Con l’approvazione del progetto definitivo da parte del Cipess, avvenuta il 6 agosto 2025, il Ponte sullo Stretto di Messina entra ufficialmente nella fase di realizzazione.
Si tratterà del ponte a campata unica più lungo del mondo, con i suoi 3.300 metri sospesi tra le coste della Calabria e della Sicilia. Il via ai lavori è previsto entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di completare l’opera tra il 2032 e il 2033.
Tempi ridotti e nuova mobilità tra Sicilia e Calabria
Per il governo si tratta di un’infrastruttura strategica. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha definito il ponte un’opera fondamentale per lo sviluppo del Mezzogiorno, capace di trasformare radicalmente la mobilità tra le due regioni. I tempi di collegamento si ridurranno drasticamente: il trasporto ferroviario passerà da due ore abbondanti a soli 15 minuti, mentre il tempo medio per le automobili si abbasserà da oltre un’ora a circa dieci minuti. Il progetto prevede una struttura imponente, sostenuta da due torri alte 399 metri, capace di ospitare tre corsie per senso di marcia, oltre a due binari ferroviari e marciapiedi pedonabili.
Un’opera da 13,5 miliardi e 40 km di raccordi
Il valore complessivo dell’opera è stimato intorno ai 13,5 miliardi di euro. Il ponte sarà integrato in una rete di collegamenti stradali e ferroviari di circa 40 chilometri, gran parte dei quali sviluppati in galleria, pensati per connettere l’infrastruttura alle principali arterie autostradali e alle stazioni ferroviarie di Reggio Calabria, Villa San Giovanni e Messina.
Le perplessità del comitato scientifico
Dietro l’entusiasmo istituzionale si nasconde una realtà molto più complessa. Già lo scorso gennaio, il comitato scientifico nominato dal Ministero delle Infrastrutture aveva espresso numerose riserve tecniche, ritenendo necessario procedere con ulteriori approfondimenti prima di passare alla fase esecutiva. La resistenza della struttura ai forti venti che interessano l’area richiede analisi non lineari aggiornate, capaci di superare i limiti degli studi effettuati oltre dieci anni fa. La stessa attenzione è richiesta per la sismicità della zona: il ponte sorgerà in un’area ad alto rischio, con faglie attive e la presenza del vulcano sottomarino Marsili. A questo si aggiungono dubbi sul comportamento strutturale sotto carichi combinati – vento, traffico ferroviario e automobilistico – e interrogativi sulla qualità e la provenienza dei materiali impiegati, in particolare sull’uso di acciai innovativi che dovranno rispondere a standard rigorosissimi.
L’opposizione degli ambientalisti e dei comitati locali
Non meno accese sono le critiche provenienti da ambientalisti e comitati locali. Organizzazioni come WWF, Legambiente, LIPU, Italia Nostra e Greenpeace, insieme a movimenti come “No Ponte – Capo Peloro” e “Invece del Ponte”, hanno presentato osservazioni molto critiche alla Commissione VIA del Ministero dell’Ambiente. Denunciano gravi impatti ambientali su ecosistemi costieri e marini, carenze documentali e una valutazione di incidenza ambientale negativa. A loro avviso, mancano motivazioni sufficientemente solide che giustifichino un’opera così invasiva, soprattutto in assenza di un piano organico di sviluppo sostenibile per il Sud Italia.
Navigabilità a rischio e futuro dei porti
A complicare ulteriormente il quadro si aggiungono le perplessità di tecnici e operatori del settore marittimo. Secondo alcuni esperti, il ponte potrebbe rivelarsi troppo basso per permettere il passaggio a una parte significativa del traffico navale internazionale. L’altezza prevista, pari a 72 metri dal livello del mare, potrebbe non essere sufficiente per il transito di alcune navi da crociera e portacontainer di ultima generazione. Il presidente di Federlogistica, Luigi Merlo, ha sollevato il rischio che porti come Gioia Tauro perdano competitività, mentre altri esperti ritengono che le compagnie marittime potrebbero preferire rotte alternative, con conseguenze pesanti sull’economia locale.
Un simbolo di rilancio, ma il dibattito resta aperto
Nonostante tutto, il governo va avanti. Il progetto, fortemente voluto dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni, è considerato il simbolo di un’Italia che torna a credere nelle grandi opere pubbliche. Ma i nodi tecnici, ambientali e logistici restano aperti. E mentre i cantieri si preparano a partire, il dibattito intorno al ponte continua a dividere il Paese.
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