Le amministrative di Siracusa del 2027 rischiano di essere molto più di una semplice competizione per la successione a Francesco Italia.
La posta in gioco, infatti, potrebbe riguardare contemporaneamente il futuro politico della città e una parte degli equilibri che attraversano il centrodestra siciliano. Per questo motivo, la campagna elettorale potrebbe iniziare ben prima della presentazione ufficiale delle liste e delle candidature, in una fase nella quale i partiti stanno ancora misurando rapporti di forza, ambizioni personali e possibili alleanze.
Il quadro è inevitabilmente ancora fluido. Non esiste una griglia definitiva e molti dei nomi che oggi circolano potrebbero cambiare posizione, ritirarsi dalla competizione oppure ritrovarsi, in un secondo momento, a sostenere candidati diversi da quelli inizialmente immaginati. Tuttavia, proprio questa fase preliminare consente di leggere le direttrici lungo le quali potrebbe svilupparsi la sfida per Palazzo Vermexio.
E in questo scenario la partita siracusana potrebbe essere influenzata anche da ciò che accadrà a Palermo, dagli equilibri che si determineranno all’interno della coalizione di centrodestra e dagli accordi che i partiti saranno chiamati a definire sulle principali amministrazioni locali.
Il centrodestra e la prima partita: chi sceglierà il candidato?
È probabilmente questo il primo interrogativo destinato a pesare sulla competizione. Se il centrodestra dovesse riuscire a presentarsi compatto, la scelta del candidato diventerebbe il risultato di una trattativa nella quale ciascun partito proverà a far valere il proprio peso.
Se invece dovessero prevalere le divisioni, Siracusa potrebbe ritrovarsi davanti a una competizione nella quale più candidature riconducibili alla stessa area politica si contendono il medesimo elettorato.
Edgardo Bandiera vanta una lunga esperienza politica e istituzionale, una precedente candidatura a sindaco e una conoscenza diretta della macchina comunale. Ma oggi è anche vicesindaco e assessore della giunta guidata da Francesco Italia e, proprio per questo, il suo eventuale ritorno in campo dovrà inevitabilmente fare i conti con un bilancio amministrativo che presenta luci e ombre.
La sua posizione politica è stata infatti strettamente intrecciata, negli ultimi anni, alla maggioranza che ha sostenuto l’amministrazione Italia. Una collocazione che può rappresentare un punto di forza sul piano dell’esperienza, ma anche un elemento di criticità per chi, nel centrodestra e nell’area civica, punta a costruire una proposta di discontinuità rispetto all’attuale governo della città.
Tra le questioni che pesano sulla valutazione dell’esperienza amministrativa c’è anche quella del mercato ittico, diventato negli anni uno dei simboli delle difficoltà nel trasformare progetti e investimenti in strutture realmente capaci di produrre risultati e servizi per la città. È su temi come questo che, in un’eventuale campagna elettorale, a Bandiera potrebbe essere chiesto conto delle scelte compiute e del rapporto politico con l’amministrazione di cui continua a fare parte. Anche la sua esperienza elettorale del 2023 rappresenta un elemento tutt’altro che secondario. In quella tornata Bandiera scelse di correre fuori da Forza Italia.
Fratelli d’Italia guarda a Siracusa
Un altro scenario possibile riguarda Fratelli d’Italia. Se negli accordi regionali della coalizione dovesse affermarsi un criterio di compensazione nella scelta dei candidati nei principali comuni, Siracusa potrebbe diventare una delle amministrazioni rivendicate dal partito di Giorgia Meloni. Non si tratta di una decisione già assunta e, al momento, ogni previsione resta prematura; politicamente, tuttavia, sarebbe uno scenario tutt’altro che inatteso.
In quel caso, il nome di Paolo Cavallaro potrebbe assumere un rilievo particolare. Una sua eventuale candidatura avrebbe infatti una valenza che andrebbe oltre la dimensione personale: sarebbe la candidatura espressione diretta di Fratelli d’Italia e, dunque, il banco di prova della capacità del partito di convincere gli alleati a convergere su una propria scelta.
È qui che la trattativa potrebbe diventare articolata. Perché un conto è rivendicare una candidatura, un altro è riuscire a trasformarla nella candidatura dell’intero centrodestra. Forza Italia, le componenti autonomiste, le forze moderate e civiche e le altre realtà che orbitano nell’area dovrebbero decidere se accettare una leadership unanime oppure tentare di costruire un’alternativa.
