Lino Romano, il maestro. Di scienze matematiche, di giornalismo e di vita. Nessuno meglio di lui riusciva a vedere i “pro” e i “contro” di una prestazione, e la seguitissima rubrica che prestigiosamente resse fino alla sua scomparsa era denominata “chiaroscuri in tinta azzurra”. In essa venivano analizzati i lati positivi e i lati negativi della partita appena disputata, perché – soleva dire – a prescindere dal risultato, alla fine, per esprimere un giudizio, bisogna fare la conta dei segni “più” e “meno”. E questa storia dei segni “più” e “meno” è affiorata al fischio finale di Siracusa-Bisceglie, col Siracusa che usciva vincitore dopo aver rischiato di regalare un punto ai nerazzurri pugliesi, arrivati al De Simone con questo solo proposito. E per raggiungere questo obiettivo, l’aspetto curioso era stato che anziché erigere le barricate, come si usava un tempo, avevano escogitato il sistema del pressing alto, co i due attaccanti e il trequartista in veste di guastatori allorché il Siracusa tentava di ripartire.
E il giochetto stava per riuscire se il mister non si fosse ricordato, meglio tardi che mai, di avere in panchina una “new entry”, quel Russini che gli avrebbe tolto le castagne dal fuoco con le sue accelerazioni sulla sinistra, l’unico lato sguarnito dello schieramento ospite. E da lì cominciarono ad arrivare infatti tutti i pericoli per il guardiapali ospite che pochi minuti dopo si doveva arrendere al guizzo vincente di Emanuele Catania. Tutto chiaro per chi considerò benvenuta la sostituzione, tutto oscuro per chi la considerò tardiva anche se l’effetto era stato poi quello sperato. Ma la divergenza di opinioni non si fermò a questa semplice considerazione. Com’era possibile che una compagine spigolosa ma abbordabile come il Bisceglie resistesse alla grande a un Siracusa che pur nella sua attuale mediocrità gli era stato sicuramente superiore? A questo secondo chiaroscuro avrebbe potuto rispondere lo stesso titolare della fortunata rubrica settimanale con uno dei suoi famosi aforismi, quello che “a giocare bene bisogna essere in due”. E il Siracusa invece si trovò da solo a tentare di offrire uno spettacolo quanto meno decente. E in quanto al gioco? Arriverà. Quando non si sa.
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