Sicilia. Campo Largo al bivio, La Vardera prenota Palazzo d’Orleans: l’alternativa è la disfatta politica

di Redazione

La corsa di Ismaele La Vardera alla Presidenza della Regione Siciliana si intreccia ormai con le trattative nazionali del centrosinistra. Da una parte il progetto civico di Controcorrente e il rapporto con l’area vicina a Giuseppe Conte; dall’altra il PD di Elly Schlein e il nodo del coinvolgimento di Italia Viva. La sfida per Palazzo d’Orleans diventa così una prova di tenuta per il Campo Largo: trovare una sintesi politica oppure rischiare che ambizioni concorrenti e divisioni interne indeboliscano la coalizione

Non è una semplice candidatura, è un vero e proprio fatto compiuto. La corsa di Ismaele La Vardera verso la conquista di Palazzo d’Orleans ha ormai assunto i contorni di una marcia inarrestabile che sta costringendo le stanze del potere romano a fare i conti con la realtà.

Da quando, lo scorso febbraio, a Palermo, il leader di Controcorrente ha lanciato il guanto di sfida, la sua avanzata è stata travolgente. A dare spessore politico e peso strategico alle sue ambizioni ci hanno pensato i numeri: i sondaggi incoraggianti prima, il colpo di mano alle ultime Amministrative poi, dove il civismo targato La Vardera ha dimostrato di saper scardinare anche gli storici fortini della destra siciliana, da Agrigento a Bronte.

Di fronte a un candidato che ha già chiarito di non aver alcuna intenzione di fare passi indietro, l’alleanza progressista si trova stretta in una tenaglia esiziale. Le alternative sul tavolo, del resto, semplicemente non esistono. Per il sedicente Campo Largo si profilano soltanto due strade: rassegnarsi a salire sul carro dell’ex “Iena” per tentare l’assalto alla Regione, oppure scegliere il suicidio politico. Dividersi su due nomi differenti significherebbe infatti consegnare il passepartout della Sicilia al centrodestra prima ancora di aver aperto i seggi. Ecco perché le riserve sono ormai al lumicino: la partita non è più se investire La Vardera, ma quando e come formalizzare la resa degli apparati party-centrici di fronte all’evidenza.

Restava da disinnescare la mina vagante piazzata da Matteo Renzi con l’indicazione di Pietro Bartolo. Una mossa strategica, quella del medico di Lampedusa, pensata dal leader di Italia Viva per forzare i cancelli dell’alleanza romana e mettere sotto scacco la segreteria dem. Il messaggio spedito da Scandicci al Nazareno era chiaro: senza un lasciapassare per Italia Viva, il contropiede di Bartolo avrebbe potuto affondare il centrosinistra sull’isola, proponendo un effetto domino devastante anche a livello nazionale. Un ricatto politico che però pare destinato a disattivarsi da solo di fronte ai nuovi equilibri di forza.

La Vardera, nel frattempo, ha giocato d’anticipo incassando il placet di Giuseppe Conte attraverso una complessa carambola strategica. L’intesa ferrea con Alessandro Onorato e la federazione di Controcorrente in Progetto Civico Italia, di cui La Vardera ha assunto la presidenza, ha blindato il suo profilo all’interno della coalizione progressista. È stato lo stesso Onorato a indicarlo come l’unico alfiere capace di federare l’anima civica e territoriale contro la destra di governo.

A Roma il clima si fa concitato. Mentre Elly Schlein e il leader pentastellato si preparano a sedersi al tavolo sul programma preteso da AVS, il vero nodo resta l’epilogo delle dinamiche nazionali. Ma qualunque sia l’esito dei confronti al vertice, per la Sicilia il percorso appare segnato: se a spuntarla dovesse essere la Schlein, la segretaria del PD non avrebbe né la forza né la convenienza per rompere l’asse con l’asse Conte-Onorato su La Vardera; semmai, sfrutterebbe la candidatura del leader civico come merce di scambio per spingere Renzi al passo indietro, riassorbendo Italia Viva nell’alleanza; invece se a prevalere fosse Conte, l’investitura di La Vardera diventerebbe automatica, costringendo Renzi a una ritirata strategica per evitare l’accusa di aver spianato la strada al centrodestra.

Il Partito Democratico si ritrova così a corto di argomenti e, soprattutto, di nomi. Mentre a Roma ci si affanna a tracciare perimetri ideologici e a celebrare i soliti riti di palazzo, la realtà siciliana ha già superato la teoria. La Vardera non ha atteso i comodi tempi della Capitale: forte dell’asse con il M5S e dei numeri incassati sui territori, ha già messo in moto la sua macchina elettorale.

La fumata bianca attesa nei prossimi vertici romani sarà poco più di una formalità burocratica. Per il Campo Largo la scelta non è mai stata così spietata: salire su quel treno dell’ex “Iena” in corsa è ormai l’unica scialuppa di salvataggio rimasta, perché l’alternativa è firmare la propria disfatta.

25 Ottobre 2026 | 16:46
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