Sicilia. «Avevo ragione, Mondello ora è libera», La Vardera esulta mentre il Tar asfalta la Italo-Belga: «Ora il Comune approvi il Pudm»

di Redazione

“Ci prendevano per pazzi, accusandoci di populismo. Bene, questa è la migliore risposta”: dopo due anni di denunce e battaglie, il leader di Controcorrente Ismaele La Vardera rivendica la sentenza del TAR che conferma la decadenza della concessione dell’Italo-Belga e respinge il ricorso della società. Una svolta storica dopo oltre un secolo di gestione monopolistica, con sullo sfondo le contestazioni antimafia e le irregolarità amministrative: “Finalmente la spiaggia di Mondello torna, una volta e per tutte, ai palermitani”

«Avevo ragione, era solo questione di tempo. Finalmente Mondello è libera davvero. Ho vinto una battaglia epocale, ci prendevano per pazzi, ma le nostre battaglie concrete cambiano le cose». Tuona così, con la voce rotta dalla tensione, il deputato regionale Ismaele La Vardera.

Piomba la scure della giustizia dopo oltre un secolo di monopoli, ombrelloni blindati e barriere invisibili. Il Tribunale Amministrativo Regionale per la Sicilia ha messo nero su bianco la parola fine sulla gestione della spiaggia di Mondello da parte della società Italo-Belga. Un verdetto secco, perentorio, che respinge il ricorso dell’azienda e timbra la legittimità della decadenza sulla concessione firmata lo scorso febbraio dal dipartimento regionale dell’Ambiente.

Il litorale, dopo 116 anni di gestione ininterrotta, torna ufficialmente nella disponibilità dei cittadini. Ma se a festeggiare è un’intera città che da generazioni fa i conti con l’arenile ridotto a riserva privata, nell’arena politica si scatena immediatamente il fuoco incrociato.

La vittoria ha troppi padri e la primogenitura dell’inchiesta diventa terreno di uno scontro feroce. A rivendicare senza mezzi termini la paternità morale e politica del terremoto giudiziario è soprattutto il leader di Controcorrente, Ismaele La Vardera, il cui attivismo solitario e martellante ha contribuito a far saltare il coperchio sul sistema. Un’esposizione che gli è costata anche una pesante limitazione della libertà personale, con la sottoposizione a un servizio di scorta che condiziona inevitabilmente i suoi spostamenti e la sua quotidianità.

La Vardera: “Mondello è libera. Ora tocca al Comune per l’ok al Pudm”

«Fatico a trattenere l’emozione, è una sentenza storica e lo avevamo detto che era solo questione di tempo. Oggi un giudice ci ha dato ragione e finalmente la spiaggia di Mondello torna, una volta e per tutte ai palermitani», aggiunge commosso La Vardera.

Il verdetto della prima sezione del TAR – guidata da Salvatore Veneziano – spegne definitivamente le speranze della Mondello Immobiliare Italo-Belga, che era riuscita a gestire l’ultima stagione balneare soltanto grazie a una sospirata boccata d’ossigeno concessa in via cautelare dal Consiglio di giustizia amministrativa (Cga).

Al centro del provvedimento di decadenza ci sono macigni amministrativi e giudiziari pesantissimi: da un lato l’interdittiva antimafia firmata dal prefetto di Palermo, Massimo Mariani, nei confronti della Gm Edil (l’impresa a cui l’Italo-Belga affidava la manutenzione di cabine, lettini e la pulizia della spiaggia, il cui amministratore unico risultava essere il fratello incensurato di un capomafia di Resuttana); dall’altro, l’affidamento giudicato irregolare e privo delle necessarie autorizzazioni della ristorazione alla società Mida Srl.

Nonostante l’Italo-Belga si fosse affrettata a tagliare i ponti con la Gm Edil, subendo poi una misura di prevenzione collaborativa con la nomina di tre commissari prefettizi, per i giudici amministrativi la misura è colma. «Qualcuno ci ha accusato di populismo, di battaglie solo mediatiche – affonda La Vardera – Bene, questa è la migliore risposta: la Italo-Belga non avrebbe dovuto fare nemmeno l’estate. Nella sentenza del TAR entra anche l’antimafia e viene richiamata l’interdittiva a carico della Gm Edil e dei loro rapporti con l’Italo-Belga. Palermo ora ha l’opportunità di aprire una nuova era che permetta ai palermitani di godersi la propria spiaggia, con un piano che rispetti gli spazi e che divida la spiaggia in modo equo tra chi vuole andare al mare e usufruire di un servizio come quello dei lidi e chi vuole stare nella spiaggia libera in egual misura».

Parole che guardano al futuro, ma che non dimenticano il passato: «Questa battaglia è durata due anni ma alla fine la magistratura ci ha dato ragione. Una spiaggia con una gestione in odor di mafia e che per oltre 100 anni ha deciso tutto. Ora tocca al Comune approvare il Pudm il prima possibile, così che la prossima estate Mondello possa respirare un fresco profumo di libertà».

I parlamentari di Controcorrente: “Risultato frutto delle battaglie di La Vardera”

Se la magistratura ha fatto la sua parte e la Regione ha applicato la legge, a Palazzo dei Normanni il gruppo parlamentare di Controcorrente – con i deputati José Marano, Alessandro De Leo e Carlo Gilistro – non ci sta a subire l’appropriazione indebita dei riflettori da parte dell’esecutivo regionale, e in particolare dell’assessora Giusi Savarino.

«Accogliamo con grande soddisfazione la pronuncia del TAR che conferma la legittimità del provvedimento di revoca – premettono i tre parlamentari – revoca che rappresenta un atto dovuto da parte della Regione, che ha fatto la sua parte sul piano amministrativo. Tuttavia, fa specie e lascia francamente perplessi il tono trionfalistico di certi post pubblicati in queste ore dall’assessore Giusi Savarino per intestarsi interamente il merito di questo risultato».

L’accusa si fa tagliente, puntando l’indice contro la miopia istituzionale: «Crediamo che sia opportuno ristabilire la verità storica dei fatti: se oggi si parla della revoca di quella concessione e se la macchina amministrativa si è mossa, lo si deve esclusivamente alle denunce coraggiose portate avanti da Controcorrente e dal collega Ismaele La Vardera. Dimenticare o far finta di non ricordare è pura miopia politica che stona profondamente con il ruolo che devono avere le istituzioni, soprattutto se consideriamo che quel lavoro d’inchiesta e di denuncia ha avuto un costo pesantissimo, al punto che oggi il collega La Vardera vive sotto scorta proprio a causa di quelle battaglie».

La chiusura è un manifesto di orgoglio e di denuncia contro le passerelle virtuali: «Rivendicare un “avevamo ragione noi” dimenticandosi di chi ha esposto la propria incolumità per primo, scavando dove altri tacevano, è quantomeno paradossale. La Regione ha fatto il proprio dovere applicando la legge, ma i meriti dell’input politico e della coraggiosa scoperta di questo sistema appartengono a Ismaele La Vardera. La verità non ha bisogno di filtri social, ma di rispetto per chi rischia la vita ogni giorno per la legalità».

Ora l’arenile più famoso di Sicilia attende la prova della normalità. Ma la politica palermitana dimostra, ancora una volta, di saper trasformare persino la riconquista di una spiaggia in una trincea.

02 Novembre 2026 | 16:23
© RIPRODUZIONE RISERVATA