di Bruno Alicata*
L’epilogo è arrivato in modo ovviamente amaro, senza che la speranza coltivata sino in fondo battesse il colpo desiderato. Dispiacere e delusione si sono, quindi, mescolate al risentimento per gli eventi frustranti che hanno caratterizzato l’intera stagione agonistica del Siracusa Calcio.
La fantasticheria di coltivare nel tempo traguardi, addirittura, più importanti della serie C, è durata lo spazio di un’illusione lunga meno di un anno, per fare i conti con l’amara realtà, con cui, prima o poi, si confrontano anche i prestigiatori più incalliti, insieme alle loro debolezze umane. Di certo, una società sportiva, che pur ha investito e rimesso fior di quattrini, può retrocedere in tanti modi, e nello sport si contempla anche un’annata negativa, purché accada con dignità e decoro che in questo caso, però, sono apparsi smarriti.
La storia del Siracusa Calcio, ad onor del vero, è stata caratterizzata da innumerevoli crisi societarie, purtuttavia, quanto accaduto in ultimo non dovrebbe prevedere alcuna riabilitazione per i protagonisti in negativo di questa vicenda. D’altra parte, che l’andazzo volgesse all’agonia lunga, lo si era compreso sin dall’inizio, col mancato ritiro pre campionato ed i mancati acquisti di calciatori. Dopodiché, risolti a fatica i problemi di organico, è stata la volta delle scadenze federali non rispettate e le conseguenti penalizzazioni, oltre poi alle 19 sconfitte rimediate sul campo, a testimoniare probabilmente anche responsabilità tecniche, seppur con molte attenuanti.
L’unico motivo di vanto, per sensibilità e trasparenza, è stato l’encomiabile e orgoglioso comportamento della tifoseria che ha trasformato il tifo per la squadra del cuore in un coinvolgimento comunitario, consentendo l’organizzazione delle ultime trasferte, mettendo mano al portafoglio. Un gesto per niente scontato, per il quale tuttavia la società non ha sprecato alcuna parola di ringraziamento.
Resta il fatto, comunque, che nella nostra città non esistono, al momento, realtà imprenditoriali disponibili ad investire nel mondo del Calcio, ritenuto o percepito, forse a ragione, come un vuoto a perdere, pur essendo il brand Siracusa molto appetibile e spendibile. Concetto, quest’ultimo, che sembra aver compreso e coltivato il primo cittadino se, come sembra, stia profondendosi, con apprezzata discrezione, per favorire il subentro nella società Azzurra di persone disponibili all’impegno serio ed affidabile. Gli farebbe onore ad un anno dalla scadenza del suo mandato. Con l’augurio, nel frattempo, che imbonitori e parolai escano di scena nel più breve tempo.
*Opinionista e appassionato di sport
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