Diciassette anni dietro le sbarre. È il conto presentato dalla giustizia a Francesco Mirabella, il trentaduenne accusato di aver troncato la vita a Giuseppe Pellizzeri, ingegnere e ufficiale della Marina militare di appena 37 anni, crivellato di colpi il 10 giugno del 2025 in via Elorina.
La sentenza è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale aretuseo, Simone De Martino, al termine di un rito abbreviato che ha chiuso il cerchio giudiziario di primo grado su un crimine consumato sull’asse di una banale, quanto tragica, contesa economica.
La stangata oltre la richiesta dell’accusa
Un verdetto arrivato al culmine di una requisitoria serrata. A sostenere l’accusa in aula è stato il sostituto procuratore Marco Dragonetti, subentrato al collega Stefano Priolo, che aveva coordinato la fase investigativa dei Carabinieri prima del suo trasferimento altrove.
Il magistrato aveva invocato una condanna a 16 anni e 8 mesi. Il Gup ha deciso di calcare ulteriormente la mano, infliggendo quattro mesi in più rispetto alla richiesta della pubblica accusa, pur escludendo formalmente le aggravanti contestate in origine.
Il collegio difensivo, composto dagli avvocati Salvino Mondello e Antonio Meduri, aveva puntato sul rito alternativo per arginare il rischio dell’ergastolo, riuscendo a evitare le ipotesi di premeditazione e futili motivi respinte già nei mesi scorsi dal tribunale.
La scintilla nel capannone e l’epilogo di piombo
Dietro l’esecuzione di via Elorina, una dinamica di ordinaria e feroce provincia. Tutto era nato da attriti legati alla locazione di un immobile industriale. La mattina del 10 giugno, tra la vittima e il fratello di Mirabella, era volata qualche parola di troppo. Un preavviso incandescente.
Nel pomeriggio, il faccia a faccia risolutivo si era trasformato in un agguato: i colpi esplosi all’indirizzo del trentasettenne non gli avevano lasciato scampo, spezzando la vita di un uomo in uniforme e padre di famiglia.
Poche ore dopo, braccato dai fatti ma lucido abbastanza da anticipare i segugi dell’Arma, lo stesso Mirabella si era materializzato al comando provinciale dei Carabinieri per confessare di aver premuto il grilletto.
Risarcimenti e ferite aperte
Il conto economico del delitto, seppur parziale, non si fa attendere. Il giudice ha disposto l’immediato risarcimento dei danni da quantificare in sede civile, fissando nel frattempo una provvisionale di 35 mila euro per ciascuna delle parti civili costituite nel procedimento.
Un ristoro obbligato per la moglie e i due figli piccoli della vittima, assistiti dall’avvocato Sebastiano Grimaldi, per la madre, rappresentata dal legale Giuseppe Culotti, e per la sorella, difesa dall’avvocato Gianbattista Rizza. Una famiglia distrutta per una controversia d’affitto trasmutata in tragedia.
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