragusa e Catania, resta poco collegato con la Sicilia occidentale”.

Il tema non è Comiso sì o Comiso no: è smettere di pensare per singole infrastrutture e cominciare a costruire, negli anni, una vera rete aeroportuale a tre poli. Una cosa, però, appare evidente: alla prossima emergenza legata all’Etna, la domanda non sarà più se il vulcano potrà tornare a condizionare Fontanarossa, ma quanto il sistema aeroportuale sarà stato preparato per affrontarne le conseguenze, con la differenza che stavolta nessuno potrà dire di non essere stato avvertito.

10 Agosto 2026 | 09:05
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