Siracusa. Art. 23 mai più! Sicilia, da Siracusa parte la battaglia per i diritti previdenziali degli ex lavoratori

di Redazione

Al convegno provinciale illustrata la proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dei contributi previdenziali degli ex lavoratori socialmente utili. L'obiettivo è raggiungere 50 mila firme e coinvolgere i precari siciliani e del Mezzogiorno

Una battaglia di dignità, prima ancora che previdenziale, per migliaia di lavoratori che rischiano di arrivare alla pensione con un assegno mensile compreso tra 500 e 600 euro. È questo il tema al centro del convegno provinciale del Comitato “Art. 23 mai più! Sicilia”, che si è svolto sabato pomeriggio nella Basilica Santuario Madonna delle Lacrime di Siracusa.

L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto sulla condizione degli ex lavoratori appartenenti al bacino dei lavori socialmente utili previgenti, disciplinati dall’articolo 23 della legge 11 marzo 1988, n. 67, impegnati nei progetti di utilità collettiva a partire dal 1989 e fino alla stipula del primo contratto di lavoro subordinato a termine.

Al centro dell’incontro la proposta di legge di iniziativa popolare che il Comitato intende presentare al Parlamento italiano per ottenere il riconoscimento dei periodi lavorativi non adeguatamente coperti dal punto di vista contributivo.

Daniele Maccarrone

MACCARRONE: «UNA BATTAGLIA DI DIGNITÀ»

A spiegare le ragioni dell’iniziativa è stato

, vicepresidente del Comitato, che ha sottolineato la dimensione sociale del problema.

«Il nostro è un problema sociale enorme. Quella che stiamo affrontando è una battaglia di dignità per moltissimi lavoratori siciliani che rischiano di andare in pensione con un importo che si aggira intorno ai 500-600 euro, se non si interviene con una norma legislativa».

Maccarrone ha ricordato che l’iniziativa nasce anche dall’impegno portato avanti da Giovanni Savoca, presidente del Comitato, che ha affrontato la questione davanti a un organismo europeo, ottenendo una pronuncia ritenuta fondamentale per sostenere la rivendicazione dei lavoratori.

Da qui l’appello rivolto a tutti gli ex lavoratori interessati affinché aderiscano all’iniziativa, contribuiscano alla raccolta delle sottoscrizioni e sostengano la proposta di legge popolare.

Giovanni Savoca

SAVOCA: «VOGLIAMO IL RICONOSCIMENTO DEI NOSTRI DIRITTI»

Giovanni Savoca ha ripercorso le tappe della vicenda, soffermandosi sulla pronuncia del Comitato europeo dei diritti sociali (CEDS), ottenuta nel 2022, che secondo il presidente rappresenta un passaggio importante nella richiesta di riconoscimento dei diritti previdenziali.

«Questa iniziativa popolare nasce da una pronuncia che ha indotto lo Stato a produrre una norma che ci garantisca una pensione dignitosa. Ma ancora oggi non vediamo i risultati», ha spiegato Savoca.

Il problema riguarda soprattutto il mancato riconoscimento di una parte significativa della contribuzione maturata durante gli anni di attività.

«Noi siamo lavoratori dal 1989 e, soprattutto, gli anni che vanno dal 1989 al 1995 non ci sono mai stati considerati. Dal 1995 in poi, fino alla sottoscrizione del primo contratto, risultano invece contributi figurativi validi per il calcolo, ma non per la misura della pensione. In sostanza, hanno un valore pari a zero ai fini dell’importo dell’assegno».

Una situazione che, secondo Savoca, rischia di determinare condizioni di grave difficoltà economica per gli interessati, con trattamenti pensionistici persino inferiori alla pensione sociale.

L’OBIETTIVO: 50 MILA FIRME PER ARRIVARE IN PARLAMENTO

La proposta del Comitato punta a coinvolgere l’intera platea dei lavoratori precari siciliani e ad allargare la mobilitazione anche agli ex lavoratori delle regioni dell’Italia meridionale interessati dall’articolo 23 della legge 67 del 1988.

L’obiettivo dichiarato è raggiungere le 50 mila firme necessarie per presentare la proposta di legge di iniziativa popolare in Parlamento e sensibilizzare finalmente la classe politica sulla questione.

«Vogliamo coinvolgere tutti i colleghi che ancora non sono stati raggiunti dalla nostra iniziativa. Devono essere accanto a noi e darci il loro contributo e la loro forza per sensibilizzare la classe politica e ottenere finalmente il riconoscimento di questi diritti», ha concluso Savoca.

Il convegno di Siracusa si inserisce dunque in un percorso di mobilitazione che punta a trasformare una rivendicazione portata avanti da anni in una proposta legislativa concreta, affinché il lavoro svolto da migliaia di persone non si traduca, al momento del pensionamento, in una nuova penalizzazione economica e sociale.

01 Novembre 2026 | 11:57
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