Montalbano Elicona. Giovani migranti e inclusione: la Festa del Rifugiato guarda al futuro

di Redazione

Al Castello Svevo-Aragonese un confronto tra magistrati, istituzioni, operatori sociali e tutori volontari. Al centro i diritti dei neomaggiorenni e i percorsi per costruire autonomia, integrazione e nuove opportunità

Trasformare l’accoglienza in un percorso concreto di autonomia, garantendo continuità nella tutela e opportunità reali di inclusione anche dopo il compimento dei 18 anni. È stata questa la questione centrale della Festa del Rifugiato 2026, che si è svolta nella Sala Arnaldo da Villanova del Castello Svevo-Aragonese di Montalbano Elicona, con un convegno dedicato al tema «Dalla vulnerabilità all’inclusione: giustizia, tutela e percorsi di integrazione per i neomaggiorenni verso il futuro».

L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, magistrati, operatori dei servizi sociali, professionisti del settore e tutori volontari, chiamati a confrontarsi su una delle fasi più delicate del sistema di accoglienza: il passaggio dalla minore alla maggiore età. Un momento nel quale la protezione garantita durante l’adolescenza deve lasciare spazio a un percorso capace di accompagnare i giovani verso l’indipendenza, senza interrompere il sostegno necessario per affrontare le difficoltà del nuovo contesto di vita.

Organizzata da CAPP in Azione Sociale in collaborazione con il Comune di Montalbano Elicona, la giornata si è aperta con gli interventi del sindaco Antonino Todaro, della direttrice dei servizi della cooperativa, Maria Debora Colicchia, e della viceprefetto Lara Maria Quattrocane.

Il confronto ha approfondito il rapporto tra giustizia minorile, servizi sociali e reti territoriali, evidenziando la necessità di interventi coordinati e personalizzati. Il raggiungimento della maggiore età, infatti, può rappresentare un passaggio particolarmente complesso per i ragazzi stranieri non accompagnati, soprattutto quando non dispongono di una rete familiare di riferimento o di risorse sufficienti per affrontare autonomamente le nuove responsabilità.

Tra gli strumenti esaminati figura il prosieguo amministrativo, che consente, nei casi previsti dalla normativa, di prolungare gli interventi di accompagnamento oltre il compimento dei 18 anni. Una misura che può contribuire a garantire continuità nei percorsi individuali, favorendo il completamento della formazione e l’acquisizione delle competenze necessarie per affrontare la vita adulta.

La tutela, tuttavia, non può limitarsi agli aspetti giuridici e amministrativi. Occorre costruire progetti capaci di rispondere alle esigenze dei singoli ragazzi, valorizzandone le capacità e le aspirazioni e favorendo l’accesso alla formazione, al lavoro e alle opportunità di partecipazione alla vita sociale. L’obiettivo è evitare che una condizione iniziale di vulnerabilità si trasformi in un ostacolo permanente all’integrazione.

Ampio spazio è stato dedicato anche al funzionamento dei servizi della giustizia minorile, alle caratteristiche dell’utenza e alle modalità di presa in carico dei minori stranieri. Gli interventi hanno richiamato l’importanza di un approccio che sappia coniugare protezione e responsabilizzazione, riconoscendo non soltanto le difficoltà affrontate dai giovani, ma anche le risorse personali sulle quali costruire il loro futuro.

In questo percorso assumono un ruolo significativo i tutori volontari, gli operatori sociali e le associazioni, che possono rappresentare punti di riferimento affidabili e facilitare il collegamento con i servizi e le opportunità disponibili sul territorio. La collaborazione tra istituzioni e realtà del privato sociale diventa quindi essenziale per condividere responsabilità, garantire continuità agli interventi e rendere più efficaci le azioni di accompagnamento.

Particolarmente importante è stato il contributo dei giovani beneficiari dei progetti, che hanno portato al convegno le proprie esperienze, raccontando difficoltà, aspettative e opportunità incontrate durante il percorso di accoglienza. Le loro testimonianze hanno affiancato gli approfondimenti tecnici, riportando al centro del dibattito le persone e le prospettive concrete a cui sono rivolte le politiche di inclusione.

Ai lavori hanno partecipato Maria Francesca Pricoco, presidente del Tribunale per i minorenni di Messina; Giancarlo Maimone, cancelliere dello stesso Tribunale; Maria Baronello, direttrice dell’Ufficio di servizio sociale per i minorenni (USSM); Vanessa Gerbino, Antonella Miragliotta, Eliana Torri e Alessandro Campo, avvocato immigrazionista. A moderare l’incontro è stata Maria Adelaide Merendino, presidente dell’Associazione Tutrici e Tutori volontari MSNA di Messina e vicepresidente nazionale di «Tutori in Rete».

La manifestazione rientra nelle attività del Sistema di accoglienza e integrazione (SAI). Il Comune di Montalbano Elicona è ente titolare del progetto attivo sul proprio territorio, gestito da CAPP in Azione Sociale, cooperativa che cura anche i progetti SAI dei Comuni di Castroreale e Messina, anch’essi enti titolari delle rispettive iniziative.

La Festa del Rifugiato 2026 ha così rilanciato il valore di un’accoglienza che non si esaurisce nella prima assistenza, ma richiede un impegno costante per accompagnare i giovani verso una condizione di autonomia. Diritti, istruzione, relazioni affidabili e opportunità di inserimento rappresentano elementi fondamentali per favorire una partecipazione piena alla vita della comunità.

A sottolineare il significato dell’iniziativa è stato il sindaco Antonino Todaro, che ha richiamato la responsabilità condivisa delle istituzioni e della comunità locale.

«L’accoglienza è davvero efficace quando diventa un’opportunità concreta di futuro. Non basta proteggere questi ragazzi: dobbiamo metterli nelle condizioni di costruire il proprio percorso, con diritti, dignità e reali possibilità di autonomia. È questa la responsabilità che istituzioni e comunità sono chiamate a condividere», ha dichiarato il primo cittadino.

Un messaggio che sintetizza il senso della giornata: accompagnare i giovani migranti nella costruzione del proprio progetto di vita significa rafforzare non soltanto le prospettive individuali, ma anche la capacità del territorio di promuovere inclusione, coesione sociale e partecipazione.

29 Ottobre 2026 | 08:20
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