Mentre il resto d’Italia prova faticosamente a risalire la china e a ricucire le ferite della sanità pubblica, la Sicilia sceglie di marciare in direzione ostinata e contraria. Verso il baratro.
A certificarlo non sono semplici percezioni di cittadini esasperati, ma i numeri spietati dell’ultimo bollettino dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari (AGENAS). Un quadro impietoso che vede l’Isola in totale controtendenza rispetto alla media nazionale: nei primi nove mesi del 2026, i tempi per ottenere una visita o un esame non solo non sono migliorati, ma si sono drammaticamente allungati.
I dati regionali parlano chiaro: la copertura delle visite garantite nei tempi previsti è crollata dall’86,6% a un misero 77,8%, ben distante da quel 90% che definirebbe un servizio dignitoso. Per gli esami diagnostici la musica non cambia: dal 75,5% al 72,3%. Ma se la Sicilia piange, la provincia di Siracusa non ride affatto. Anzi, si trova al centro di un vero e proprio corto circuito sistemico fatto di disservizi, illusioni ottiche e una gestione della trasparenza che lascia sul campo solo macerie e pazienti indignati.
A scoperchiare il vaso di Pandora è Franco Nardi, segretario generale della Cgil di Siracusa, che senza mezzi termini punta il dito contro l’Azienda Sanitaria Provinciale: “Il recente bollettino AGENAS sulle liste di attesa a livello nazionale conferma una tendenza al miglioramento. Una delle poche regioni in controtendenza è la Sicilia, dove si ha invece un peggioramento tra i periodi confrontati”.
Nel mirino l’Asp aretusea: mancata garanzia e trasparenza
Un peggioramento che, come evidenzia Nardi, per le prime visite riguarda tutte le classi di priorità (con un’unica e risibile eccezione per la classe U) e che fa precipitare la garanzia delle prestazioni ben al di sotto dei livelli di guardia. Ma la denuncia del sindacalista va oltre la semplice carenza di posti: investe direttamente le modalità con cui l’ASP della provincia aretusea comunica i propri dati.
“Per l’ASP di Siracusa il problema è duplice: non solo una mancata garanzia, ma anche una questione di Trasparenza – incalza il segretario della Cgil – L’Azienda sanitaria siracusana pubblica sul suo sito solo la prima disponibilità per ogni prestazione; prima disponibilità che si riferisce ad uno qualsiasi degli erogatori dell’intera provincia. Può trattarsi di una Struttura di Lentini così come di Pachino. Non è possibile sapere quali sono i tempi di attesa nelle altre strutture provinciali. Si tratta di un vero e proprio inganno”.
Il meccanismo descritto è infatti di una perversione burocratica raffinata. Apparentemente l’ASP sembra garantire tempi d’attesa accettabili, ma la realtà dei numeri settimanali – che tengono conto di tutti gli erogatori e non solo della prima disponibilità – mostra percentuali di garanzia per la classe “B” (quella con il maggior numero di richieste) che crollano persino sotto il 50%, come nella settimana dal 19 al 25 ottobre dove si è toccato il fondo con un misero 42,8%.
Attese anche di un anno per una visita: palese negazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (Lea)
Gli esempi citati dal sindacato sembrano tratti da un bollettino di guerra: 182 giorni di attesa per un’esofagogastroduodenoscopia che dovrebbe essere erogata entro 10 giorni, o una visita di chirurgia vascolare a 333 giorni a fronte del medesimo limite di legge.
“È palese che un cittadino con difficoltà di spostamento, se vuole effettuare la prestazione di cui ha bisogno, deve necessariamente recarsi nella sede dove l’azienda offre la prima disponibilità, che potrebbe essere distante anche 50 km – spiega Nardi – In alternativa, deve attendere tempi più lunghi, rivolgersi a pagamento al privato o allo specialista in libera professione, o ancora, rinunciarvi come avviene sempre più spesso”.
Ed è qui che al danno si unisce la beffa. Il cittadino che rifiuta la prima disponibilità per l’impossibilità di percorrere decine di chilometri cade in una trappola normativa: “Se il cittadino rinuncia alla prima disponibilità non può più accedere al ‘Percorso di Tutela’ che gli consentirebbe di effettuare la prestazione a pagamento ma con successivo rimborso”.
Siamo di fronte a una “palese negazione dei Livelli Essenziali di Assistenza”. Per questo la CGIL alza la voce e presenta un pacchetto di richieste immediate all’ASP di Siracusa: pubblicare interamente le liste d’attesa di tutte le strutture, limitare l’ambito di garanzia al distretto di residenza anziché all’intera provincia e modificare le regole del Percorso di Tutela per consentire il rimborso anche a chi rifiuta la prima disponibilità se il centro più vicino non garantisce i tempi massimi di legge.
Il tempo delle giustificazioni e delle manovre contabili è scaduto. La salute dei cittadini non può essere trasformata in una roulette russa sulla mappa stradale della provincia di Siracusa.
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