Siracusa. Bando idrico da un miliardo, Cannata: «Fallimento del sistema di governance»

di Redazione

Dopo le dichiarazioni dell’ATI e del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque, emerge un quadro critico sulla capacità progettuale della provincia di Siracusa. “Mancavano i requisiti per partecipare: ora serve chiarezza su responsabilità e controlli”.

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Dopo l’intervento del presidente dell’ATI Francesco Italia, è arrivata anche la posizione del presidente del Consiglio di Sorveglianza di Aretusacque. E il risultato non cambia. Anzi, se possibile, si aggrava. Entrambi confermano infatti quanto abbiamo denunciato: il territorio non era nelle condizioni di partecipare a una delle più rilevanti opportunità di finanziamento per il settore idrico.

A questo punto la domanda resta inevitabile: di chi è la responsabilità?

Se Aretusacque non poteva partecipare perché costituita successivamente — circostanza che dovrà comunque essere verificata alla luce della riapertura di nuove finestre nel 2026 per la presentazione delle candidature — e se oggi viene ammesso che mancavano i requisiti necessari, allora occorre chiarire quale attività di programmazione, coordinamento e supporto sia stata effettivamente svolta negli ultimi anni dall’ATI e dagli organismi deputati alla governance del servizio idrico provinciale.

Non siamo di fronte a una scelta politica, ma a un dato oggettivo: il territorio non era nelle condizioni di partecipare. Ed è proprio questo il punto centrale del fallimento che denunciamo.

Colpisce inoltre il tentativo di spostare il dibattito sul Comune di Avola. Il tema non è Avola, ma l’intera provincia di Siracusa. Su 21 Comuni, risultano finanziati appena due interventi. Un dato che fotografa con chiarezza l’esito complessivo della capacità progettuale e amministrativa del sistema.

Significa che gran parte del territorio siracusano — da Siracusa a Portopalo di Capo Passero, passando per i principali centri interni — è rimasta esclusa da opportunità fondamentali di finanziamento. Altro che modello efficiente: i numeri raccontano una realtà ben diversa.

Sulla vicenda Avola sarà comunque necessario fare piena chiarezza. Da quanto emerge, il Comune avrebbe trasmesso la documentazione richiesta. Va inoltre ricordato che, nell’ambito della procedura, il soggetto competente alla candidatura non era il singolo Comune, bensì il sistema facente capo all’ATI. Appare quindi singolare tentare di attribuire responsabilità agli enti locali per criticità che attengono invece alla fase istruttoria e di coordinamento del sistema idrico provinciale.

Saranno gli atti a chiarire in modo definitivo ruoli e responsabilità. Per questo chiederemo accesso agli atti non solo sul bando SFNIISSI, ma anche sull’intera procedura relativa al bando FESR Sicilia 2021–2027, al fine di verificare attività svolte, trasmissioni documentali, istruttorie e ogni fase del procedimento.

Le dichiarazioni rese dagli stessi vertici del sistema idrico provinciale evidenziano un dato ancora più preoccupante: esistono lacune evidenti nella programmazione, nel coordinamento e nel controllo. Lacune che oggi vengono di fatto ammesse dagli stessi soggetti che hanno gestito il sistema.

Abbiamo denunciato un modello di governance che ha concentrato decisioni e potere, escludendo interi territori dalle scelte strategiche. Lo abbiamo fatto quando abbiamo contestato la composizione degli organismi, quando abbiamo evidenziato l’assenza di adeguata rappresentanza e lo ribadiamo oggi con ancora maggiore chiarezza.

Le risposte dell’ATI e del Consiglio di Sorveglianza certificano il fallimento di quel modello. Perché oggi gli stessi protagonisti ammettono che mancavano i requisiti, che non era possibile partecipare e che il territorio non era nelle condizioni di accedere a un’opportunità di finanziamento di tale portata.

E allora torna con forza una domanda che poniamo da tempo: chi controlla i controllori?

Se dopo un anno il Consiglio di Sorveglianza non è in grado di indicare risultati concreti, verifiche effettuate, criticità segnalate o iniziative assunte per migliorare la capacità progettuale del sistema, è legittimo interrogarsi sul reale valore del suo operato.

Ancora più sorprendente è il tono con cui si tenta di spostare il confronto su altri piani, arrivando a dare lezioni sul ruolo di un parlamentare della Repubblica.

Sul mio ruolo non ho bisogno di indicazioni. Il compito di un deputato è chiaro: controllare, verificare, chiedere conto dell’utilizzo delle risorse pubbliche e vigilare sull’operato degli enti finanziati dai cittadini. Ed è esattamente ciò che sto facendo.

Forse è proprio questo il punto di attrito: dopo anni in cui non venivano poste domande, oggi si pretende di ottenere risposte.

È bene chiarire che non sono componente del Consiglio di Sorveglianza. Sono invece i suoi membri, insieme al presidente, a essere retribuiti con risorse pubbliche per svolgere funzioni di vigilanza e controllo.

E allora è doveroso chiedere ai cittadini cosa sia stato fatto in questo anno: quali atti, quali verifiche, quali segnalazioni, quali risultati.

Se il bilancio è quello che emerge dalle stesse dichiarazioni dei vertici del sistema idrico provinciale, allora è inevitabile interrogarsi sull’adeguatezza complessiva del sistema di governance e sulla sua reale efficacia.

Perché quando si parla di acqua non si parla di equilibri politici, ma di infrastrutture essenziali, investimenti e servizi fondamentali.

Ogni opportunità mancata significa meno risorse per le reti idriche, meno interventi per ridurre le perdite, meno opere per i Comuni e maggiori difficoltà nella gestione del servizio.

Costi che finiscono inevitabilmente per ricadere su famiglie e imprese.

Il problema non è chi oggi chiede trasparenza. Il problema è chi, dopo aver concentrato la gestione del sistema idrico, oggi ammette che il territorio non era nemmeno nelle condizioni di partecipare a un bando da un miliardo di euro.

Questa è la certificazione più evidente del fallimento di quel modello.

Per questo non ci accontentiamo di risposte formali o burocratiche.

Procederò con l’accesso agli atti ed eserciterò tutte le prerogative parlamentari necessarie affinché emerga con chiarezza chi ha deciso, chi ha programmato, chi ha controllato, chi avrebbe dovuto vigilare e quali responsabilità abbiano determinato questo risultato.

Perché dietro ogni organismo e ogni sigla ci sono scelte politiche e amministrative precise. Ed è giusto che i cittadini conoscano responsabilità e risultati di chi ha governato il sistema idrico provinciale.

I cittadini meritano trasparenza, verità e responsabilità. E continuerò a esercitare il mio ruolo fino in fondo.

19 Giugno 2026 | 12:09
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