C’è un luogo in cui il fallimento di un’amministrazione non può nascondersi dietro le dichiarazioni di circostanza, le promesse di interventi futuri o le consuete giustificazioni burocratiche. È il cimitero. Perché qui non si tratta soltanto di manutenzione, decoro urbano o gestione dei servizi pubblici. Si tratta di rispetto. Rispetto per i defunti, certamente, ma anche per i vivi, per le famiglie, per gli anziani e per quanti continuano a recarsi davanti alle tombe dei propri cari per custodirne la memoria.
Ed è proprio da questo terreno, tanto delicato quanto politicamente significativo, che arriva l’affondo del deputato regionale di Controcorrente, Carlo Gilistro, sulle condizioni di degrado del cimitero comunale di Siracusa, tornate prepotentemente sotto gli occhi dei cittadini nei giorni dedicati alla commemorazione dei Defunti.
Il dettaglio più emblematico?: «Ho visto anziani arrivare da casa con bottiglie di plastica piene d’acqua per cercare di mantenere freschi i fiori deposti sulle tombe dei propri cari. E nei loro volti ho letto amarezza, indignazione e persino lacrime di rabbia», racconta Gilistro.
Un’immagine che vale più di tante dichiarazioni e che restituisce la dimensione di un disagio che, secondo il parlamentare, si trascina da troppo tempo. Calcinacci pericolanti, corridoi interdetti, mattonelle divelte, reti di protezione, scale arrugginite e guaste, pulizia carente e diserbo insufficiente: un elenco di criticità che erano note da almeno un decennio e che continuano a persistere dopo otto anni e mezzo di amministrazione Italia.
Non esattamente un problema di ordinaria manutenzione, dunque, ma il segnale di una gestione che, almeno su questo fronte, non è riuscita a garantire neppure condizioni dignitose. La critica assume un significato ancora più pesante se inserita nel quadro dei servizi cittadini, che Gilistro descrive come in progressivo deterioramento, mentre l’amministrazione Italia attraversa una fase di difficoltà politica e di fiducia. E il confronto con altre realtà rende il quadro ancora più impietoso: a poca distanza, il cimitero dei Caduti Alleati si presenta in condizioni di ordine e cura, così come diversi camposanti dei Comuni della provincia, che nei giorni della commemorazione dei Defunti mostrano pulizia e decoro.
Da qui la provocazione rivolta direttamente al sindaco Francesco Italia e all’assessore Luciano Aloschi, già responsabile della delega, attualmente ancora senza la nuova investitura: «Mi piacerebbe sapere se il sindaco e il suo assessore siano andati al cimitero in questi giorni, come tanti di noi. Mi piacerebbe sapere se abbiano stretto le mani dei cittadini e guardato negli occhi chi ogni giorno deve fare i conti con questo degrado». Un affondo che va oltre la manutenzione e coinvolge il rapporto tra istituzioni e cittadini: «Immagino di no, altrimenti avrebbe dovuto chiedere scusa a ciascuno dei visitatori», aggiunge il deputato.
Poi arriva la stoccata politica più pesante, destinata a colpire anche la narrazione delle grandi opere e dei progetti futuri: «La misura del rispetto verso una comunità passa anche dalla cura verso chi non c’è più. Ed anche in questo, l’amministrazione Italia ha fallito. Mentre si vaneggia di un nuovo cimitero, l’esistente è metafora di una Siracusa in abbandono».
Il paradosso, insomma, è tutto qui: si guarda a un nuovo camposanto mentre quello attuale continua a fare i conti con carenze strutturali, problemi di sicurezza e servizi essenziali insufficienti.
Gilistro chiude la propria contestazione richiamando le responsabilità politiche e morali di una situazione che non può più essere derubricata a semplice disattenzione: «Non importa se si tratti di disattenzione, miopia politica o di altre responsabilità. Il risultato è che anche nel luogo in cui i siracusani dovrebbero poter vivere con serenità e dignità il ricordo dei propri cari, viene meno il rispetto per le persone».
E la domanda finale è tutt’altro che secondaria: «Viene persino da chiedersi se una struttura in queste condizioni possa continuare a essere aperta al pubblico». Una denuncia che consegna al dibattito cittadino una questione scomoda: una città non si misura soltanto dalle opere che annuncia o dalla propria immagine turistica, ma anche dalla dignità che riesce a garantire ai suoi luoghi della memoria.
E quando persino il cimitero diventa il simbolo dell’abbandono, il problema non è più soltanto l’acqua che manca. È una questione di governo, di responsabilità e di rispetto verso un’intera comunità.
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