Da sx: il prof. Paolo Ciurcina, Puccio Mascali, Cettina Voza,
Corrado Piccione, suor Teresa Fichera e Giuseppe BiancaNota della redazione
Siracusa ha atteso secoli prima di dedicare un monumento pubblico ad Archimede, il genio che le ha dato fama immortale nel mondo. Quando finalmente quel monumento è arrivato — inaugurato nel marzo 2016 sul rivellino del Ponte Umbertino, all’ingresso di Ortigia — in pochi hanno saputo quanto lungo e tormentato fosse stato il cammino che vi aveva condotto.
Dietro quella statua bronzea alta poco più di tre metri ci sono anni di battaglie istituzionali, due intellettuali scomparsi che avevano dedicato le loro energie migliori a questo sogno, un quotidiano che ha pagato di tasca propria il coraggio di non tacere, e una visione originale — grande, ambiziosa, degna del personaggio — che lungo il percorso è stata ridotta fino quasi a scomparire.
A raccontarlo oggi, in prima persona, è Giuseppe Bianca, direttore di Libertà Sicilia: colui che più di chiunque altro ha combattuto perché Siracusa rendesse onore al suo più grande figlio, e che più di chiunque altro ne ha pagato il prezzo.
— ✦ —
Le mattine con il professor Mascali
Ci sono periodi della vita che restano impressi non per quello che hanno prodotto, ma per l’energia che li animava. Per me, uno di quei periodi è indissolubilmente legato alle mattine nella sede di Libertà Sicilia, quando il professor Puccio Mascali arrivava puntuale, con la sua luccicante bicicletta, gli occhi che brillavano di entusiasmo e la testa già piena di idee. Erano anni entusiasmanti, come raramente mi è capitato di rivivere.
Attorno a Mascali si era coagulato un gruppo di intellettuali straordinari. Le riunioni nella nostra sede — immortalate dai servizi di VIDEO66 — vedevano la partecipazione di Ciurcina, Cettina Voza, suor Fichera, Corrado Piccione e di altri uomini e donne di cultura. L’obiettivo era uno solo, ma non da poco: rendere finalmente giustizia ad Archimede, il più grande genio che Siracusa abbia mai dato al mondo, con un monumento degno della sua statura universale.
Al fianco di Mascali, con pari vigore intellettuale, c’era il compianto professor Arturo Messina: due irrefrenabili come un mare in tempesta, due uomini che non si rassegnavano all’idea che Siracusa ignorasse il proprio figlio più illustre. Quegli incontri erano momenti indimenticabili, carichi di quella passione civile che oggi si fatica a trovare.
La battaglia contro chi non ne voleva sentir parlare
Il progetto originale era chiaro e ambizioso: un monumento alto tra i dieci e i quindici metri, visibile dal porto, capace di accogliere e stupire chiunque arrivasse a Siracusa dal mare. Un’opera che finalmente dicesse al mondo: qui è nato Archimede.
Realizzarlo non fu semplice. Come direttore di Libertà Sicilia, condussi in prima persona la battaglia giornalistica e politica per strappare i fondi necessari alle istituzioni. Una lotta dura, ingaggiata contro l’ex presidente della Provincia Bono e il sindaco Visentin, i quali non ne volevano sentir parlare. Eppure, alla fine, i fondi arrivarono: trentamila euro dall’ex Provincia, trentamila euro dal Comune di Siracusa. Sessantamila euro in totale. Una vittoria, certo. Ma una vittoria dimezzata.
Il 2012: la perdita di Mascali e il vuoto che ne seguì
Nel 2012 ci lascia Puccio Mascali. Con lui se ne va l’anima del progetto, la sua forza propulsiva, la sua capacità di tenere insieme visione e concretezza. È uno sconforto profondo, che si fa ancora più pesante quando, poco dopo, anche il professor Arturo Messina ci viene sottratto. Doppio lutto, doppio vuoto, per chi è sensibile come me a queste perdite.
I sessantamila euro stanziati restano lì, insufficienti a realizzare il sogno originale ma non ancora spesi. Il testimone passa a Cettina Voza, che con dedizione cerca di portare avanti ciò che Mascali aveva avviato. Ma senza la sua guida, senza la sua determinazione, il progetto entra in una fase di incertezza.
Il concorso Garozzo e la mia esclusione
È sotto il sindaco Garozzo che il Comune bandisce un concorso di idee. Quella che era nata come la visione di un gruppo di intellettuali appassionati, forgiata in anni di studio e dibattito nella nostra sede, diventa una procedura amministrativa. Il comitato originario viene consultato solo in parte.
