Siracusa sull’orlo del voto: giochi di potere, ambizioni personali e silenzi colpevoli

di Giuseppe Bianca

Dal referendum nazionale agli equilibri del Vermexio: se Roma accelera, il capoluogo rischia di pagare il prezzo più alto tra trasformismi, candidature calate dall’alto e a Siracusa opposizioni evanescenti

C’è un filo rosso, teso e sempre più fragile, che lega i palazzi romani ai corridoi del Vermexio. Un filo che oggi vibra sotto la pressione di una politica nazionale in pieno movimento e che, prima o poi, scaricherà tutta la sua tensione anche su Siracusa. Chi continua a raccontare la scena locale come un teatrino isolato, chiuso nei propri riti stanchi, finge di non vedere che la vera partita si sta giocando altrove. E che potrebbe arrivare qui molto prima di quanto si immagini.

La scadenza naturale della legislatura, fissata per l’autunno del 2027, resta formalmente lì, come un orizzonte lontano e rassicurante. Ma la politica, quando fiuta il vento favorevole, non aspetta l’orologio. Lo anticipa. Lo forza. Lo manipola. E gli indizi che circolano nei palazzi romani parlano chiaro: il voto potrebbe essere anticipato, forse già alla prossima primavera, se non addirittura prima. Tutto ruota attorno al referendum di marzo sulla magistratura, banco di prova non solo giuridico ma eminentemente politico.

Se la presidente del Consiglio dovesse ottenere un’affermazione netta, travolgente, difficilmente resisterebbe alla tentazione di capitalizzare immediatamente quel consenso. La storia recente insegna che l’“onda lunga” di una vittoria referendaria può trasformarsi in un trampolino perfetto per rinnovare il Parlamento, cogliendo di sorpresa un centrosinistra ancora privo di una leadership unitaria e riconosciuta. In quel caso, il ritorno alle urne diventerebbe una scelta quasi obbligata. E gli effetti collaterali si riverserebbero inevitabilmente sui territori.

Siracusa non farebbe eccezione. Anzi, per certi versi sarebbe uno dei primi campi di battaglia. Perché nel capoluogo aretuseo le ambizioni personali si intrecciano con gli equilibri nazionali in modo più evidente di quanto si voglia ammettere. Se il sindaco Francesco Italia decidesse di tentare la scalata verso Montecitorio o Palazzo Madama, la legge sarebbe chiara: dimissioni obbligatorie e ritorno anticipato al voto amministrativo.

Un’ipotesi tutt’altro che peregrina. Perché la possibilità di un seggio nazionale, in un momento in cui le liste verrebbero composte con un sistema proporzionale puro e bloccato, rappresenta un’occasione irripetibile per chi dispone di relazioni e canali consolidati. Il nuovo impianto elettorale, abolendo i collegi uninominali e cancellando le preferenze, consegna ai vertici di partito il potere assoluto di decidere chi entrerà in Parlamento. L’elettore potrà barrare un simbolo, ma non scegliere il nome. I candidati diventeranno pedine in una scacchiera decisa altrove.

Ed è qui che la questione si fa spinosa. Con quale casacca potrebbe presentarsi Italia? L’ipotesi più accreditata porta verso Carlo Calenda, leader di Azione, che potrebbe stringere un’intesa con il centrodestra o con Forza Italia. Sullo sfondo, l’ombra lunga di Raffaele Lombardo, regista silenzioso di molte operazioni politiche siciliane, capace di muovere fili senza mai esporsi davvero.

La prima opzione appare più plausibile, ma non priva di ostacoli. I posti in lista saranno pochi, blindati, e riservati ai fedelissimi. E non è certo un mistero che Italia non sia mai stato un militante organico né di Azione né di Forza Italia. Tuttavia, i suoi rapporti consolidati in ambienti economici e politici del Nord potrebbero giocare un ruolo decisivo, magari scompaginando le ambizioni di altri aspiranti candidati come Carta o Ternullo. In un sistema a liste bloccate, il peso personale si misura non nelle piazze ma nelle segreterie.

