Dossier Aeroporto

L’aeroporto di Siracusa era Pronto

di Redazione

Tutto nacque da una moltitudine di conferenze con le associazioni di categoria e da un editore-direttore che bussò al Vermexio con un’idea concreta. Il sindaco Bufardeci ascoltò, nominò, finanziò. Tre studi di fattibilità, una società partecipata, un’area nel PRG. Poi arrivò Visentin e mise tutto in liquidazione. Senza spiegazioni.

Tutto cominciò con un giro di conferenze nel primo mandato del sindaco Bufardeci, correva l’anno 2000. Quindici incontri con i responsabili delle associazioni di imprese siracusane — incluse quelle turistiche — nei quali emergeva con forza un dato che chiunque operasse nel settore conosceva bene ma che nessuno aveva ancora tradotto in proposta politica concreta: Siracusa aveva bisogno di una struttura aeroportuale di tipo turistico. A raccogliere quel segnale e a portarlo nelle stanze del potere fu Giuseppe Bianca, editore e direttore del quotidiano Libertà Sicilia, che al termine di quel percorso chiese udienza al sindaco Bufardeci e lo ottenne. L’incontro si tenne al Vermexio, il palazzo comunale che si affaccia su piazza del Duomo, nel cuore di Ortigia.

Fu un colloquio decisivo. Bianca illustrò al sindaco le conclusioni del suo lavoro preparatorio: delle conferenze, una platea di imprenditori e operatori turistici, un consenso diffuso sulla necessità dello scalo aeroportuale. E propose di avviare uno studio di fattibilità. Bufardeci ascoltò, valutò, e accettò. La decisione che seguì fu tanto semplice quanto significativa: il sindaco nominò Bianca consulente del Comune a titolo gratuito, affidandogli il compito di costruire l’architettura progettuale sulla quale fondare l’iniziativa aeroportuale siracusana.

I tre studi di fattibilità

Bianca lavorò con metodo e con serietà. Il risultato fu la consegna al sindaco Bufardeci e all’assessore Ezechia Paolo Reale di tre distinti studi di fattibilità, ciascuno dei quali analizzava in profondità un aspetto specifico del progetto: la sostenibilità tecnica, quella economica e quella operativa. Tre documenti che affrontavano i nodi reali di qualsiasi iniziativa aeroportuale — flussi di traffico attesi 500 mila passeggeri l’anno, costi di realizzazione e gestione, modelli di finanziamento, sinergie con il tessuto turistico e produttivo del territorio. Un lavoro di sostanza, non di facciata, che aveva costruito intorno all’idea una base di credibilità difficilmente contestabile sul piano tecnico.

Il percorso istituzionale che ne seguì fu altrettanto rigoroso. Il Consiglio comunale approvò formalmente l’iniziativa. L’area destinata allo scalo fu inserita nel Piano Regolatore Generale — il documento urbanistico vincolante che definisce le destinazioni d’uso del territorio. Il Comune partecipò alla costituzione di una società ad hoc, “Aeroporto Spa”, detenendone il 49% del capitale con un versamento di 50.000 euro. Un’architettura istituzionale completa, costruita passo dopo passo, con ogni tassello al suo posto con il rogito presso il notaio Costanzo. Bianca aveva così consegnato alla città l’aeroporto turistico.

Il settore dei voli charter (aereo noleggiato privatamente da un’organizzazione, un’azienda o un tour operator per raggiungere una destinazione specifica, anziché seguire le rotte di linea) volitaxi (o Air Taxi, piccoli aerei garantiscono massima flessibilità, partenza su richiesta 24 ore su 24) rappresentano oggi la frontiera più promettente per un’infrastruttura come quella di Siracusa, specialmente se l’obiettivo è servire una clientela d’élite senza i costi e gli impatti di un aeroporto di linea.

