Siracusa. Torti inaccettabili: Sanità al disastro e politici venduti

di Giuseppe Bianca

Siracusa, motore economico della Sicilia ma periferia sanitaria e politica: tra silenzi, propaganda e sudditanza istituzionale

Non è più soltanto una crisi amministrativa. È il fallimento di un’intera filiera istituzionale. La sanità siracusana è precipitata in una condizione di stallo che non può più essere nascosta dietro formule di rito o giustificazioni burocratiche. Qui non si tratta di un ritardo tecnico: qui c’è una responsabilità politica evidente, soprattutto a livello regionale. E c’è un territorio che paga, produce, contribuisce, ma non riceve in cambio ciò che gli spetta.
L’ASP di Siracusa continua a operare in regime straordinario sotto la guida di Chiara Serpieri, ma la gestione commissariale non ha impresso quella svolta attesa. I sindacati parlano di immobilismo, le associazioni denunciano carenze strutturali, il territorio percepisce una paralisi amministrativa che si traduce in liste d’attesa infinite e servizi ridotti all’osso.
Il nuovo ospedale resta il simbolo più evidente di questa impasse. La proroga dell’incarico al commissario Guido Monteforte avrebbe dovuto garantire continuità operativa. Ma la posa della prima pietra è ancora lontana, mentre la copertura finanziaria dell’opera non risulta completamente assicurata. Intanto i cittadini continuano a curarsi in strutture che il tempo ha reso inadeguate, sostenute più dalla professionalità degli operatori che dalla qualità delle infrastrutture.
E mentre Siracusa attende risposte concrete, la politica regionale appare distante anni luce, quasi indifferente, cioè Forza Italia. La sensazione diffusa è che la classe dirigente siracusana consideri questa provincia una variabile secondaria, un dossier tra i tanti, non una priorità strategica. Perché l’impressione diffusa è quella di una classe politica regionale totalmente disinteressata al destino sanitario di Siracusa. Un territorio che pesa elettoralmente, certo, ma che nei fatti viene trattato come una periferia amministrativa sacrificabile.

I vertici regionali intervengono a parole, ma nei fatti non imprimono alcuna accelerazione decisiva.
Eppure, vogliamo ricordarlo con forza: la provincia di Siracusa non è una periferia marginale. Con l’insediamento del polo petrolchimico di Priolo Gargallo, che costituisce una delle aree industriali più grandi d’Europa, questo territorio contribuisce in maniera significativa al PIL regionale. Qui si concentra una parte rilevante della produzione industriale siciliana. Qui si generano entrate fiscali importanti. Qui si sostiene, con il lavoro e con l’impatto ambientale che ne deriva, una quota consistente dell’economia dell’isola.
Siracusa partecipa in modo sostanziale alle casse regionali. E cosa riceve in cambio? Strutture sanitarie obsolete, cantieri eternamente rinviati, programmazioni incerte. È un torto inaccettabile sotto tutti i punti di vista: economico, sociale, morale.
Un territorio che sopporta il peso ambientale di un’area industriale imponente dovrebbe essere compensato con servizi sanitari d’eccellenza, con presìdi moderni, con investimenti strutturali adeguati al rischio sanitario potenziale che un simile contesto comporta. Invece, la provincia si ritrova a rincorrere ciò che altrove viene considerato normale amministrazione.
Anche il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Case di Comunità, medicina territoriale rafforzata, nuove infrastrutture. Ma senza chiarezza sui tempi, sulle ubicazioni, sul personale da impiegare, il rischio concreto è quello di costruire scatole vuote. E la responsabilità ultima di vigilare e pretendere risultati ricade sulla politica regionale, che invece appare spettatrice passiva.

Nel frattempo, la vicenda del nuovo ospedale diventa terreno di propaganda. Anche il sindaco di Priolo Gargallo, Pippo Gianni, interviene pubblicamente sulla questione, in un clima che spesso sembra più orientato alla visibilità che alla sostanza. Ma la salute non può essere materia da campagna permanente. Non può essere strumentalizzata.
E mentre si moltiplicano dichiarazioni e polemiche, resta pesante il silenzio del sindaco di Siracusa, Francesco Italia, che per legge è autorità sanitaria locale. La normativa attribuisce al primo cittadino funzioni precise in materia di tutela della salute pubblica. In una fase così critica, il ruolo del sindaco dovrebbe essere centrale: sollecitare, coordinare, pretendere risposte dalla Regione e dall’ASP. Non restare defilato. Eppure la normativa – dal Regio Decreto del 1934 alla legge 833 del 1978, fino al Testo Unico degli Enti Locali – attribuisce al primo cittadino funzioni precise in materia sanitaria. Non è un ruolo ornamentale. È un presidio istituzionale fondamentale.
Siracusa oggi vive una doppia frustrazione come quella del sindaco. Da un lato produce ricchezza e contribuisce in modo determinante all’economia siciliana. Dall’altro viene trattata come una provincia di serie B sul piano sanitario e non solo. È una contraddizione che non può più essere ignorata.

