C’è un silenzio che fa più rumore di mille grida. È il silenzio assordante di chi, eletto per rappresentare la dignità di Siracusa, ha scelto di farsi custode del proprio orticello, accettando che la nostra provincia venisse declassata a colonia amministrativa. La chiamano ‘politica’, ma quella che stiamo vivendo è una contaminazione: un’infezione di basso cabotaggio che parte dai vertici regionali, con la regia di Raffaele Lombardo e dei suoi sodali come il sindaco Lagalla e Gianfranco Miccichè, e arriva fino al cuore di Palazzo Vermexio. Il ‘vecchio marinaio’ Lombardo ha capito una cosa che i nostri rappresentanti hanno dimenticato: il potere non si negozia, si impone. Mentre Giuseppe Carta, partito da Forza Italia e nel PD e approdato ai lidi dell’MPA, si perdeva nel trasformismo, Lombardo ha riempito il vuoto. Ricordate l’opposizione al rigassificatore Erg-Shell?
Quella stagione fu il primo squillo di tromba di un’ideologia che ha preferito l’immobilismo allo sviluppo. Oggi, Siracusa sarebbe stata l’Eldorado industriale d’Italia; oggi, invece, raccogliamo le briciole di un’occasione storica bruciata sull’altare del calcolo politico dove Lombardo era presidente della Regione e Bufardeci vice presidente. Il sistema è diventato un apparato parassitario. Non si amministra per la comunità, si gestisce il consenso come merce di scambio. La lista dei “muti” è lunga e vergognosa. Francesco Italia, il Sindaco che firmò per l’eliminazione della Camera di Commercio, ha compiuto un atto di autolesionismo unico nella storia, che le nostre imprese pagano a lacrime di sangue, mentre lui preferisce il ruolo di testimonial di sé stesso a quello di difensore del territorio. Michelangelo Giansiracusa, Presidente del Libero Consorzio, ha ceduto a Lombardo il posto spettante a Siracusa nel CDA dell’aeroporto di Catania, barattando il futuro di un’infrastruttura vitale per una posizione di favore nell’orbita lombardiana. E poi, i nomi che pesano per la loro assenza di indignazione: Carlo Auteri, Carlo Gilistro, Riccardo Gennuso, lo stesso Giuseppe Carta. Nessuna battaglia istituzionale. Nessuna rivendicazione. Solo sudditanza. E sul Nuovo Ospedale? Siamo alla truffa di Stato perpetuata dal 1919. L’ospedale siracusano è il “grande bluff” che le nostre classi dirigenti usano come esca elettorale.
Mentre i faldoni restano polverosi e i progetti si arenano in un mare di burocrazia complice, i cittadini sono costretti a un umiliante pellegrinaggio verso le strutture catanesi. Ogni volta che un siracusano deve correre al “Cannizzaro” o al “Garibaldi”, è un fallimento politico che grida vendetta. Siamo alla dipendenza sanitaria totale: una provincia che non riesce a curare i propri figli è una provincia che ha rinunciato al diritto alla vita. Non paghi di aver smantellato l’economia, i “viceré” catanesi hanno messo le mani sul nostro mare. La sede della Port Authority è formalmente ad Augusta, ma nei fatti la regia è a Catania. Il risultato? Un furto legalizzato. Il porto di Santa Panagia, dove stazionano le navi mercantili, è stato scippato: 9-10 milioni di euro di accise l’anno che scorrono verso Catania. E hanno fatto man bassa del Porto di Siracusa, acquisito al prezzo di una caramella, oltre al controllo del Porto di Pozzallo. Siracusa viene spogliata delle sue infrastrutture strategiche, trasformata in un molo di servizio per gli interessi etnei. E che dire della nullità gestionale del vicesindaco Bandiera?
Il mercato ittico sbarrato in una città che vive di mare è il suo monumento al fallimento. Un assessore che non saprebbe gestire un banco di frutta, ma che occupa una poltrona solo per equilibri di bassa lega. Mentre il porto viene saccheggiato e il mercato muore, al Vermexio si gioca con i soldi dei cittadini. Parliamo dei 50.000 euro elargiti dalla Fondazione Siracusa Capitale della Cultura: una cifra che puzza di mazzetta istituzionale per la lista “Insieme” del camaleonte Giovanni Cafeo. Un’opposizione finta, prezzolata e mascherata che abbaia in pubblico per incassare in privato. È il cerchio che si chiude: i soldi dei cittadini usati per comprare il silenzio di chi dovrebbe vigilare. Non facciamo l’errore di gettare tutta la croce addosso a Raffaele Lombardo. Il vecchio leader dell’MPA ha semplicemente fatto il suo mestiere di politico: ha trovato un vuoto pneumatico e lo ha riempito. Gli sono piovuti addosso soggetti politici siracusani inconsistenti, affamati di visibilità ma privi di spessore, e lui ne ha approfittato. Il vero punto nodale ricade sull’irresponsabilità dei siracusani: siamo pronti a votare, alle prossime elezioni, il prossimo «stupidello» di turno, ignorando che ogni scheda elettorale barrata in favore di questa classe dirigente è una firma sul suicidio assistito della nostra provincia.
La domanda che tutti sussurrano è: a Siracusa la Magistratura esiste o è in smart-working perpetuo? Ma per favore lasciamo perdere la magistratura. Davanti a questo mercato delle vacche spudorato, con assessori che saltano la quaglia per 5.000 euro al mese e fondazioni che finanziano ‘oppositori’ compiacenti, il silenzio è inquietante. La società siracusana è asfissiata: e avrebbe bisogno di una scossa, di una vera operazione «Mani Pulite». Abbiamo bisogno di magistrati che indaghino su questi presunti loschi affari, che scoperchino i patti segreti e restituiscano dignità a un territorio che non ne può più. Non è solo questione di politica, è questione di sopravvivenza civile. Siracusa non è vittima del destino, è vittima della debolezza della sua classe politica. Finché chi dovrebbe difenderla preferirà il silenzio alla battaglia, questo territorio continuerà a essere trattato come una colonia catanese. La dignità non si compra con le passerelle o con i comunicati stampa. La dignità si difende. Ma se i nostri leader hanno già deciso che il futuro di Siracusa è essere l’appendice di qualcun altro, allora siamo di fronte al fallimento definitivo di un’intera generazione.
È il momento che i cittadini prendano coscienza della loro forza e che la Giustizia faccia il suo corso. Perché la corruzione, quando diventa sistema, non si cura con i rimpasti, ma con l’estirpazione chirurgica. Siracusa merita una primavera di legalità. E se questa primavera non sboccerà dalle stanze del potere, dovrà nascere dalla rabbia di una cittadinanza che ha finalmente deciso di alzare la testa. IL GRAFFIO DI ULISSE «Lo Stupidello di Turno» Dopo l’acqua, la sanità e i porti, ci hanno rubato anche il futuro. 10 milioni di accise che traslocano a Catania sotto gli occhi di politici che sanno solo dire “obbedisco”. Caro Sindaco, cari Onorevoli: se non siete capaci di difendere Siracusa, abbiate almeno il decoro di togliervi la fascia e togliervi dai ‘cabbasisi’ resi celebri dal Commissario Montalbano. La vostra irrilevanza è diventata un lusso che questa terra non può più permettersi. Cittadini, svegliatevi: la giustizia non è un regalo, è una conquista. E a Siracusa, la conquista è appena iniziata. Buon lavoro ai magistrati che avranno il coraggio di guardare oltre la coltre di fumo.
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