Ecco un’analisi del perché questa scelta sarebbe vincente per il territorio:

1. Il modello di business ‘On-Demand’

A differenza dei voli di linea, i volitaxi non hanno orari fissi. Funzionano come un servizio di noleggio con conducente (NCC) del cielo.
• Target: Imprenditori, celebrità e turisti internazionali che soggiornano nei resort di lusso tra Siracusa e Noto.
• Efficienza: Il passeggero arriva al terminal e in meno di 15 minuti è già a bordo e pronto al decollo.
• Flessibilità: Permette collegamenti rapidi con altri hub siciliani (come Pantelleria o le Eolie) o città come Roma, Napoli e Malta.
2. Compatibilità con la struttura esistente
• Velivoli: Inizialmente si potrebbero ospitare monomotori o bimotori a elica performanti (come il Pilatus PC-12), che richiedono distanze di decollo ridotte rispetto ai grandi jet.
• Infrastruttura: La pista asfaltata per i volitaxi “Executive” (jet leggeri).

3. La rivoluzione  elettrica: gli eVTOL (il futuro)

C’è un aspetto tecnologico che rende il progetto di Siracusa ancora più attuale: gli eVTOL (veicoli elettrici a decollo e atterraggio verticale) sono il futuro.
• Silenziosità: Sono estremamente silenziosi, risolvendo il problema dell’impatto acustico sulle strutture ricettive vicine.
• Spazio: Richiedono pochissimo spazio per operare.
• Sostenibilità: Essendo elettrici, si sposano con l’immagine di una “Siracusa Green” e sostenibile.

4. Vantaggio Strategico rispetto a Catania

Mentre Catania-Fontanarossa gestisce flussi di massa, Siracusa diventerebbe il «Boutique Airport» della Sicilia Orientale.
• Esperienza: Il passeggero non è un numero, ma un ospite accolto in una clubhouse esclusiva.
• Logistica: Evitare il traffico della Catania-Siracusa per chi atterra a Fontanarossa è un valore che la clientela top è disposta a pagare caro.

Il potenziale che nessuno volle vedere
Siracusa, con la sua Val di Noto patrimonio UNESCO, le coste ioniche, il teatro greco e l’isola di Ortigia, raccoglie ogni anno milioni di visitatori da ogni continente. Un aeroporto turistico dedicato avrebbe significato rotte dirette dall’Europa e dal mondo, tempi di accesso dimezzati rispetto all’attuale dipendenza da Catania, capacità di attrarre vettori internazionali con base sulla Sicilia sud-orientale. I numeri degli studi di Bianca supportavano la fattibilità economica del progetto. Non era un sogno: era un piano, con i conti fatti, con le carte in ordine, con una società già costituita e operativa.

Il progetto c’era. Era serio. Aveva le gambe per camminare. La liquidazione silenziosa

Poi arriva il cambio di amministrazione. Il sindaco Visentin subentra a Bufardeci. E tra le prime decisioni significative della nuova giunta c’è quella di mettere in liquidazione la società “Aeroporto Spa”. Non una revisione del progetto, non una sospensione in attesa di ulteriori analisi, non un confronto pubblico sui meriti e i rischi dell’iniziativa. Una liquidazione secca, che azzera tutto: la società, le quote, il capitale versato, il percorso tecnico accumulato negli anni, la credibilità istituzionale costruita dal lavoro di Bianca e dall’impegno dell’amministrazione Bufardeci.

La domanda che ancora oggi non ha trovato risposta è semplice: perché? Quale ragione tecnica, economica o politica giustificava lo smantellamento di una struttura societaria operativa, dotata di tre studi di fattibilità credibili, di una copertura urbanistica formale e di un capitale già versato, in una città che per la propria accessibilità aerea dipende interamente da un’altra provincia? Nessuna spiegazione pubblica è mai arrivata. La liquidazione è avvenuta in silenzio, come si chiude una pratica burocratica di routine. Il sospetto che a orientare quella scelta siano stati interessi esterni — volti a proteggere i bacini d’utenza degli aeroporti già esistenti — è difficile da ignorare. E nessuno, fino ad oggi, ha avuto il coraggio di smentirlo con fatti concreti.

04 Giugno 2026 | 10:02
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