La sentenza del TAR di Catania che ha annullato il provvedimento con cui la Regione Siciliana aveva revocato l’autorizzazione concessa alla società Hub Cem per la realizzazione di un impianto destinato allo stoccaggio di rifiuti nel porto commerciale di Augusta riaccende il dibattito sul futuro del territorio del polo industriale siracusano. A intervenire con una presa di posizione congiunta è Italia Nostra Sicilia, attraverso la presidente regionale Nella Tranchina, la presidente della sezione di Siracusa e consigliere nazionale Liliana Gissara, la presidente della sezione di Augusta Gessica Di Venuta e il presidente della sezione di Melilli Giuseppe Immè.
L’associazione esprime «forte preoccupazione» per le conseguenze della decisione del Tribunale amministrativo, che riguarda un’autorizzazione relativa allo stoccaggio, nel porto di Augusta, di fino a 500 mila tonnellate annue di rifiuti non pericolosi e 9 mila tonnellate di rifiuti pericolosi.
Secondo Italia Nostra, la pronuncia del TAR non rappresenta in alcun modo una valutazione favorevole dell’impianto sotto il profilo ambientale. Il giudice amministrativo, evidenzia l’associazione, avrebbe infatti censurato esclusivamente le modalità con cui la Regione ha esercitato il potere di autotutela, ritenendo illegittimo il procedimento seguito per revocare l’autorizzazione.
Per questo motivo, i rappresentanti dell’associazione ritengono che la sentenza richiami direttamente l’Amministrazione regionale alle proprie responsabilità, sollecitandola ad attivare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento per procedere a una nuova valutazione della vicenda, «completa, rigorosa e inattaccabile sotto il profilo giuridico», fondata sulla tutela dell’ambiente, del paesaggio e della salute pubblica.
«È inaccettabile – affermano – che il destino di un territorio tra i più compromessi d’Europa possa essere condizionato da errori procedurali dell’Amministrazione».
Nel documento viene ricordato come l’area di Augusta, Priolo e Melilli ricada all’interno del Sito di Interesse Nazionale (SIN) di Priolo, uno dei più estesi e complessi d’Italia, istituito proprio a causa della grave contaminazione ambientale prodotta da decenni di attività industriali. Un territorio che, sottolinea Italia Nostra, attende ancora l’attuazione delle bonifiche e un concreto percorso di risanamento ambientale.
In questo contesto, l’ipotesi di consolidare nuove attività dedicate alla gestione e allo stoccaggio di grandi quantitativi di rifiuti viene definita «paradossale» e in aperto contrasto con gli obiettivi di recupero ambientale del comprensorio.
L’associazione richiama inoltre l’attenzione sull’elevato valore storico, naturalistico e paesaggistico dell’area interessata. A breve distanza dal sito individuato per l’impianto sorgono infatti le Saline di Augusta, considerate uno dei più importanti ecosistemi costieri della Sicilia orientale e habitat di numerose specie di avifauna, oltre all’area archeologica di Megara Hyblaea, tra le più significative colonie greche dell’isola, e alla penisola di Thapsos, sito di straordinario interesse archeologico e paesaggistico.
Un patrimonio, evidenzia Italia Nostra, che la Costituzione impone di salvaguardare insieme all’ambiente e al paesaggio e che dovrebbe rappresentare il punto di partenza per un diverso modello di sviluppo.
Da qui la critica alla prosecuzione di politiche che, secondo l’associazione, continuano a concentrare nello stesso territorio attività ad elevato impatto ambientale, anziché puntare sulla riconversione ecologica del polo petrolchimico, sul recupero delle aree contaminate, sulla valorizzazione del patrimonio culturale e naturalistico e sulla costruzione di un’economia orientata alla sostenibilità.
Italia Nostra ribadisce che il futuro del comprensorio di Augusta, Priolo e Melilli «non può essere ancora una volta legato all’aumento delle servitù ambientali». La priorità, sostengono i rappresentanti dell’associazione, deve essere il completamento delle bonifiche, la riduzione delle fonti di pressione ambientale, il miglioramento della qualità della vita dei cittadini e la promozione di uno sviluppo coerente con gli obiettivi della transizione ecologica.
Per queste ragioni, l’associazione rivolge un appello al presidente della Regione Siciliana e agli assessori competenti affinché vengano attivati con urgenza tutti gli strumenti amministrativi previsti dalla legge per una nuova valutazione dell’intera vicenda. Un riesame che, secondo Italia Nostra, dovrà essere ispirato al principio di precauzione, tenere conto degli obiettivi di bonifica del SIN di Priolo, della pianificazione territoriale e paesaggistica e garantire il coinvolgimento degli enti locali, delle autorità sanitarie, degli enti preposti alla tutela ambientale e delle associazioni portatrici di interessi diffusi.
L’associazione conclude assicurando che continuerà a vigilare affinché un territorio già profondamente segnato dall’inquinamento e dal consumo di suolo non venga ulteriormente gravato da decisioni ritenute incompatibili con il diritto dei cittadini a vivere in un ambiente salubre e con il dovere costituzionale di tutelare il paesaggio e il patrimonio storico e culturale della Nazione.
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