L’eleganza che Siracusa merita: un nuovo ingresso

di Giuseppe Bianca

Il 7 agosto è stata protocollata la prima mozione ufficiale sul tema: ora tocca a tutto il Consiglio, senza distinzione di gruppo, portarla a compimento

Realizziamo un ingresso elegante, all’altezza di una Siracusa che oggi non ce l’ha. Ricordiamo l’ingresso nord dalla Targia, dove fu eliminato un troncone di cavalcavia che lo rendeva quantomeno dignitoso; e l’ingresso sud da via Elorina, che dà l’impressione di un paesino, proseguendo poi nell’asfittica via Columba e infine nell’imbuto a due corsie di viale Paolo Orsi, che di viale non ha più nulla. Con questa opportunità, Siracusa potrebbe finalmente realizzare un ingresso degno di questo nome: elegante, luminoso anche di notte, all’altezza di una città che vive di turismo e di cultura.

Come raccontiamo in cronaca in questa edizione, una prima mozione sul nuovo collegamento viario tra la statale 124 e viale Epipoli è ormai agli atti del Consiglio comunale. Dopo mesi in cui la questione era rimasta affidata a editoriali e osservazioni tecniche, qualcosa — finalmente, e nero su bianco — si è mosso nelle sedi che contano. Ed è proprio perché è successo davvero, e non più solo nelle intenzioni, che vale la pena scrivere queste righe: non per rivendicare un merito, non per schierarsi con l’uno o con l’altro gruppo consiliare, ma per ricordare a tutti — maggioranza e opposizione, senza distinzione di bandiera — che da qui in avanti la responsabilità di questa vicenda è collettiva.

Un problema che non ha colore politico

Vale la pena ripeterlo, perché è il cuore di tutta la vicenda: viale Paolo Orsi e il nodo via Columba-via Ermocrate non sono un problema di parte. Sono l’imbuto quotidiano in cui si incontrano, ogni mattina, gli automobilisti che arrivano dall’autostrada, da Floridia, da Solarino, dalle contrade marine. Sono la paralisi che si aggrava ogni estate, quando alla mole di traffico ordinario si somma quella degli spettacoli classici. È un disagio che non chiede a chi vota il cittadino che resta fermo in coda, e non dovrebbe importare a chi lo affronta in Consiglio comunale.

Anche il Gruppo consiliare Fratelli d’Italia ha annunciato, nelle scorse settimane, una propria iniziativa sulla stessa opera, a oggi ancora attesa in Consiglio: un segnale che il tema è sentito trasversalmente, non materia di una sola sigla. Il rischio, in queste situazioni, è sempre lo stesso: che la buona battaglia si areni sulla domanda sbagliata, “chi se la intesta”. Chiediamo con questo editoriale che quella domanda resti fuori dall’aula, e che ogni gruppo che ha a cuore il tema porti il proprio contributo al protocollo, ad affiancare chi si è già mosso, non a fargli concorrenza.

Cosa chiediamo, con questo editoriale, a chi siederà in aula a fine mese

Nessuna riga di questo giornale ha mai preteso di indicare la soluzione tecnica definitiva — servono uno studio di fattibilità serio, un rilievo geotecnico puntuale, un chiarimento formale sulla competenza tra Comune e ANAS, prima di poter parlare di un progetto vero. Ma la richiesta che rivolgiamo a tutto il Consiglio comunale, maggioranza compresa, è più semplice e più urgente: che quello studio venga finalmente commissionato, e che l’amministrazione si impegni pubblicamente a farlo, senza che il tema si perda di nuovo nei tempi morti della politica cittadina — quegli stessi tempi che, non lo dimentichiamo, hanno tenuto via Elorina ridotta a una mulattiera per anni prima di vedere un semplice asfalto.