Nella partita del centrodestra, il nome di Luca Cannata merita un capitolo a parte. Il suo ruolo va infatti oltre quello di un big di partito: il suo peso politico e la sua capacità di incidere sugli equilibri del territorio rendono le sue scelte un passaggio tutt’altro che secondario nella costruzione della strategia di coalizione.
Cannata potrebbe essere uno degli interlocutori decisivi nel confronto sulla candidatura a sindaco, soprattutto qualora Fratelli d’Italia dovesse rivendicare per sé la scelta del candidato. In quel caso, la questione non sarebbe soltanto individuare un nome, ma verificare la possibilità di trasformarlo in una candidatura realmente condivisa.
Ed è proprio qui che si aprirebbe il nodo politico più delicato. Il centrodestra siracusano riuscirà a presentarsi compatto attorno a un unico candidato oppure le diverse componenti preferiranno preservare la propria autonomia, correndo con candidature distinte?
Cannata, in questo senso, potrebbe avere un ruolo cruciale nella ricerca di una sintesi. La vera partita, dunque, non riguarda soltanto il nome del candidato, ma il modello politico con cui il centrodestra intenderà affrontare le amministrative del 2027.
Grande Sicilia: la rosa di nomi
C’è Grande Sicilia, erede dell’Mpa di Raffaele Lombardo. E c’è soprattutto Enzo Vinciullo, oggi commissario provinciale del movimento, che dispone di una conoscenza politica del territorio costruita in molti anni e di una rete di rapporti che non può essere ignorata. Vinciullo potrebbe essere candidato personalmente oppure svolgere un ruolo decisivo nella costruzione della proposta politica di Grande Sicilia. Ed è proprio questa distinzione a rendere interessante un’altra ipotesi: la possibilità che il movimento scelga un candidato diverso, espressione della propria area politica.
In questo quadro entrerebbe certamente il nome di Giuseppe Assenza, figura vicina al presidente della Commissione Ars Giuseppe Carta e oggi impegnata in un ruolo importante in Aretusacque. Assenza è stato assessore comunale e presidente dell’Asi in quota Forza Italia e sarebbe quindi benvoluto dall’area dell’ex ministro Prestigiacomo.
Sarebbe quella di Assenza una candidatura diversa da quella di Vinciullo: meno legata alla storia politica tradizionale e più riconducibile a un profilo amministrativo e gestionale. Resta in corsa Marco Zappulla, assessore ai servizi sociali in quota Bonafede, che rappresenta invece un profilo più giovane.
Se questa ipotesi prendesse corpo, il centrodestra potrebbe trovarsi davanti a una scelta tutt’altro che semplice: un candidato FdI da una parte e una candidatura autonoma di Grande Sicilia dall’altra.
E quando un’area politica si divide, non sempre è il candidato più forte a vincere. A volte è semplicemente quello che riesce a perdere meno voti.
Controcorrente e la possibilità di una nuova aggregazione
Fuori dagli schemi tradizionali si colloca Controcorrente, il movimento guidato da Ismaele La Vardera, che ha costruito un proprio spazio politico autonomo rispetto ai principali schieramenti. A Siracusa il riferimento territoriale che emerge dalle fonti più recenti è Sebastiano “Sebi” Musco, indicato come rappresentante del Faro 2 di Controcorrente Siracusa. La domanda che riguarda Siracusa è se Controcorrente sceglierà di presentarsi con un proprio candidato oppure se, come appare possibile in uno scenario caratterizzato da una forte frammentazione, proverà a entrare in una coalizione civica più ampia.
La seconda opzione sarebbe politicamente particolarmente interessante perché potrebbe aprire un dialogo con una figura autonoma rispetto ai partiti tradizionali. Ed è proprio in questo spazio che potrebbe inserirsi il cosiddetto Mister X.