Io vengo escluso. Ed è proprio questa esclusione, ne sono convinto, ad aver permesso lo stato di cose che deploriamo oggi. Perché io non mi sarei fermato ai sessantamila euro. Avevo l’intenzione e la determinazione di trovare altri fondi — pubblici, privati, sponsorizzazioni — per realizzare il progetto nella scala che Mascali aveva immaginato. Senza di me, quella porta non è stata nemmeno bussata.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: una statua bronzea alta poco più di tre metri, collocata sul rivellino del Ponte Umbertino, in una posizione defilata rispetto ai percorsi turistici principali, invisibile dal porto. Un’opera che sa di insulto al nostro più famoso concittadino, non per colpa dello scultore Pietro Marchese — che pure ha ricevuto più di una critica — ma per la povertà di ambizione di chi ha deciso di accontentarsi di quel che c’era.
Il prezzo pagato da Libertà Sicilia: oltre al danno, la beffa
C’è un aspetto di questa vicenda che non ho mai raccontato pubblicamente e che oggi ritengo doveroso portare alla luce. Libertà Sicilia, nel sostenere per anni il progetto del monumento ad Archimede, ha pagato un prezzo altissimo. Il quotidiano fu progressivamente estromesso dalle commesse pubblicitarie della Provincia e del Comune: un danno economico concreto, reale, subito in silenzio per non tradire una causa in cui credevamo profondamente.
E poi, come se non bastasse, la beffa: dopo anni di battaglie, di sacrifici economici, di lotte istituzionali combattute dalle colonne di questo giornale, Libertà Sicilia — e io personalmente — fummo esclusi dalla fase esecutiva. Non fummo chiamati a scegliere il prototipo, non fummo consultati sulle decisioni che contavano. Chi aveva pagato il prezzo più alto fu lasciato fuori dalla porta proprio nel momento in cui si raccoglievano i frutti. Eppure sia chiaro: se oggi quella statua esiste — per quanto inadeguata rispetto alla visione originale — è grazie all’impegno mio e di Libertà Sicilia. Senza le nostre battaglie, non ci sarebbe nemmeno quella.
La visione tradita: il modello Barcellona e un monumento che si autofinanzia
Il mio progetto aveva un riferimento preciso: il Monumento a Cristoforo Colombo di Barcellona. Una colonna alta sessanta metri, con la statua dello scopritore in cima, dotata di un ascensore panoramico che porta i visitatori a godere di una vista mozzafiato sul porto e sulla città. Un’opera che genera turismo, biglietti, indotto economico. Un monumento che si autofinanzia da solo.
Immaginavo lo stesso per Archimede a Siracusa: un monumento imponente, visibile dal mare, con un ascensore panoramico sul porto di Ortigia. I visitatori avrebbero potuto prenotare online, acquistare il biglietto, salire e ammirare uno dei panorami più belli del Mediterraneo. Un’attrazione turistica moderna, facilmente gestibile, capace di ripagare nel tempo l’investimento iniziale e di portare risorse alla città.
Non era un sogno velleitario. Era un progetto ragionato, economicamente sostenibile, culturalmente rilevante. Siracusa ha il porto, ha il mare, ha il nome di Archimede riconosciuto in tutto il mondo. Aveva — e ha ancora — tutti gli ingredienti per realizzarlo. Mancava, e manca tuttora, solo la volontà politica di osare.
Archimede al Corbino: quando c’era più rispetto
C’è un’amarissima ironia in tutto questo. All’interno dell’Istituto Scientifico Corbino di Siracusa si trova già una statua di Archimede in marmo, significativa e dignitosa, opera dello scultore Giuseppe Villa, risalente al 1870. Una scultura dell’Ottocento, collocata all’interno di una scuola, rende più onore ad Archimede di quanto non faccia il monumento pubblico inaugurato nel 2016 davanti all’ingresso di Ortigia.
Non è un giudizio estetico. È una constatazione civile. Una città che vuole davvero onorare il proprio più grande figlio non si accontenta di ciò che i fondi disponibili permettono: si batte, raccoglie risorse, coinvolge la comunità, cerca sponsor, interpella il mondo della cultura e dell’impresa. Non cede alla prima cifra messa sul tavolo.
Un sogno che attende ancora
Mascali non ha fatto in tempo a vedere nemmeno la realizzazione parziale del suo sogno. Messina se n’è andato prima di vedere dove quel sogno era approdato. Forse è un bene: non avrebbero sopportato lo spettacolo di quella statuina sul rivellino, con i segni del degrado che già nel primo anno di vita mostrava, l’illuminazione rotta per anni, la recintazione per i cantieri del ponte vicino.
Quello che chiedo oggi alle istituzioni — al Comune di Siracusa, alla Regione Siciliana, a chiunque abbia a cuore il nome e la memoria di questa città — è di riaprire la questione. Di tornare alla visione originale di Mascali: un monumento alto, visibile, imponente, degno della grandezza universale di Archimede. I fondi si trovano, se c’è la volontà politica di cercarli.
Finché quel monumento non esisterà, Siracusa resterà in debito con se stessa.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