Un obiettivo che resta valido, e una rete che va oltre il singolo collegamento

Vale la pena ribadirlo con chiarezza: resta validissimo l’obiettivo principale, cioè bypassare completamente viale Paolo Orsi e decongestionare la zona del Cimitero, per convogliare i flussi extraurbani e delle contrade direttamente nella parte alta della città. Ma il valore della nuova strada non si esaurisce nel solo tratto tra il curvone della SS124 e viale Epipoli: quella rotatoria terminale aprirebbe di fatto un collegamento verso Villaggio Miano, Belvedere, via prof. Vittorio Guardo, la Traversa Pizzuta, via Monti, via Romano e via Piazza Armerina, fino ad arrivare a viale Scala Greca — una direttrice che attraversa buona parte della città alta, non un semplice raccordo locale.

C’è poi un beneficio che va oltre il traffico ordinario, e che meriterebbe da solo l’attenzione dell’amministrazione: una strada di questo tipo velocizzerebbe sensibilmente gli interventi delle forze dell’ordine e dei soccorsi — Polizia di Stato, Vigili del Fuoco, e la futura nuova Caserma dei Carabinieri — che potrebbero raggiungere in pochi minuti la zona sud della città, e viceversa, in caso di emergenza.

A questo si aggiunge un elemento che, da solo, dovrebbe bastare a mettere d’accordo l’intero Consiglio comunale: il futuro nuovo ospedale di Siracusa sorgerà proprio in contrada Tremilia, a ridosso dell’autostrada Siracusa-Catania — la stessa zona da cui, come abbiamo raccontato fin dal primo articolo, converge buona parte del traffico che oggi si riversa sul curvone della statale 124. Una struttura Dea di secondo livello da 438 posti letto, un investimento da oltre 400 milioni di euro già finanziato, con apertura del cantiere attesa tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo: il nuovo ospedale sarà, nei fatti, a un passo dal punto di partenza della bretella. Collegare quel nodo direttamente alla parte alta della città, senza passare per l’imbuto di viale Paolo Orsi, significa minuti risparmiati nei trasferimenti sanitari d’urgenza — e in un pronto soccorso di massima complessità, quei minuti pesano quanto qualsiasi altro argomento tecnico messo finora sul tavolo. Un vantaggio che vale la pena mettere nero su bianco tra gli argomenti a sostegno dell’opera: a volte, come si dice, la soluzione più utile è anche la più semplice da vedere, se solo la si guarda con l’attenzione giusta.

Non solo la nuova strada: anche il tratto esistente ha bisogno di dignità

C’è un ultimo tassello che il progetto, da solo, non risolve, e che varrebbe la pena mettere nella stessa agenda: il tratto che va dalla nuova rotatoria d’ingresso fino alla doppia rotatoria di via Paolo Orsi-via Columba, passando davanti al Cimitero degli Inglesi e al Cimitero monumentale di Siracusa, resta oggi un biglietto da visita che non rende giustizia alla città. Anche ammesso e concesso che la nuova bretella riesca a intercettare buona parte del traffico proveniente dall’autostrada, quel tratto continuerà a essere percorso da chi deve raggiungere i cimiteri stessi, i quartieri limitrofi e la parte finale di viale Paolo Orsi. Riqualificarlo — marciapiedi, illuminazione, decoro urbano, sistemazione del manto stradale — dovrebbe far parte dello stesso pacchetto di interventi richiesto in Consiglio, non restare un’incompiuta lasciata per un’altra legislatura: un ingresso elegante non può fermarsi a metà strada.

Il ruolo di chi ha sollevato per primo il problema

Questo giornale segue e sostiene questa battaglia da settimane, con una serie di approfondimenti tecnici che hanno mostrato ai lettori, dati alla mano — dislivelli, costi, competenze istituzionali — la fattibilità reale di un’opera che fino a poco fa sembrava solo un’intuizione. Vederla oggi arrivare, nero su bianco, in un atto ufficiale del Consiglio comunale non è un caso: è la prova che il giornalismo di prossimità, quando si mette al servizio di un problema concreto della città, può ancora incidere sul dibattito pubblico.

Siracusa ha bisogno di un ingresso degno di una città che vive di turismo e di cultura, non di un ennesimo dossier che si arena tra una legislatura e l’altra. Una mozione è già agli atti. Ora tocca a tutto il Consiglio comunale, senza eccezioni, non farla fermare di nuovo.

 

di Giuseppe Bianca 10 Agosto 2026 | 09:20
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