Foto descrittivaNon basta evocare i grandi temi dell’esistenza per fare grande teatro. L’8 maggio la stagione delle rappresentazioni classiche dell’INDA si aprirà con ‘Alcesti’ di Euripide, ma l’impressione è che, ancora una volta, il racconto che accompagna lo spettacolo sia più ambizioso della sua reale portata. La regia affidata a Filippo Dini viene presentata come intensa e contemporanea, ma le dichiarazioni che emergono dalle prove sembrano ripetere formule già sentite: centralità delle relazioni, profondità emotiva, lavoro condiviso. Tutti elementi importanti, certo, ma che rischiano di restare sulla carta se non supportati da una visione davvero innovativa.
Sul palco, Deniz Ozdogan e Aldo Ottobrino raccontano un clima di armonia e collaborazione quasi ideale. Un quadro rassicurante, forse fin troppo, che lascia intravedere una produzione senza reali tensioni creative, quelle che spesso rendono vivo e necessario il teatro. Il cuore della tragedia, il sacrificio di Alcesti, viene riletto come scelta consapevole e atto d’amore. Una chiave interpretativa ormai inflazionata, che tende a semplificare un testo complesso pur di adattarlo a una sensibilità contemporanea. Più che una rilettura, sembra un’operazione di addolcimento, che evita le zone più scomode e ambigue della tragedia.
Anche il personaggio di Admeto viene descritto come fragile e umano, ma senza un vero scarto interpretativo: il suo dolore arriva tardi, quasi prevedibile, seguendo un percorso già tracciato che non sorprende e non mette realmente in discussione lo spettatore. Si insiste molto sull’attualità del messaggio, sulla capacità della tragedia di parlare al presente. Ma il rischio è che questa attualizzazione resti superficiale, limitata a dichiarazioni di principio senza un reale confronto con le contraddizioni del nostro tempo.
E così, mentre cresce l’attesa per il debutto nel suggestivo scenario del Teatro Greco di Siracusa, resta il dubbio che dietro l’enfasi sulle emozioni e sulla ‘forza delle scelte’ si nasconda uno spettacolo corretto, ben confezionato, ma incapace di lasciare davvero il segno. Una partenza di stagione che promette molto, ma che, almeno nelle premesse, sembra muoversi su binari già percorsi, senza il coraggio di rischiare davvero.
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