In foto: palazzo Vermexio, sede del Comune di SiracusaEsiste un momento esatto, nella storia delle civiltà, in cui il declino smette di essere un’ipotesi economica e diventa una patologia dell’anima. Quel momento coincide con il pensionamento della competenza. Se Omero ci ha consegnato Ulisse come l’archetipo dell’uomo polytropos — colui che, dotato di un ingegno multiforme, usa la conoscenza, la tecnica e la strategia per sopravvivere alla tempesta e restaurare l’ordine violato di Itaca — la Siracusa contemporanea ci propone un modello antropologico opposto. È l’uomo descritto con amara lucidità da Toni Servillo: colui che non solo ignora le basi del mestiere di governare, ma rivendica tale ignoranza come un titolo nobiliare, come una medaglia al valore della “freschezza” politica.
A Siracusa, questa dinamica non è solo un fastidio comunicativo; è un insulto genetico. Camminiamo sopra millenni di sapienza, su strade tracciate da menti che hanno inventato la geometria, l’idraulica e il pensiero politico occidentale. Eppure, oggi, la nostra Polis sembra essere caduta nelle mani di chi scambia un rendering colorato per un’opera pubblica e un “like” per un consenso informato. È l’era dell’epistemocrazia rovesciata: il dominio di chi non sa, ma è ferocemente convinto di sapere.
La Sapienza Tradita: Archimede contro l’algoritmo
Siracusa è, per definizione, la città della tecnica sacra. Qui Archimede non si limitava a teorizzare l’universo; lo misurava, lo difendeva, lo costruiva. Vedere oggi progetti monumentali come l’Ex Madonna delle Grazie naufragare nel degrado più abbietto non è semplicemente un “errore burocratico”. È un sacrilegio culturale. Il progetto del 2020 — che prometteva social housing, coworking e un cineforum in un’area ferita come Grottasanta — è diventato l’ennesimo monumento al nulla.
Quando l’amministrazione Italia alza le spalle e dichiara, con quel misto di fastidio e sufficienza: “Abbiamo partecipato, ma Roma ha tagliato i fondi”, sta mettendo in scena la fiera dell’incapacità. No, caro Sindaco, Roma non ha tagliato per capriccio. I fondi PNRR vengono revocati quando la progettazione è carente, quando i cronoprogrammi sono barzellette, quando la realtà fisica non riesce a stare al passo con la fantasia digitale. Avete provato a vendere fumo a chi chiedeva arrosto, e il risultato è che Grottasanta resta un deserto sociale. Avete tradito la missione di Archimede: avete smesso di calcolare la portata delle vostre azioni per calcolare solo la portata dei vostri hashtag.
La Patologia del Vanto: Quando l’ignoranza si fa vanto
La profezia di Servillo si materializza quotidianamente tra i corridoi del Vermexio. Viviamo in una “patologia del vanto” dove l’amministrazione rivendica con orgoglio scelte che calpestano le necessità reali dei quartieri. Dalla Borgata a Grottasanta, la politica è diventata un esercizio di maquillage. Si celebrano inaugurazioni di cartelli, si postano video con musiche epiche per annunciare lavori che inizieranno “forse”, mentre il cittadino reale inciampa nelle buche reali di una città reale che cade a pezzi.
Il danno non è solo il finanziamento perso; è il messaggio devastante che viene inviato alla comunità: “Sapere come si fa” è un optional. La competenza tecnica, lo studio dei flussi urbani, la conoscenza profonda delle dinamiche sociali sono considerate zavorre vecchio stampo. La nuova politica preferisce la velocità del racconto alla solidità del mattone. Ma un rendering non offre riparo dalla pioggia, né un post su Facebook illumina le strade rimaste al buio dopo il disastro dei LED. L’ignoranza orgogliosa di sé ha trasformato il governo della città in una scommessa d’azzardo giocata con il futuro dei nostri figli.
L’Imprevedibilità del Danno: L’elefante nella cristalleria
Un amministratore preparato è, prima di tutto, un uomo che sa prevedere. La politica è l’arte della preveggenza basata sui dati e sulla storia. L’incompetente orgoglioso, invece, agisce come un elefante in una cristalleria di 2700 anni. Egli non sa dove colpirà la prossima emergenza — che sia la spazzatura che invade i marciapiedi, i fondi PNRR della Casa del Pellegrino che svaniscono o la paralisi del traffico — perché non possiede gli strumenti culturali per leggere la complessità del territorio.
L’incapace al potere è pericoloso perché il suo danno è cieco e imprevedibile. Non agisce per cattiveria, ma per un’assenza di visione che lo porta a inseguire l’emergenza invece di governarla. E così Siracusa si ritrova a vivere in uno stato di perenne catastrofe “sorpresa”, dove ogni problema sembra cadere dal cielo, mentre era scritto nero su bianco nei cassetti di uffici svuotati di esperti e riempiti di fedelissimi.
Il Ritorno di Ulisse: Pulizia nel Palazzo
“Non è più il sonno della ragione a generare mostri, ma il suo orgoglioso pensionamento.” Questa reinterpretazione della celebre frase di Goya descrive perfettamente lo scenario attuale. La ragione non sta dormendo; è stata messa alla porta perché troppo “ingombrante” per chi vuole governare senza l’impiccio della verità.
Ma come Ulisse tornò a Itaca per fare pulizia dei Proci che banchettavano alle spalle del popolo, consumandone le risorse e insultandone la memoria, così oggi è necessaria una “pulizia culturale”. Dobbiamo avere il coraggio di smascherare chi spaccia l’approssimazione per modernità. Dobbiamo pretendere che chi occupa il Vermexio torni a studiare la città invece di fotografarla con i filtri.
Conclusione: Il conto che non si può più rimandare
Siracusa non merita di essere il laboratorio di chi sperimenta sulla pelle dei cittadini la propria approssimazione. Non siamo cavie di una “nuova politica” che ha smesso di leggere i libri per leggere solo i trend di Google. Il conto che Servillo evoca nel suo monito non è una metafora letteraria: è una fattura reale che i siracusani stanno già pagando.
Lo paghiamo con i milioni persi dei progetti mai nati, con i servizi sociali tagliati, con la fuga dei giovani verso città dove la competenza ha ancora un valore. Lo paghiamo con il buio di strade che un tempo splendevano di storia e oggi sono spente dall’inefficienza. La festa dei Proci dell’ignoranza è finita. Il tempo dei rendering è scaduto. La città esige il ritorno della Metis, dell’intelligenza che costruisce e non distrugge. Perché Itaca, alla fine, appartiene a chi sa come riportarla alla luce, non a chi si vanta di averne perso le chiavi.
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