La salute pubblica non è un capitolo accessorio di bilancio. È il primo indicatore di civiltà istituzionale. Se la Regione continua a sottovalutare il grido che sale da questo territorio, la frattura tra cittadini e istituzioni diventerà insanabile.
E mentre Siracusa perde pezzi strategici, cala un silenzio che sa di resa. La vicenda della rappresentanza nel consiglio di amministrazione della SAC è l’ennesimo schiaffo istituzionale a questo territorio.
Davanti all’onorevole Raffaele Lombardo, il sindaco di Sortino Vincenzo Parlato abbraccia con entusiasmo il presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa, proprio colui che ha ceduto a Lombardo il posto spettante a Siracusa nel Cda dell’aeroporto di Catania. Un posto che rappresentava peso politico, voce, dignità territoriale. Giansiracusa non eletto dai siracusani ma con elezioni di seconda, dalla presunta cricca.
Siracusa fuori. Catania dentro. E tutti zitti.
Zitti Francesco Italia, zitti Carlo Auteri, zitti Carlo Gilistro, zitti Riccardo Gennuso, zitti Giuseppe Carta, esponente politico organico all’area che fa capo a Lombardo. Nessuna indignazione pubblica. Nessuna difesa dell’autonomia siracusana. Nessuna rivendicazione.
È questo il livello della classe dirigente siracusana? Accettare senza fiatare che il territorio venga progressivamente marginalizzato nei luoghi decisionali che contano?
E allora la domanda diventa inevitabile: è sudditanza politica o semplice irrilevanza? Perché quando si perde rappresentanza nei gangli strategici dell’economia regionale e nessuno protesta, il messaggio che passa è devastante: Siracusa può essere sacrificata.
Non è la prima volta. La memoria corre alla stagione in cui l’area politica riconducibile a Lombardo si oppose al rigassificatore promosso da Erg e Shell. Oggi Siracusa sarebbe stata l’eldorado in Italia. Anche allora si parlò di sviluppo mancato, di occasioni perse.
Oggi la storia sembra ripetersi: un territorio che contribuisce in modo determinante al PIL regionale, che ospita uno dei poli industriali più grandi d’Europa, che sostiene un peso ambientale enorme, viene trattato come periferia silenziosa. Produce ricchezza, ma non decide. Versa risorse, ma non conta.
E mentre la sanità arranca, il nuovo ospedale resta fermo, la politica siracusana sembra incapace di alzare la voce, sarebbe venduta ai poteri forti palermitani con Gennuso filo dipendente di Schifani e Carta co Lombardo. Non uno scatto d’orgoglio. Non una presa di posizione forte contro la marginalizzazione. Solo fotografie, abbracci e dichiarazioni di circostanza. L’ignobilia umana, la vergogna.
La verità è brutale: Siracusa non è vittima del destino. È vittima della debolezza della propria rappresentanza politica. E finché chi dovrebbe difenderla preferirà il silenzio alla battaglia istituzionale, questo territorio continuerà a essere trattato come una colonia amministrativa. La sanità è solo il sintomo più doloroso. Il problema è molto più profondo. Ed è tutto politico. Finché questo non accadrà, il torto subito da questa provincia resterà una ferita sempre aperta. E non basteranno passerelle o comunicati per rimarginarla. Perché qui non si tratta di visibilità politica. Si tratta di dignità.
E la dignità di un territorio non può essere sacrificata sull’altare dell’indifferenza regionale e sulla palese servitù a Catania. Inclusi i social network locali, il giudizio è pressoché unanime e spietato.
I cittadini e associazioni come Federconsumatori descrivono una provincia abbandonata dalla politica palermitana e dal Comune di Siracusa, sindaco Italia in testa.
La gestione del Commissario Straordinario Chiara Serpieri è attualmente “sotto assedio”: i sindacati lamentano relazioni inesistenti e una paralisi amministrativa.

di Giuseppe Bianca 22 Febbraio 2026 | 23:37
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