Siracusa. Mistero dei Bronzi di Riace, nuove indagini a Brucoli: ipotesi choc dagli studiosi, verità nascosta per 2 mila anni

di Redazione

Prima trafugati e nascosti da organizzazioni criminali, poi venduti all'estero. Testimonianze e ricostruzioni tornano al centro dell’attenzione, archeologia e intelligence tecnologica si incontrano nei fondali del Siracusano, dove il passato potrebbe emergere in forme inattese

Individuare nei fondali della Sicilia sud-orientale nuove aree di interesse archeologico e ambientale. È questo l’obiettivo del ‘Progetto pilota per la ricerca sistematica in acque profonde‘, realizzato dalla Regione Siciliana nell’ambito della collaborazione tra la Soprintendenza del Mare e Arpa Sicilia, le cui prime indagini hanno preso il via questa mattina.

Gli interventi di mappatura e ricerca interesseranno varie zone lungo le coste dell’Isola, a profondità comprese tra i 50 e i 150 metri di profondità.

Nuove indagini a Brucoli per chiarire il mistero dei Bronzi di Riace

Saranno impiegate tecnologie d’avanguardia, quali Side scan sonar (SSS), Multi beam echo sounder (MBES) e veicoli subacquei telecomandati (ROV), che consentiranno di verificare, attraverso metodologie aggiornate e innovative, le numerose segnalazioni e ricostruzioni avanzate nel corso degli anni, contribuendo anche a fare chiarezza su uno dei più noti casi dell’archeologia subacquea mediterranea: un focus particolare, infatti, riguarderà il tratto costiero di Brucoli, nel Siracusano, area da tempo al centro dell’interesse storico-archeologico per alcune ipotesi sulla possibile provenienza dei celebri Bronzi di Riace.

Il coordinamento scientifico delle operazioni è affidato all’archeologo Roberto La Rocca, che condurrà le attività assieme ai team tecnici delle due istituzioni. Ma che cosa è il ‘mistero’ dei Bronzi di Riace che con questo programma di ricerche si potrebbe svelare una volta per tutte? Nell’autunno scorso, uno studio firmato da 15 studiosi di sei università italiane ha sostenuto che i due capolavori sarebbero stati per due millenni in fondali differenti da quelli di Riace (in Calabria) e compatibili, invece, con quelli di Brucoli in Sicilia. Da lì, sarebbero stati trafugati e nascosti da organizzazioni criminali nel mare della Calabria dove vennero scoperti prima di essere venduti all’estero. Alcuni testimoni ancora in vita avrebbero detto che le statue erano state ripescate nel 1968 dai fondali di Brucoli ad 80 metri di profondità.

“Queste indagini – dice l’assessore regionale ai Beni culturali e all’identità siciliana Francesco Paolo Scarpinato – segnano un salto di qualità nell’approccio alla conoscenza del patrimonio sommerso. L’integrazione tra competenze archeologiche, tecnologie avanzate e monitoraggio ambientale consente, per la prima volta, una lettura interdisciplinare e su larga scala dei fondali siciliani, anche grazie al contributo di Arpa Sicilia”.

Le attività si inseriscono, infatti, nel quadro dell’accordo operativo tra l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente e la Soprintendenza del Mare, volto allo sviluppo di programmi di ricerca integrata per la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale marino.

“Una sinergia che rafforza la tutela e apre a nuove prospettive di ricerca, restituendo centralità al mare come archivio della nostra storia”, commenta il soprintendente del Mare Ennio Turco.

22 Aprile 2026 | 20:10
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