Siracusa non è più una città libera; è un territorio di conquista, un laboratorio di sopravvivenza politica dove i destini di 120mila cittadini sono sacrificati quotidianamente sull’altare di ambizioni personali smisurate. Siamo di fronte a una situazione di una gravità inaudita: un sistema binario, un “cerchio magico” che vede da un lato l’amministrazione uscente e dall’altro la regia occulta di chi, pur dichiarandosi alleato o oppositore a fasi alterne, ne garantisce l’immobilismo per proprio tornaconto elettorale.
La fuga programmata di Francesco Italia: l’abbandono della nave
Dopo quasi quindici anni di gestione — un’era geologica che ha visto la città trasformarsi in una luccicante vetrina per turisti mentre le viscere amministrative marcivano — il Sindaco Francesco Italia prepara la via di fuga. La narrazione di una Siracusa “internazionale” si scontra con il fallimento dei servizi più elementari, ma il primo cittadino sembra non curarsene più. Il suo sguardo è già oltre i confini di Palazzo Vermexio.
L’obiettivo è chiaro, quasi spudorato: un ben remunerato seggio parlamentare, un rifugio sicuro a Roma o uno scranno all’ARS di Palermo per sfuggire alle macerie di una città martoriata che lui stesso ha contribuito a creare. Le sue dimissioni, che con ogni probabilità arriveranno il prossimo marzo, non sono un atto di responsabilità o di stanchezza, ma l’ultima mossa di una cinica strategia studiata a tavolino. Liberare la poltrona in anticipo significa forzare la mano al calendario elettorale, permettendo di votare a maggio e consegnare le chiavi del Comune a chi garantirà la sopravvivenza di questo sistema di potere.
L’ombra di Peppe Carta: il ‘Dominus’ delle poltrone
Il vero regista di questa stagione di decadenza non siede però esclusivamente tra i marmi di piazza Duomo, ma muove le sue pedine tra il comune di Melilli e le stanze dei bottoni di Palermo. L’onorevole Peppe Carta, deputato regionale e leader di fatto di un’area che ha banchettato all’ombra di questa amministrazione, ha ormai steso una rete che avvolge l’intera provincia come una morsa soffocante.
È lui a dettare l’agenda, a lanciare ultimatum che sanno di teatro, decidendo le sorti di assessori che sembrano scelti più per obbedienza che per competenza. È il caso di Palma Daniela Vasques, titolare di deleghe pesantissime come la Sanità, i Servizi Demografici e la Tutela degli animali. Cosa abbia prodotto dal luglio scorso, quando è stata nominata, resta un mistero fitto, così come resta nell’ombra l’operato di Sergio Imbrò. Figure che appaiono come pedine in una scacchiera dove il merito è un fastidioso rumore di fondo e la fedeltà al “capobastone” di turno è l’unico requisito richiesto per gestire i soldi dei contribuenti.
I pretendenti al trono: cambiare tutto per non cambiare nulla
E mentre la città affoga nei rifiuti, nelle carenze idriche e in una viabilità da terzo mondo, i “seguaci” e i “delfini” di Carta già affilano le armi per la successione, pronti a presentarsi come il “nuovo” che avanza con la triade dell’on. Carta che vuole pescare sicuro il prossimo candidato a sindaco:
• Giuseppe Assenza: L’attuale vertice di Aretusacque, l’uomo che incarna la continuità perfetta. Con il suo passato in Forza Italia e il benestare mai celato di Stefania Prestigiacomo, rappresenta il ponte ideale per saldare i vecchi poteri ai nuovi autonomisti, garantendo che i flussi di potere rimangano intatti.
• Marco Zappulla: L’assessore rampante alle politiche sociali, volto di una generazione che ha imparato in fretta le logiche del consenso territoriale, pronto a cavalcare l’insoddisfazione per traghettarla verso la solita sponda politica.
• Alessandro Di Mauro: Il Presidente del Consiglio Comunale che osserva dal suo scranno, sperando che lo scontro tra i primi due gli spiani la strada come figura di “equilibrio”. Ma di quale equilibrio parliamo, se non di quello che ha permesso a Italia di governare incontrastato?
Un’opposizione complice: il peccato originale di Siracusa
Tutto questo sfacelo è stato reso possibile solo grazie a un’opposizione che definire “morbida” è un insulto all’intelligenza dei cittadini. Per anni, i banchi della minoranza sono stati occupati da figure totalmente acquiescenti, incapaci di una battaglia di principio, spesso pronte a soccorrere la maggioranza nei momenti critici. Questa non è politica, è complicità sistemica. È il fallimento di una classe dirigente che ha preferito il quieto vivere parlamentare alla difesa strenua di una città che gridava aiuto.
L’appello al «Repulisti»: cittadini, svegliatevi!
Cittadini di Siracusa, siete diventati ostaggi nel vostro stesso giardino. Se nel 2026 e nel 2027 i nomi che troverete sulle schede elettorali saranno ancora quelli benedetti dall’asse Italia-Carta, la condanna della città sarà senza appello. Occorre un repulisti totale, una bonifica morale e politica che parta dalle fondamenta.
Bisogna avere il coraggio di sconfiggere nelle urne questo blocco di potere, spezzando quell’equilibrio tossico che vede Siracusa come un bancomat elettorale per le ambizioni regionali e nazionali di pochi eletti. La riscossa deve partire da liste civiche autentiche, libere da legami di sangue politico con il passato, guidate da forti personalità che abbiano l’autonomia economica e morale di dire “no” ai registi di Melilli e ai fuggiaschi di Palazzo Vermexio.
Serve gente che metta al centro la sofferenza dei quartieri periferici, che denunci il disastro della gestione idrica e che restituisca dignità a una sanità ridotta ai minimi termini.
Siracusa non può più permettersi il lusso dell’indifferenza. Riprendersi la città significa cacciare chi l’ha ridotta a un feudo personale. Il tempo degli ultimatum di palazzo deve finire; è ora che l’ultimatum, quello vero e definitivo, lo diano i siracusani con il loro voto. È tempo di riprendersi la libertà.
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