Siracusa. Giovani, solitudine e fede: l’appello accorato dell’Arcivescovo durante la festa di Santa Lucia

di Redazione

Dal balcone di Piazza Duomo, monsignor Lomanto richiama la comunità alla responsabilità condivisa e lancia un monito sui rischi dell’isolamento sociale e digitale

Un grido forte, carico di preoccupazione ma anche di speranza, si è levato ieri da Piazza Duomo a Siracusa, in occasione della celebrazione del patrocinio di Santa Lucia. A pronunciarlo è stato l’arcivescovo Francesco Lomanto, che nel suo tradizionale intervento dal balcone ha tracciato un quadro lucido e preoccupante del presente, soffermandosi in particolare sul disagio delle nuove generazioni.

Davanti a una piazza gremita, il presule ha richiamato il valore simbolico e spirituale della patrona, figura che da secoli rappresenta un punto di riferimento per la comunità siracusana. Tuttavia, accanto alla devozione, è emersa con forza la necessità di interrogarsi sulle fragilità che attraversano la società contemporanea.

Secondo l’arcivescovo, il tempo attuale è segnato da tensioni e difficoltà che minano la serenità della convivenza civile e incidono profondamente anche sul mondo del lavoro. Ma a destare maggiore allarme è soprattutto la condizione dei giovani, sempre più esposti a smarrimento e incomprensioni, spesso alimentate da un divario comunicativo tra generazioni che appare difficile da colmare.

Il momento celebrativo è stato inevitabilmente attraversato da un velo di dolore per le recenti tragedie che hanno coinvolto ragazzi giovanissimi. Lomanto ha espresso vicinanza alle famiglie colpite da lutti così drammatici, sottolineando come la perdita di una giovane vita rappresenti una ferita per l’intera comunità. Allo stesso tempo ha ribadito un messaggio di fede: la morte, ha ricordato, non è l’ultima parola, perché la speranza cristiana affonda le sue radici nella vittoria della vita.

Nel suo intervento, l’arcivescovo ha invitato tutti a una profonda riflessione collettiva, ponendo una domanda diretta e scomoda: quali responsabilità ha la società davanti al disagio giovanile? Nessuno può sentirsi escluso, ha evidenziato, perché ogni fragilità che emerge tra i ragazzi riguarda l’intera comunità.

Particolare attenzione è stata dedicata al tema della comunicazione: i giovani, ha spiegato, spesso parlano attraverso silenzi e segnali che gli adulti faticano a interpretare. Un’incomunicabilità che rischia di trasformarsi in distanza emotiva, aggravata da distrazioni e modelli superficiali che impoveriscono le relazioni.

Non è mancato un riferimento critico al ruolo dei social, descritti come strumenti capaci di sostituire l’incontro umano autentico, favorendo invece isolamento e chiusura. Un fenomeno che, secondo Lomanto, sta progressivamente indebolendo il tessuto umano e relazionale, rendendo urgente un cambio di rotta.

Da qui l’invito a riscoprire valori fondamentali come responsabilità, verità, lealtà e solidarietà, elementi indispensabili per costruire relazioni sane e una società più giusta. La festa di Santa Lucia, in questa prospettiva, diventa occasione non solo di devozione ma anche di impegno concreto, spronando tutti a contribuire al bene comune e a non restare indifferenti davanti alle difficoltà.

Il messaggio finale è stato un appello all’unità e alla corresponsabilità: solo attraverso una partecipazione condivisa, fatta di attenzione e disponibilità verso l’altro, sarà possibile affrontare le sfide del presente e aprire nuovi orizzonti di speranza.

Affidandosi alla protezione della patrona, l’arcivescovo ha concluso invitando i fedeli a guardare con occhi nuovi alle fragilità altrui, riscoprendo il valore dell’aiuto reciproco e della solidarietà. Un invito che, nella cornice solenne della festa, si è trasformato in un impegno collettivo per il futuro della comunità.

04 Maggio 2026 | 10:20
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