Siracusa. Logiche spartitorie e voti blindati, tuona Natura Sicula sul Parco degli Iblei: «Boicottaggio miope e dannoso»

di Redazione

Nel nebuloso quadro, il progetto del parco rischierebbe di diventare vittima di un doppio fronte di opposizione e strumentalizzazione, con ripercussioni sulla possibilità di uno sviluppo coordinato dell’area iblea. Allo stesso tempo, nella visione dell’associazione ambientalista, l’area protetta rappresenterebbe un’opportunità concreta di rilancio economico, attraverso la creazione di un modello basato su turismo sostenibile, agricoltura più pulita e valorizzazione delle produzioni locali

Il dibattito sull’istituzione del Parco Nazionale degli Iblei si carica di toni sempre più aspri e polarizzati. A intervenire con una posizione durissima è Fabio Morreale, presidente dell’associazione ambientalista Natura Sicula, che denuncia quello che definisce un degrado del confronto pubblico, ridotto a “indegno ostaggio di logiche spartitorie e calcoli elettorali”.

Secondo Morreale, il processo attorno alla nascita del parco sarebbe infatti condizionato da due dinamiche contrapposte ma ugualmente dannose: da un lato “l’assalto a future poltrone di sottogoverno”, dall’altro “una cieca e strumentale opposizione mirata a blindare bacini di voti”. Un quadro che, nelle parole dell’associazione, si tradurrebbe in un vero e proprio “boicottaggio miope e dannoso” contro uno strumento di tutela e sviluppo territoriale.

“Rifiutare il parco significa perdere finanziamenti e aumentare i vincoli”

Al centro della posizione di Natura Sicula c’è una valutazione netta delle conseguenze di un eventuale stop al Parco Nazionale: secondo l’associazione, il rifiuto di una gestione unitaria comporterebbe la permanenza dei vincoli già esistenti nelle singole riserve, senza però i benefici aggiuntivi legati a una governance nazionale.

In particolare, Morreale sostiene che questa scelta finirebbe per “condannare il territorio a subire restrizioni e divieti delle riserve già in essere”, rinunciando allo stesso tempo a “massicci finanziamenti europei e al rilancio internazionale che solo un parco nazionale può garantire contro lo spopolamento dei comuni montani”.

Un passaggio che evidenzia uno dei punti più sensibili del dibattito: la contrapposizione tra tutela ambientale e sviluppo economico, spesso al centro delle discussioni sulle aree protette del Sud Italia.

Il parco come “scudo” contro speculazioni e degrado

Nella visione dell’associazione, il Parco Nazionale degli Iblei non rappresenterebbe un vincolo burocratico, ma al contrario uno strumento di protezione attiva del territorio. Morreale lo definisce infatti uno “scudo d’acciaio contro le speculazioni selvagge, le discariche, le trivelle e le distese di cemento”, elementi che, secondo la sua analisi, minaccerebbero sia la salute dei cittadini sia il valore delle proprietà private.

Il parco viene inoltre presentato come motore di una transizione verso uno “sviluppo economico pulito”, con una serie di effetti positivi attesi: la riduzione dell’uso di pesticidi chimici a tutela di agricoltori e consumatori, la valorizzazione dei prodotti locali attraverso un “marchio d’eccellenza unico al mondo” e il rilancio del turismo verde.

Non mancano riferimenti anche alla sicurezza e alla gestione del territorio: l’area protetta, secondo Natura Sicula, garantirebbe una maggiore tutela per famiglie e turisti lungo i sentieri, riducendo i rischi legati a episodi di caccia incontrollata, e proteggerebbe fauna selvatica e animali domestici dai cosiddetti “botti selvaggi”. Tra gli effetti attesi viene citata anche la salvaguardia del patrimonio rurale, in particolare i muretti a secco e i casali in pietra, definiti elementi identitari “millenari” dell’area iblea.

Accuse di disinformazione e difesa delle attività tradizionali

Nella parte più polemica della sua dichiarazione, Natura Sicula attacca apertamente chi si oppone al progetto, accusandolo di diffondere “vergognose falsità” per condizionare l’opinione pubblica e ostacolare la nascita del parco.

L’associazione rivendica invece la piena compatibilità tra tutela ambientale e attività economiche locali. “Le carte cantano”, afferma Morreale, sottolineando che il transito dei mezzi agricoli resterà sempre garantito a chi lavora la terra. Allo stesso modo, vengono indicati come non minacciati dalla futura area protetta la pastorizia, la raccolta di funghi e di erbe spontanee, purché svolti nel rispetto delle tradizioni locali.

Anche la manutenzione dei manufatti rurali viene descritta come un’attività non solo consentita, ma potenzialmente favorita dal nuovo assetto di tutela.

Una visione tra sviluppo e conflitto politico

La posizione di Natura Sicula si conclude con una forte contrapposizione tra due visioni del territorio: da un lato chi, secondo l’associazione, vorrebbe “sfruttare e abbandonare la terra”, dall’altro chi sostiene il parco come strumento per consegnare alle future generazioni una Sicilia “fiera, protetta e realmente produttiva”.

Il Parco Nazionale degli Iblei si conferma così al centro di uno scontro che non è soltanto ambientale, ma anche politico ed economico. Un progetto che, mentre viene presentato dai suoi sostenitori come una leva di rilancio e tutela, continua a essere oggetto di resistenze e diffidenze che ne rallentano il percorso istituzionale.

In mezzo, resta un territorio che attende una decisione definitiva, sospeso tra la promessa di sviluppo sostenibile e il timore di nuove restrizioni, dentro un dibattito che appare sempre più lontano da una sintesi condivisa.

24 Giugno 2026 | 18:27
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