Editoriale aeroporto

Siracusa tradita: ecco le prove del sabotaggio

di Redazione

Il Rogito che ha ucciso il nostro futuro. Forniamo la prova del reato qui pubblicata. Il Rogito dell’Aeroporto e il ‘patto’ per svenderci a Catania

Non è un esercizio di nostalgia, né una suggestione elettorale da dare in pasto ai lettori distratti. È una questione di dignità, di numeri e di un futuro che era già stato scritto, firmato e pagato, ma che qualcuno ha deciso di stracciare nel chiuso di una stanza di Palazzo. C’è stato un tempo, poco più di vent’anni fa, in cui Siracusa aveva smesso di guardare a Catania con il cappello in mano. Era la stagione della giunta guidata da Titti Bufardeci, un periodo in cui la città provava a uscire dalle secche dell’ordinaria amministrazione per darsi un respiro internazionale. In quel contesto nacque l’idea dell’Aeroporto Turistico di Siracusa: non un’opera faraonica figlia del delirio di grandezza, ma un’infrastruttura di terzo livello, studiata scientificamente per intercettare il segmento più ricco del turismo globale.

Il sottoscritto in qualità di Consulente incaricato a titolo gratuito dal sindaco Titti Bufardeci che ha creduto nella mia idea, ho vissuto otto anni in “trincea”. Soddisfatto di aver portato su un piatto d’argento un progetto realizzabile anche con una società ‘disponibile’.

Sono stati anni fatti di viaggi a Roma, di confronti serrati con i tecnici dell’ENAC, di analisi dei venti e di studi di impatto ambientale che non lasciavano nulla al caso. Abbiamo prodotto ben tre studi di fattibilità per dimostrare che quel sedime meraviglioso, già individuato nel Piano Regolatore Generale dal Consiglio Comunale, era la “pista” perfetta per il decollo della nostra economia. Il progetto prevedeva una pista modulare, inizialmente di 1.400-1.600 metri, estendibile fino a 3 chilometri – una lunghezza paragonabile a quella di Malpensa – capace di accogliere un transito potenziale di oltre un milione di passeggeri. Una struttura che avrebbe trasformato Siracusa in un hub complementare e non solo succursale.

Il Corpo del Reato: l’atto Notarile Costanza

Per chi oggi parla di “libri dei sogni”, ci sono le carte a cantare la verità. Il progetto non rimase confinato nelle slide di una conferenza stampa. Arrivammo nello studio del notaio Costanza per sancire la nascita della “Aeroporti Spa”. Il Comune di Siracusa non era un semplice spettatore, ma un socio protagonista con il 49% delle quote. Per suggellare quell’impegno, l’amministrazione Bufardeci versò 50.000 euro di capitale iniziale. Soldi veri, usciti dalle tasche dei siracusani per finanziare un investimento strategico. Eravamo pronti: c’era la società, c’era il terreno approvato, c’era il piano industriale.

Poi, il sabotaggio. Con l’avvento della giunta successiva, guidata da Roberto Visentin, quello che era un fiore all’occhiello divenne improvvisamente un peso morto. Senza una spiegazione tecnica logica, la società fu messa in liquidazione. I 50.000 euro dei cittadini evaporarono nei costi della burocrazia della chiusura. Perché uccidere un progetto che aveva già superato lo scoglio del notaio e dei finanziamenti? La risposta non è tecnica, è puramente politica, e ci riporta drammaticamente ai giorni nostri.

La Voce della Città: la lettera di Alberto

Mentre riordinavo la matassa di questi fatti, mi è tornata tra le mani una lettera impolverata, giunta in redazione qualche tempo fa dal nostro affezionato lettore Alberto, alias «aretuseofiero». Una nota che oggi, alla luce del mio Manifesto, acquista un valore profetico. Alberto scrive: «Visti i pesanti disagi che vivono i viaggiatori a Fontanarossa, dirottati su aeroporti mal collegati o distanti migliaia di chilometri, disagi che sarebbero stati evitati se a 60 km più a sud di Catania ci fosse stato un altro aeroporto alternativo, ha intenzione di tornare alla carica con il progetto? È oggi più che mai necessario».

Caro Alberto, la tua domanda è il cuore del problema. Quei disagi che descrivi sono il frutto di una scelta deliberata: quella di mantenere Siracusa in uno stato di “vassallaggio” verso Catania. Un aeroporto a Siracusa è sempre stato “vietato” dai signori del sistema catanese, guidati da Raffaele Lombardo, che non accettano concorrenza nel proprio giardino di casa. E la politica siracusana attuale, capeggiata dal regista Giuseppe Carta e dal sindaco Francesco Italia, ha accettato questo diktat in silenzio.

Siracusa Colonia: Il paradosso della Sac

Il caso dell’aeroporto è lo specchio del potere attuale. Siracusa possiede, tramite Provincia e Camera di Commercio, il 25% delle quote della SAC (l’aeroporto di Catania). Un quarto di quella torta è roba nostra. Eppure, contiamo meno di zero. Recentemente abbiamo assistito allo scempio del veto di Lombardo alla nomina di un siracusano nel consiglio SAC, preferendo indicare un catanese. E cosa hanno fatto i “colonnelli” di casa nostra? Hanno chinato la testa. Giuseppe Carta non può e non vuole accettare un aeroporto a Siracusa perché questo disturberebbe il suo mentore catanese. Preferisce gestire l’ordinario, le poltrone delle ex Province e la successione di un’amministrazione, quella di Italia, che ha già tracciato la rotta del declino.

Conclusione: oltre l’ordinario

Oggi la politica ci propone nuovi nomi, come quello dell’assessore Marco Zappulla o le manovre del centrosinistra con Massimo Milazzo. Ma sono nomi inseriti in un sistema che ha già deciso di non disturbare i manovratori. Il mio appello alla città è chiaro: vogliamo continuare a essere la periferia di Catania, subendo i disagi di Fontanarossa e vedendo i nostri milioni della rada di Santa Panagia sparire nel sistema di Augusta, o vogliamo riprendere in mano quel fascicolo notarile?

Siracusa ha bisogno di una guida che abbia il “Quid”, che conosca i progetti e che abbia il coraggio di dire “no” ai patti di sottomissione. L’aeroporto non è morto: è stato solo addormentato da chi teme la nostra indipendenza. È tempo di svegliarsi e di tornare a volare.

«Ai Siracusani piace essere presi per il Culo?»

«Diciamocelo chiaramente, senza ipocrisie da salotto. A guardare il silenzio assordante che ha accompagnato la liquidazione dell’Aeroporto Spa, a vedere come accettiamo che Catania decida chi deve sedere nelle nostre poltrone della SAC, sorge un dubbio atroce: ma ai siracusani piace essere presi per il culo? Fino a questo momento ci è sembrato di si.

Perché se hai un progetto pronto, un notaio che firma e 50.000 euro dei tuoi soldi già versati, e permetti che una giunta liquidi tutto per non disturbare i manovratori catanesi, allora delle due l’una: o sei complice, o sei rassegnato.

E la rassegnazione, a Siracusa, è diventata la forma più subdola di complicità.

19 Marzo 2026 | 10:27
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