L’area Vannacci e il rischio della frammentazione
Anche l’area riconducibile a Roberto Vannacci potrebbe avere un ruolo nella dinamica del primo turno. Se Futuro Nazionale dovesse decidere di presentarsi autonomamente alle amministrative, una parte dell’elettorato conservatore potrebbe scegliere una strada distinta rispetto a quella indicata dal centrodestra ufficiale. Giuseppe Giganti referente del Comitato costituente “Futuro Nazionale – Siracusa 227”
In una competizione altamente frammentata non sarebbe necessario ottenere un risultato elettorale straordinario per incidere sulla corsa. Anche una percentuale relativamente contenuta potrebbe sottrarre voti ai principali schieramenti e, soprattutto, contribuire a determinare quali candidati riusciranno a conquistare l’accesso al ballottaggio.
È uno degli elementi che rendono difficile oggi prevedere il perimetro della sfida.
Il centrosinistra e il nodo dell’unità
Sul fronte opposto, il centrosinistra dovrà affrontare una questione altrettanto delicata: riuscire a presentarsi unito.
Il nome di Massimo Milazzo è tra quelli da considerare, ma la candidatura sarà soltanto uno degli elementi della strategia. La vera sfida sarà costruire una coalizione capace di evitare quella frammentazione che ha caratterizzato il quadro politico cittadino.
Il precedente del 2023 dovrebbe rappresentare un riferimento importante. Il primo turno fotografò una competizione molto articolata, nella quale numerosi candidati si contesero il consenso cittadino; il ballottaggio dimostrò poi quanto rapidamente potessero cambiare gli equilibri quando la scelta si riduce a due alternative.
È una dinamica che potrebbe ripetersi anche nel 2027: il primo turno potrebbe misurare la forza dei singoli schieramenti, mentre il secondo potrebbe aprire una partita completamente diversa, nella quale diventerebbero determinanti gli elettori delle aree rimaste escluse dalla sfida finale.
La grande incognita: che cosa resterà dell’area di Francesco Italia?
A completare il quadro c’è l’area politica costruita attorno all’amministrazione di Francesco Italia.
Se il sindaco uscente non dovesse essere nuovamente candidato, sarà necessario capire quanto del consenso ottenuto nel 2023 sia legato alla sua figura personale e quanto, invece, sia riconducibile alla rete civica e amministrativa costruita negli anni di governo della città.
Potrebbe emergere un candidato interno all’attuale area amministrativa, potrebbe nascere una nuova lista civica oppure il consenso potrebbe disperdersi tra più proposte.
La risposta a questa domanda potrebbe modificare sensibilmente gli equilibri del primo turno.
Poi c’è Mister X
In uno scenario già ricco di nomi e possibili candidature, esiste però una variabile completamente diversa: quella di Mister X.
Il termine, naturalmente, non identifica uno sconosciuto né presuppone necessariamente un nome tenuto segreto. Al contrario, l’ipotesi sarebbe quella di una figura conosciuta in città, con una storia professionale e personale riconoscibile, una profonda conoscenza delle dinamiche siracusane e una credibilità tale da poter parlare a mondi politici differenti.
La vera caratteristica di Mister X sarebbe l’autonomia. Non un candidato costruito da un partito. Non l’espressione di una corrente. Non il risultato di un compromesso tra gruppi politici.
Piuttosto, una figura capace di mettere la propria esperienza a disposizione della città attraverso una lista civica autonoma, mantenendo la libertà di dialogare con tutti senza appartenere necessariamente a nessuno.
Non sarebbe, quindi, una candidatura “contro” il centrodestra o “contro” il centrosinistra. E nemmeno necessariamente una candidatura contro i partiti.
Sarebbe, semmai, una candidatura che prova a collocarsi oltre gli schieramenti, con l’ambizione di intercettare quel segmento di elettorato che non si riconosce più nelle tradizionali appartenenze.
La grande coalizione civica
Se una figura con queste caratteristiche decidesse realmente di scendere in campo, il progetto potrebbe rapidamente superare i confini della singola lista civica.
Potrebbe diventare il punto di aggregazione di una coalizione trasversale, capace di coinvolgere professionisti, imprenditori, rappresentanti delle categorie produttive, giovani, associazioni, amministratori e cittadini provenienti da esperienze politiche differenti.
La differenza, in questo caso, sarebbe sostanziale: non una semplice sommatoria di liste, ma una squadra costruita attorno a un progetto amministrativo.
Il concetto potrebbe essere riassunto nell’idea di un “governo di salute pubblica per Siracusa”, inteso non come risposta a una situazione emergenziale, ma come tentativo di costruire una classe dirigente nella quale le competenze prevalgano sulle appartenenze e la qualità delle scelte amministrative venga prima delle logiche di corrente.
