Siracusa. Una città vecchia che perde i suoi giovani e non gliene importa

di Redazione

Mancano opportunità, retribuzioni adeguate e garanzie per il futuro. Sempre più ragazzi scelgono di lasciare la città per cercare altrove il riconoscimento professionale e le prospettive che non trovano

Siracusa è una città vecchia, abitata sempre più da anziani, mentre i giovani faticano a trovare motivi sufficienti per restare. Una città che sembra incapace di rinnovarsi e che, giorno dopo giorno, assiste alla partenza di tanti giovani in cerca di opportunità, stabilità economica e prospettive professionali migliori.

La meta è spesso l’Europa, ma sono molti che si spingono anche oltre l’oceano. Non si tratta soltanto di inseguire un’avventura o di conoscere nuove realtà, ma di trovare condizioni di lavoro più dignitose, retribuzioni adeguate e maggiori garanzie sul piano contributivo e previdenziale. I giovani non sono più disposti ad accontentarsi con una paga da fame e con orari assurdi. Preferiscono mettersi in gioco lontano da casa, affrontando le incertezze piuttosto che accettare lavori sottopagati, privi di tutele e con scarse possibilità di crescita.
In giro per la nostra città ormai si vedono vecchietti curvi e stanchi che trascorrono il tempo passeggiando con i propri cani, appoggiandosi ai bastoni e fermandosi a riposare in qualche panchina, laddove ci sono.
È l’immagine di una Siracusa in cui il numero degli anziani cresce, mentre la presenza dei giovani diminuisce sempre più in modo sostanziale. Giovani che vorrebbero scrivere il proprio futuro nella propria città, vicino alla propria famiglia e invece devono lasciare con tutte le conseguenze che ne derivano.

Un futuro che appare palesemente incerto, sospeso tra precarietà lavorativa, difficoltà economiche e prospettive poco rassicuranti.
Ma come siamo arrivati a questo punto? È davvero questo il destino della nostra città?
Per decenni, scelte politiche scellerate e discutibili, opportunismi, logiche clientelari, campanilismi e interessi privati sono i fattori che hanno contribuito a rendere Siracusa alla sbando. A tutto questo si aggiungono le difficoltà di un mercato del lavoro che, soprattutto per i più giovani, spesso non garantisce retribuzioni adeguate, stabilità e reali possibilità di carriera.
Il risultato è una progressiva perdita di fiducia. Chi possiede competenze, talento e ambizione guarda sempre più spesso oltre i confini nazionali, alla ricerca di un contesto in cui poter crescere professionalmente e costruire una vita indipendente, senza chiedere favori o raccomandazioni.

La cosiddetta fuga dei cervelli e di braccia non è soltanto una questione di numeri. È il segnale di un rapporto sempre più fragile che la nostra amata città non riesce più a gestire, cosicché i giovani vanno via con il nodo alla gola portando con sé conoscenze, energie, idee, entusiasmo e potenzialità che avrebbero potuto contribuire a una crescita reale e sostanziale. Invece dobbiamo accontentarci e nel frattempo i ragazzi scappano.

Gabriella Fortuna

19 Ottobre 2026 | 09:45
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