Siracusa. La Riserva brucia tra le omissioni, svelate le carte: controlli latitanti, piano antincendio assente e diserbo fermo

di Anthony Maria Bianca

“Gestione impietosa, dilettantesca e pericolosamente assente”, le carte degli accessi agli atti documentano gravi lacune: 28 giorni senza diserbo, nessuna vigilanza ordinaria la domenica e nessun piano antincendio specifico agli atti. Eppure ordinanze comunali e disposizioni prefettizie imponevano prevenzione, fasce tagliafuoco e sorveglianza costante. Non bastano più giustificazioni burocratiche: il Libero Consorzio aretuseo e Siracusa Risorse devono spiegare perché gli obblighi di tutela siano rimasti disattesi. Il Ciane non meritava questo abbandono: insieme al patrimonio naturalistico, brucia anche la credibilità delle istituzioni chiamate a proteggerlo

In foto: la Riserva Ciane e Saline in fiamme; nel riquadro il presidente del Libero Consorzio Michelangelo Giansiracusa

Non è stato un capriccio del meteo, né una tragica fatalità scolpita nel destino. Dietro le ceneri che lo scorso 30 agosto hanno soffocato la Riserva Naturale Orientata Fiume Ciane e Saline di Siracusa c’è una fitta trama di colpevoli omissioni, scadenze ignorate e un vuoto amministrativo che grida vendetta.

A inchiodare i responsabili non sono le illazioni di un comitato ambientalista, ma i documenti ufficiali emersi grazie a due recenti accessi agli atti firmati dall’associazione Ortigia Resistente. Carte che dipingono una gestione impietosa, dilettantesca e pericolosamente assente nelle settimane più roventi dell’anno: a denunciarlo chiaramente sono Giuseppe Ansaldi del Comitato Parchi e Carmelo Iapichini della LIPU.

Il buco nero di agosto: diserbo fantasma

La cronaca del disastro annunciato si legge, nero su bianco, nei registri operativi degli interventi di scerbamento. Da marzo a luglio 2026, le squadre della Siracusa Risorse S.P.A, la società in house incaricata della manutenzione, si erano mosse con una certa regolarità all’interno dell’area protetta. Poi, improvvisamente, l’ombra del nulla.

Ad agosto la prevenzione si è semplicemente fermata. A certificarlo è una nota interna inequivocabile (Prot. Int. n. 127), datata 24 agosto e firmata dal Direttore della Riserva, indirizzata al Capo del X Settore del Libero Consorzio Comunale: “Il personale di Siracusa Risorse nel mese di agosto non ha effettuato il servizio di diserbo”. Un’assenza ingiustificata e tombale, interrotta solo in extremis da una surreale farsa burocratica: una squadra inviata sul posto per ripulire tutto il 29 agosto, esattamente 24 ore prima del rogo.

Il giorno dopo, il registro segnerà la drammatica marcia indietro dell’emergenza, con un intervento tra le 18:00 e le 23:00 per rimuovere le canne bruciate. Troppo, dannatamente tardi.

Ordinanze e allarmi: carta straccia

La paralisi agostana fa a pugni con il buonsenso e stride ferocemente con la legge. L’Ordinanza Sindacale n. 14 del 2 aprile 2026 ordinava a chiare lettere agli enti gestori di bonificare i terreni incolti e di blindare l’area con fasce tagliafuoco larghe almeno 10 metri lungo l’intero perimetro, imponendo una sorveglianza feroce e continua dal 15 maggio al 31 ottobre.

A rincarare la dose ci aveva pensato la Prefettura di Siracusa (nota del 22 aprile), intimando un presidio costante per intercettare i focolai prima che si trasformassero in trappole di fuoco.

Disposizioni cristalline che, nel mese più rovente dell’anno, sono state trattate come fastidiosa carta straccia. Il colpo di grazia arriva però alla voce “prevenzione strutturale”: di fronte alla richiesta di un piano antincendio specifico per la Riserva, la risposta dell’Ente fa raggelare il sangue. Nei cassetti della pubblica amministrazione, semplicemente, “nulla risulta agli atti”.

La domenica del deserto: nessuno in servizio

Sulla carta si parla di una “vigilanza continua, garantita 365 giorni l’anno con 3 addetti alla sorveglianza coordinati dal direttore e integrati da 4 collaboratori tecnici ambientali”: un presidio teoricamente importante per appena 300 ettari di riserva.

La realtà operativa di agosto dice altro. Il servizio era organizzato dal lunedì al sabato con due unità per turno dalle 8:00 alle 19:00. La domenica, invece, non era previsto alcun servizio regolare, ma una sola unità “in disponibilità”.

Domenica 30 agosto, nonostante l’allerta rossa per rischio incendi diramata il giorno precedente dalla Protezione Civile (Avviso n. 188 del 29 agosto, con massima attenzione per la provincia di Siracusa), nessuno era in servizio attivo. Quell’unica unità in disponibilità è stata richiamata in servizio solo alle 16:20 ad incendio già in corso, quando sul posto operavano già Polizia e Vigili del Fuoco. Se fosse stata attivata prima, data l’allerta massima, si sarebbe potuto quantomeno garantire la tempestività dell’allarme.

Il paradosso dei fondi e l’alibi della “riserva integrale”

A completare il quadro c’è il paradosso contabile. Se per i servizi generali del decimo settore la Siracusa Risorse ha incassato una congruità d’offerta di ben 154.225 euro (oltre IVA) per il 2026, i fondi specifici per la “gestione e valorizzazione” del Ciane-Saline fanno cascare le braccia: appena 1.350 euro per il 2026 (mille tondi nel 2025). Cifre simboliche che abdicano a qualsiasi logica di tutela attiva.

E quando la toppa è peggiore del buco, ecco spuntare il surreale sofisma istituzionale. Sostenere – come fatto dal direttore nella sua relazione del 7 settembre e ripreso in sede consiliare – che la zona A sia una riserva integrale dove non si può toccare nulla è un falso storico e giuridico. Significa confondere una Riserva Naturale Orientata con una Riserva Naturale Integrale (LR 98/81), scambiando i divieti imposti ai privati con i doveri di gestione dell’Ente, che deve intervenire sulla vegetazione e sui canneti per preservare la zona umida e il papiro. Lasciare tutto a un’astratta “evoluzione naturale” non è ecologia: è un comodo alibi per giustificare inerzie e incapacità amministrative.

Le responsabilità amministrative, nero su bianco, appaiono chiare: da un lato il Libero Consorzio Comunale di Siracusa, guidato dal presidente Michelangelo Giansiracusa, in veste di Ente Gestore con il dovere giuridico e statutario di implementare la prevenzione; dall’altro, in solido, Siracusa Risorse S.P.A., la cui inattività operativa per 28 giorni ad agosto ha lasciato la Riserva inerme di fronte al fuoco.

Le carte sono scoperte, la magistratura e le autorità competenti stabiliranno ora se la catena di omissioni documentate debba tradursi in aule di tribunale. Una cosa è certa: la natura non perdona la burocrazia, e il patrimonio del Ciane merita molto più di questo scempio istituzionale.

di Anthony Maria Bianca 05 Novembre 2026 | 18:38
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