Un’amministrazione nella quale un assessorato non rappresenti un premio politico, ma una responsabilità; nella quale il confronto tra maggioranza e opposizione possa essere duro, ma non necessariamente trasformato in una guerra permanente; nella quale il criterio principale per scegliere chi governa sia la capacità di affrontare i problemi della città.
La sfida della visione
Una candidatura civica, tuttavia, non potrebbe reggersi soltanto sull’idea di essere “diversa” dai partiti. Per diventare competitiva dovrebbe offrire una visione precisa di Siracusa.
La città avrebbe bisogno di interrogarsi sul proprio futuro industriale e turistico, sulla qualità delle infrastrutture, sul porto, sulla mobilità, sulle periferie, sulla gestione dell’acqua e dei rifiuti, sulla rigenerazione urbana, sulla cultura, sull’università, sullo sport e, soprattutto, sulla capacità di creare opportunità concrete per le nuove generazioni.
Servirebbe una proposta ambiziosa, ma realistica; capace di guardare ai prossimi dieci o vent’anni senza perdere di vista i problemi quotidiani.
Perché la differenza tra una promessa elettorale e una visione politica sta proprio qui: la prima indica ciò che si vorrebbe fare, la seconda spiega dove si vuole portare una città e attraverso quali strumenti.
Non contro qualcuno, ma per Siracusa
È probabilmente questa la vera forza potenziale di un progetto civico trasversale: non presentarsi come la candidatura della rottura, ma come quella della ricomposizione.
Ricomporre mondi che oggi appaiono distanti, riportare attorno allo stesso tavolo persone provenienti da esperienze differenti e convincere sensibilità politiche diverse che esiste un interesse superiore alle appartenenze: quello della città.
Una sfida difficile, perché una candidatura autonoma dovrebbe riuscire a costruire consenso senza poter contare sulle strutture organizzative dei grandi partiti. Ma proprio questa difficoltà potrebbe trasformarsi nel suo principale elemento di attrazione, soprattutto se il quadro politico dovesse arrivare al 2027 fortemente frammentato.
Il 2027 è lontano, ma la partita è già iniziata
Da qui ad allora molte cose potranno cambiare. Le candidature potranno essere ritirate o rilanciate, gli accordi potranno saltare, i partiti potranno modificare le proprie strategie e nuovi protagonisti potrebbero entrare in scena.
Il centrodestra potrebbe trovare una sintesi oppure arrivare diviso all’appuntamento elettorale. Il centrosinistra potrebbe costruire una coalizione unitaria o riproporre una pluralità di candidature. Controcorrente potrebbe scegliere la corsa autonoma oppure aderire a un progetto civico più largo. L’area Vannacci potrebbe decidere di correre separatamente e incidere sulla composizione del primo turno.
Edy Bandiera potrebbe tornare in campo, mentre l’area riconducibile a Francesco Italia dovrà decidere come preservare, se possibile, il patrimonio politico e amministrativo costruito negli anni.
Ma una cosa appare già evidente: la corsa per Palazzo Vermexio non comincerà con la presentazione ufficiale delle liste. La partita politica è già iniziata. E potrebbe non essere una semplice sfida tra centrodestra e centrosinistra.
Potrebbe diventare una competizione tra due idee diverse di rappresentanza: da una parte chi ritiene che la conquista di Palazzo Vermexio debba passare attraverso gli schieramenti tradizionali; dall’altra chi proverà a costruire una proposta capace di superare, almeno in parte, la logica delle appartenenze.
È in questo spazio che Mister X potrebbe assumere un peso decisivo. Perché se una figura conosciuta, credibile e autonoma decidesse davvero di mettere la propria esperienza al servizio della città, non sarebbe semplicemente un altro nome da aggiungere alla lista dei candidati.
Potrebbe diventare il nome attorno al quale quella stessa lista sarebbe costretta a riorganizzarsi. E a quel punto la domanda destinata ad accompagnare la corsa verso il 2027 non sarebbe soltanto chi sarà il prossimo sindaco di Siracusa.
La domanda più profonda sarebbe un’altra: quanto sarà disposto l’elettorato siracusano a premiare un progetto nel quale la città venga prima dei partiti?
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