Se davvero il sindaco dovesse compiere il salto, la città si troverebbe catapultata in una campagna elettorale anticipata, in un clima già appesantito da tensioni e sospetti. E a quel punto, chi si farebbe avanti per la successione?

Il primo nome che circola con insistenza è quello di Marco Zappulla, attuale assessore ai servizi sociali, considerato vicino al sindaco di Melilli e sostenuto da ambienti che guardano con favore a una continuità amministrativa. Abile nel muoversi in un contesto privo di una vera opposizione strutturata, Zappulla ha finora beneficiato di un consiglio comunale che appare più impegnato a galleggiare che a controllare.

Eppure le ombre non mancano. Le segnalazioni che arrivano su inefficienze e ritardi nei servizi sociali sono numerose. I temi dell’infanzia, delle politiche giovanili, del contrasto alla dispersione scolastica e alla diffusione delle droghe restano drammaticamente sullo sfondo. Ancora più delicata la questione dei fondi destinati al “Dopo di Noi”: che fine hanno fatto? Siracusa è davvero in regola con i pagamenti? Perché il garante per i disabili tarda a essere insediato nonostante ripetuti avvisi pubblici? Domande che attendono risposte chiare e documentate, non dichiarazioni di circostanza.

In alternativa, prende corpo la candidatura di Peppe Assenza, figura dalle mille relazioni trasversali. Ex consigliere comunale di Forza Italia, assessore nelle giunte di Titti Bufardeci, vicino a personalità come Stefania Prestigiacomo e Riccardo Gennuso, Assenza rappresenterebbe una candidatura di equilibrio, ma anche di forte continuità con le logiche di potere tradizionali. Il suo sponsor più determinato sarebbe proprio Lombardo, interessato ad avere al Vermexio un interlocutore affidabile.

Altri nomi restano sullo sfondo. Enzo Vinciullo ambirebbe a un ruolo di primo piano, ma le sue quotazioni sembrano in calo. Non verrebbe ritenuto abbastanza allineato alle direttive dei nuovi equilibri regionali. E così, mentre il centrodestra continua a dilaniarsi in rivalità interne, il Partito Democratico appare incapace di costruire un’opposizione incisiva e riconoscibile.

Il caso che ha visto protagonista Corrado Bonfanti, bocciato in modo clamoroso nel consiglio di amministrazione del Cumo dai sindaci di Avola, Noto, Rosolini e Portopalo, segna uno spartiacque. La mossa del deputato nazionale Luca Cannata ha dimostrato che le imposizioni dall’alto non sempre passano indisturbate. E le ripercussioni potrebbero estendersi a macchia d’olio, soprattutto nel capoluogo dove gli equilibri interni a Forza Italia restano fragili.

Nel centrosinistra il quadro non è più rassicurante. L’assenza di organismi pienamente riconosciuti e condivisi nel Pd alimenta l’idea di un partito sospeso, incapace di incidere davvero. Eppure proprio dalle difficoltà altrui potrebbe nascere un’opportunità: la marginalizzazione di Bonfanti potrebbe aprire spazi inattesi per Bruno Marziano, interessato alla guida di Noto.

Siracusa, intanto, resta in una pericolosa zona grigia. Senza un’opposizione forte, senza un dibattito pubblico all’altezza delle sfide, con un consiglio comunale che troppo spesso appare acquiescente. Se Roma accelera, il Vermexio sarà costretto a correre. Ma correre verso dove? Verso un ricambio autentico o verso l’ennesima spartizione di potere tra pochi noti?

La sensazione è che la città stia vivendo una calma apparente. Sotto la superficie, però, le correnti si muovono rapide. E quando il voto arriverà — anticipato o meno — non basteranno i sorrisi di circostanza a nascondere anni di scelte mancate, controlli deboli e ambizioni personali travestite da interesse pubblico. Siracusa merita di più di una semplice pedina nelle strategie nazionali. Merita trasparenza, confronto vero e una classe dirigente capace di assumersi responsabilità, non di rincorrere opportunità.

di Giuseppe Bianca 01 Marzo 2026 | 23:42
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