Siracusa. Il Papa, uscire dal tempio e incontrare tutti: anche Siracusa ha bisogno di una nuova responsabilità civile

di Redazione

Dal Meeting di Rimini l’appello di papa Leone XIV a superare chiusure e appartenenze ristrette. Salvo Sorbello rilancia il tema in provincia di Siracusa: «I cattolici tornino a sporcarsi le mani nella realtà e a contribuire alla costruzione del bene comune»

Non è soltanto un messaggio rivolto alla comunità ecclesiale. Le parole pronunciate da papa Leone XIV al Meeting di Rimini assumono un significato più ampio e chiamano direttamente in causa la società, la politica e soprattutto quelle realtà associative che intendono misurarsi con i problemi concreti delle comunità. Un invito a non restare chiusi nei propri recinti, a non trasformare le appartenenze in barriere e a tornare a confrontarsi con una realtà spesso difficile, contraddittoria e segnata da profonde disuguaglianze.

È questo il significato che Salvo Sorbello, presidente provinciale del Forum delle Associazioni Familiari, attribuisce all’intervento del Pontefice davanti alle migliaia di persone presenti al Meeting di Rimini. Un passaggio che, secondo Sorbello, dovrebbe suscitare una riflessione anche in Sicilia e, in particolare, nella provincia di Siracusa.

Al centro dell’intervento di papa Leone XIV c’è infatti una critica netta alle degenerazioni che attraversano la società contemporanea: il sospetto che finisce per condizionare i rapporti tra le persone, la prepotenza che invade la cultura, l’ideologia che rischia di condizionare l’educazione, la trasformazione del profitto in un fine assoluto e un uso della tecnologia e della finanza che può produrre nuove forme di sfruttamento e di esclusione.

Ma il messaggio del Papa non si ferma alla denuncia. La sua indicazione è soprattutto un invito all’impegno. Non basta osservare ciò che accade dall’esterno, né limitarsi a difendere le proprie certezze all’interno di comunità ristrette. Occorre entrare nella realtà, affrontarne le contraddizioni e assumersi responsabilità.

È proprio questo il passaggio che Sorbello considera più significativo. Il riferimento è anche all’insegnamento di don Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione, secondo il quale il bene non si afferma isolandosi dal mondo, ma lavorando concretamente per costruirlo dentro la realtà quotidiana.

Da qui nasce un interrogativo che riguarda anche il territorio siracusano: quale ruolo possono e devono avere oggi i cattolici nella vita pubblica?

La domanda appare particolarmente attuale in una fase nella quale il rapporto tra cittadini, istituzioni e politica sembra attraversare una stagione di crescente distanza. Le difficoltà delle famiglie, il disagio sociale, il lavoro precario, l’emergenza abitativa, i servizi pubblici, la sanità, la tutela degli anziani e delle persone fragili sono questioni che non possono essere affrontate soltanto attraverso dichiarazioni di principio. Servono presenza, competenza e capacità di proposta. E soprattutto serve una classe dirigente capace di ascoltare e di confrontarsi con una società che cambia rapidamente.

Sorbello richiama quindi un altro passaggio dell’intervento papale: l’esortazione ad aprirsi a una vera cattolicità, superando appartenenze troppo ristrette e trasformando le comunità in un punto di partenza per entrare in contatto con l’intera realtà. Un concetto che porta direttamente al titolo di uno dei libri di padre Bartolomeo Sorge, gesuita e figura di riferimento per lo stesso Sorbello: “Uscire dal tempio”.

L’espressione assume oggi un valore che va oltre il suo significato religioso. Uscire dal tempio significa, in questa prospettiva, non rinunciare alla propria identità, ma evitare che essa diventi una condizione di isolamento. Significa portare valori e responsabilità nella vita quotidiana, nei quartieri, nelle associazioni, nelle istituzioni, nel mondo del lavoro e nella politica.

«Uscite, uscite incontro a tutti», è l’invito del Papa che Sorbello raccoglie e rilancia guardando anche alla realtà siracusana. E proprio qui emerge l’aspetto più politico e civile della riflessione. Perché l’appello a una maggiore partecipazione dei cattolici arriva in una provincia nella quale non mancano le criticità e nella quale, secondo Sorbello, una parte significativa delle classi dirigenti ha mostrato negli ultimi anni difficoltà nel governare problemi sempre più complessi.

La critica, dunque, non riguarda soltanto la politica in senso stretto, ma più complessivamente un modello di amministrazione nel quale troppo spesso la gestione dell’esistente sembra prevalere sulla capacità di progettare il futuro.

Siracusa, come il resto della Sicilia, avrebbe invece bisogno di una partecipazione più ampia e di una società civile capace di non delegare completamente alle istituzioni la soluzione dei problemi. Il richiamo di papa Leone XIV può diventare, in questa prospettiva, un’occasione per riaprire una discussione sul ruolo dei cattolici nella vita pubblica.

Non si tratta necessariamente di riproporre vecchi schemi politici o di ricostruire appartenenze del passato. Al contrario, il senso dell’appello sembra essere quello di superare proprio le divisioni e i recinti identitari per incontrare persone e realtà differenti.

Famiglie, associazioni, volontariato, mondo del lavoro, giovani e istituzioni dovrebbero tornare a dialogare con maggiore continuità. È nella capacità di costruire relazioni e risposte concrete che può misurarsi una nuova stagione di impegno civile.

Il punto, in definitiva, è se le parole pronunciate a Rimini resteranno un momento di entusiasmo davanti a una grande platea oppure riusciranno a trasformarsi in una scelta concreta.

Anche a Siracusa la sfida è aperta. E «uscire dal tempio» potrebbe significare proprio questo: smettere di guardare la realtà soltanto da una posizione protetta e tornare a sporcarsi le mani nei problemi della comunità, mettendo competenze, valori e responsabilità al servizio del bene comune.

Perché davanti alle difficoltà quotidiane dei cittadini non bastano più spettatori, né tantomeno appartenenze autoreferenziali. Servono persone disposte a entrare nella realtà e a misurarsi, senza scorciatoie, con la complessità del presente.

23 Agosto 2026 | 12:02
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