Aeroporto Fontanarossa: il rischio è l’isolamento di Siracusa

di Giuseppe Bianca

Rotta per Montréal e assetti del Sud Est: sviluppo internazionale e nuovi squilibri territoriali. Dalla Camera di Commercio ai grandi operatori aeroportuali: tra strategie globali e governance locale si apre il nodo del ruolo di Siracusa, tra rappresentanza ridotta e criticità strutturali crescenti

La nuova rotta stagionale Catania–Montréal, operata da Air Canada e presentata alla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, è stata ufficialmente raccontata come un passo decisivo verso l’internazionalizzazione del territorio. Un collegamento strategico, destinato a rafforzare turismo, scambi commerciali e relazioni economiche con il Nord America.

Tuttavia, dietro la narrazione istituzionale dello sviluppo, si sta consolidando un dibattito più complesso che riguarda la distribuzione reale delle opportunità tra le tre province coinvolte: Catania, Ragusa e Siracusa. Un equilibrio che, secondo diverse letture critiche, rischia di spostarsi sempre più verso un accentramento funzionale attorno al polo catanese.

La Camera di Commercio del Sud Est, nel delineare i rapporti internazionali – in particolare quelli con il Canada – ha posto l’accento sul comparto agroalimentare come asse strategico. In questo contesto è stato evocato un “rapporto organico” tra imprese locali e mercato nordamericano. Ma proprio su questo punto emergono le maggiori tensioni interpretative: la sensazione è che la valorizzazione delle eccellenze non segua un criterio di equità territoriale.

Siracusa, che rappresenta una delle aree più vocate alla produzione agricola di qualità con primizie riconosciute a livello internazionale, teme di essere progressivamente marginalizzata. Ragusa mantiene una posizione consolidata nel sistema agroalimentare regionale, mentre Catania sembra assumere sempre più il ruolo di hub centrale, forte delle infrastrutture aeroportuali e logistiche.

A questo si aggiunge un elemento strutturale che pesa sul futuro della provincia siracusana: la difficoltà di incidere nei processi decisionali sovraprovinciali, in un sistema camerale accorpato che riduce la capacità di rappresentanza autonoma dei territori.

Il nodo delle quote e della rappresentanza

Sul piano formale, Siracusa detiene una quota pari al 12,5% all’interno della Camera di Commercio del Sud Est, così come l’ex Provincia regionale di Siracusa, confluita nel nuovo assetto istituzionale. Ma tali partecipazioni non hanno natura proprietaria né comportano un ritorno economico diretto ai territori o ai cittadini.

Si tratta di quote di partecipazione a un ente pubblico economico riorganizzato nel tempo attraverso processi di accorpamento. Non esiste dunque alcun meccanismo di restituzione o “rientro” delle quote ai soggetti originari. Ciò che conta è esclusivamente il peso rappresentativo all’interno degli organi decisionali.

Ed è proprio qui che si apre una delle principali fragilità del sistema siracusano: la distanza crescente tra la titolarità formale e la reale capacità di incidere sulle scelte strategiche.

Le lacune strutturali di Siracusa nel nuovo scenario

Il quadro che si sta delineando mette in evidenza una serie di criticità che la provincia di Siracusa dovrà necessariamente affrontare nei prossimi anni:

  1. Debolezza infrastrutturale e logistica
    A differenza di Catania, Siracusa non dispone di un aeroporto operativo né di un sistema portuale pienamente integrato nei grandi flussi internazionali. Questo limita la capacità di attrarre investimenti diretti e di inserirsi stabilmente nelle rotte commerciali globali.
  2. Marginalità nei processi decisionali
    All’interno della Camera di Commercio del Sud Est, la struttura accorpata tende a concentrare le decisioni nei poli più forti. Siracusa rischia così di vedere ridotto il proprio peso specifico nelle scelte su export, promozione e internazionalizzazione.
  3. Frammentazione del sistema produttivo
    Il tessuto imprenditoriale siracusano, pur ricco di eccellenze agricole e agroalimentari, soffre una minore capacità di aggregazione rispetto ad altri territori, con conseguente difficoltà nel presentarsi sui mercati esteri come sistema unitario.
  4. Limitata capacità di attrazione degli investimenti esteri
    Mentre Catania si propone come hub tecnologico e logistico e Ragusa consolida il suo agroalimentare, Siracusa fatica a costruire una narrazione economica integrata e competitiva sul piano internazionale.
  5. Squilibrio nella valorizzazione delle eccellenze locali
    Il rischio percepito è che la promozione delle produzioni agricole non segua una logica territoriale equilibrata, ma una centralizzazione delle leve promozionali e commerciali.

Il tema del futuro assetto aeroportuale

Sul fronte infrastrutturale, il dibattito si intreccia anche con il possibile ingresso di grandi operatori internazionali nella gestione degli scali. Tra i nomi circolati figurano gruppi come Mundys, F2i, Aéroports de Paris, Vinci Airports, Corporación América Airports e SAVE S.p.A..

Un insieme di attori che, pur operando su scala globale, evidenzia una tendenza sempre più marcata alla concentrazione della gestione aeroportuale. In questo scenario, Catania appare come nodo naturale di attrazione, mentre Siracusa resta esclusa da qualunque dinamica diretta di governance infrastrutturale.

Il rischio di un disequilibrio crescente

La combinazione tra accentramento decisionale, squilibrio infrastrutturale e debole rappresentanza economica pone una questione centrale: quale sarà il ruolo futuro della provincia di Siracusa all’interno del sistema del Sud Est?

Il timore espresso da più parti è che, senza correttivi, si vada verso un modello in cui il territorio più forte consolida ulteriormente la propria posizione, mentre quelli più deboli perdono progressivamente capacità di incidere sulle strategie di sviluppo.

In questo contesto, il tema del “rispetto dei territori” non appare più come una formula politica, ma come una necessità strutturale. Perché ogni progetto di crescita condivisa rischia di perdere efficacia se non garantisce un equilibrio reale tra le aree coinvolte.

Siracusa si trova dunque davanti a una doppia sfida: da un lato recuperare centralità nei processi decisionali, dall’altro colmare lacune infrastrutturali e organizzative che oggi ne limitano il peso competitivo.

Un percorso complesso, che si intreccia con le grandi trasformazioni in corso nel sistema economico del Sud Est siciliano e che determinerà, nei prossimi anni, non solo il ruolo della provincia, ma la stessa tenuta dell’equilibrio territoriale complessivo.

 

di Giuseppe Bianca 19 Aprile 2026 | 23:54
© RIPRODUZIONE RISERVATA