Siracusa. Rivolta in carcere, 30 detenuti occupano un blocco: 5 ore di emergenza, un agente ferito

di Anthony Maria Bianca

Cavadonna finisce nuovamente al centro dell’allarme carceri: circa trenta detenuti avrebbero occupato il blocco 10 dopo che quattro reclusi sarebbero riusciti a sottrarre le chiavi a un poliziotto. Per ore la situazione sarebbe rimasta fuori controllo e, per ristabilire le condizioni di sicurezza, è stato necessario mobilitare rinforzi provenienti da quattro diversi istituti penitenziari

Il campanello d’allarme suona ancora una volta a Cavadonna. Nel carcere siracusano si sarebbe consumata una nuova, pesante situazione di tensione, con un reparto finito sotto il controllo dei detenuti e un dispiegamento straordinario di agenti necessario per riportare la situazione alla normalità.

A denunciare l’episodio è il CNPP-SPP. Secondo la ricostruzione fornita dal vice segretario generale Aldo Di Giacomo e dal segretario regionale Domenico Del Grosso, tutto sarebbe iniziato quando quattro detenuti sarebbero riusciti a sottrarre le chiavi a un poliziotto penitenziario. Da lì, la situazione sarebbe rapidamente precipitata: circa trenta reclusi avrebbero occupato il blocco 10, trasformando una protesta in un’emergenza di sicurezza.

Nell’emergenza ferito un agente

Per circa cinque ore l’istituto sarebbe rimasto alle prese con una situazione particolarmente delicata. A rendere ancora più difficile la gestione dell’episodio, secondo il sindacato, la presenza in servizio di appena una decina di agenti.

A quel punto è scattata la mobilitazione. Per rafforzare il dispositivo di sicurezza sono stati chiamati poliziotti da altri quattro istituti: Noto, Caltagirone, Brucoli e Ragusa. Un ricorso ai rinforzi che ha consentito di riportare gradualmente la situazione sotto controllo, ma che per il sindacato rappresenta soprattutto la fotografia delle fragilità con cui gli agenti sono costretti a fare i conti.

Nel corso delle ore più concitate si sarebbe verificato anche un episodio all’interno dell’infermeria. Un detenuto avrebbe danneggiato alcune suppellettili e, durante le fasi dell’emergenza, un agente sarebbe rimasto ferito.

Il CNPP-SPP alza quindi il livello della denuncia. Per i rappresentanti sindacali non si può archiviare quanto accaduto come l’ennesimo episodio di agitazione carceraria. Il punto, sostengono Di Giacomo e Del Grosso, è un altro: se un gruppo di detenuti riesce a entrare in possesso delle chiavi di un agente, occupare un intero blocco e costringere l’amministrazione a mobilitare personale da quattro diversi istituti, significa che per diverse ore il sistema di sicurezza è stato messo seriamente alla prova.

Il sindacato mette inoltre un confine netto tra il diritto dei detenuti a manifestare le proprie ragioni e il superamento delle regole. Le proteste, viene sottolineato, devono essere ascoltate e gestite secondo quanto previsto dall’ordinamento. Ma non possono diventare il lasciapassare per impadronirsi di un reparto, sottrarre strumenti di sicurezza al personale o impedire agli agenti di esercitare le proprie funzioni.

Sovraffollamento di detenuti e carenze di poliziotti

Dietro l’episodio, secondo il CNPP-SPP, c’è però una questione ancora più pesante: quella dei numeri. A Cavadonna, stando ai dati citati dall’organizzazione, ci sarebbero 721 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 545 posti. Sul versante degli agenti, invece, gli effettivi sarebbero 266 contro i 310 previsti dall’organico.

Il conto è presto fatto: 176 detenuti in più rispetto alla capienza e 44 poliziotti in meno rispetto alla dotazione prevista. È proprio questo squilibrio, secondo il sindacato, a rendere ogni emergenza potenzialmente esplosiva. Un carcere sovraffollato e contemporaneamente sottodimensionato sul piano del personale lascia agli agenti margini sempre più stretti per prevenire e contenere le situazioni critiche.

Cavadonna, nella lettura del CNPP-SPP, diventa così qualcosa di più di un caso locale. È il riflesso di una difficoltà che attraverserebbe il sistema penitenziario italiano: aggressioni, proteste, incendi, telefoni cellulari introdotti negli istituti, rifiuti di rientrare nelle celle e reparti sempre più complessi da gestire.

La richiesta al ministero: “Intevenire subito in modo strutturale”

E c’è un’immagine che, più di altre, sintetizza la denuncia del sindacato: per affrontare l’emergenza di un carcere si devono svuotare di uomini altri istituti. Non è un vero rinforzo, sostengono i rappresentanti del CNPP-SPP. È un problema che viene semplicemente spostato qualche chilometro più in là.

Da qui la richiesta al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e al Ministero della Giustizia: intervenire senza attendere un nuovo episodio e rafforzare in modo strutturale l’organico della Polizia penitenziaria.

Perché il problema, conclude il sindacato, non può essere risolto ogni volta contando su chi arriverà da un altro carcere. La sicurezza di un istituto, soprattutto nei momenti di crisi, non può dipendere dalla disponibilità occasionale di agenti presi in prestito altrove.

di Anthony Maria Bianca 24 Agosto 2026 | 11:56
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