Siracusa. Case di Comunità, una sfida decisiva per la sanità aretusea

di Redazione

Investimenti milionari e grandi aspettative: in provincia di Siracusa il futuro dell’assistenza passa dalla partecipazione dei cittadini e dall’efficienza dei serviz

Salvo Sorbello, Maria Nigro, Alessia Di Trapani, Franco Cirillo

La salute può essere garantita solo se concepita come bene comune, non come affare privato. Serve quindi, anche in provincia di Siracusa, una politica che sia davvero intesa come governo della cosa pubblica, come tutela dell’interesse generale. In tale contesto un ruolo essenziale può essere rappresentato dalle Case della Comunità, che dovrebbero rappresentare strutture di riferimento per il cittadino, un “modello organizzativo dell’assistenza di prossimità”. La loro realizzazione è stata finanziata con una cifra enorme, ben miliardi di euro dei fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e le dodici che si trovano in provincia di Siracusa sono costate svariati milioni. Le Case della Comunità devono essere strutture dove, con strumenti aggiornati e appropriati (innovazioni tecniche e organizzative) costati anch’essi parecchio, possono essere pianificati, realizzati, monitorati e aggiornati i percorsi di cura di una Comunità. Una realizzazione all’avanguardia nel concepire il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e lo stato sociale italiano a garanzia dei bisogni dei cittadini. Sarà così anche a Siracusa? Molto dipenderà dalla partecipazione dei cittadini, della Comunità.

L’Osservatorio Civico, presieduto da Salvo Sorbello, che è anche presidente del Comitato Consultivo Aziendale dell’Asp di Siracusa, ha tra i suoi obiettivi anche il sostegno alla riorganizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale e per questo ha stipulato dei protocolli con Anci Sicilia, con l’Arcidiocesi di Siracusa, con l’Ordine dei Medici, con il Centro Territoriale di Supporto scolastico e con numerosi altri enti ed organizzazioni operanti nella nostra provincia. Ha ora deciso di costituire un apposito gruppo di lavoro qualificato, formato da personalità di spicco della nostra città: dal notaio Alessia Di Trapani, coordinatrice del comitato dell’Osservatorio per la crescita sociale, da Maria Nigro, già dirigente amministrativa Asp, da Franco Cirillo, ex sindaco di Siracusa e direttore sanitario dell’ospedale Umberto I e da Claudio Tinè, già direttore del Coordinamento Uffici di Staff della Direzione Strategica dell’Asp.

In particolare, sottolinea che le dodici Case della Comunità della nostra provincia devono essere intese come parte integrante dell’identità della Comunità stessa, luoghi di partecipazione e di valorizzazione di tutte le risorse presenti, nei quali si possa sviluppare il pieno coinvolgimento dei cittadini e del Terzo Settore. E si è in attesa dell’attivazione degli Ospedali della Comunità, che nella nostra provincia saranno quattro (Siracusa, Lentini e Pachino, oltre a quello di Noto) e costituiranno una struttura intermedia tra territorio e presidi per acuti.

L’obiettivo delle dodici Case della Comunità della nostra provincia deve essere quello di integrare sanità e sociale, puntando su prevenzione, cura delle cronicità e servizi su misura, che decongestionino i Pronto Soccorso, riducano le liste d’attesa e offrano ai cittadini soluzioni più rapide ed efficaci. Devono offrire servizi diagnostici completi, assistenza medica e infermieristica continua (anche 24 ore al giorno per sette giorni alla settimana), fungendo da centri di coordinamento territoriale. Le altre otto Case, le Spoke, sono invece di minori dimensioni, focalizzate sull’assistenza primaria, con presenza medica limitata a dodici ore al giorno, per sei giorni su sette, e servizi diagnostici di base facoltativi. Per l’Osservatorio Civico le Case della Comunità funzioneranno se sapranno essere strutture capaci di accogliere e offrire servizi efficienti e se i cittadini si accorgeranno che la sanità sta cambiando davvero. Se troveranno inoltre all’interno delle Case della Comunità tutte le funzioni tipiche del nuovo modello di assistenza territoriale, come il Punto Unico di Accesso, che orienta il cittadino e rappresenta la porta unitaria ai servizi sanitari e sociali, garantendo accoglienza e attivazione della presa in carico integrata. strutturata con i Servizi sociali. L’obiettivo deve essere quello di promuovere una medicina di qualità anche al di fuori dell’ospedale, più vicina ai cittadini e ai loro bisogni.

13 Aprile 2026 | 09:43
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