Torna al centro del dibattito pubblico il Piano della Sosta per Ortigia, ma più che i contenuti, a sollevare un’ondata di critiche è ancora una volta il metodo adottato dall’amministrazione comunale.
Nelle ultime ore, infatti, è emerso come il Settore Mobilità e Trasporti del Comune di Siracusa abbia organizzato un nuovo incontro di aggiornamento coinvolgendo esclusivamente alcune associazioni di categoria, lasciando fuori dal tavolo cittadini, residenti e comitati civici.
Una scelta che non passa inosservata e che riaccende le tensioni, soprattutto alla luce di una richiesta formale avanzata già lo scorso 29 gennaio dal Comitato Ortigia Cittadinanza Resistente. Un’istanza che, secondo quanto denunciato, non avrebbe mai ricevuto alcun riscontro ufficiale, alimentando la sensazione di un dialogo selettivo e poco inclusivo.
A rendere ancora più controversa la vicenda è il richiamo alle linee guida ministeriali relative alla redazione dei Piani Urbani della Mobilità Sostenibile (PUMS), che pongono al centro proprio il coinvolgimento diretto della cittadinanza. I numeri, in questo senso, vengono citati come prova evidente: il termine “cittadini” ricorre decine di volte nei documenti ufficiali, mentre riferimenti specifici a categorie economiche come commercianti o artigiani risultano assenti. Un dato che, secondo i critici, evidenzierebbe una chiara indicazione metodologica: il processo partecipativo dovrebbe essere ampio, inclusivo e strutturato, non limitato a interlocutori selezionati.
Non solo. A suscitare perplessità è anche il fatto che diversi operatori economici, pur aderendo al comitato civico, dichiarano di non essere stati informati della riunione. Un elemento che mette in discussione la reale rappresentatività degli incontri organizzati e rafforza l’idea di un confronto parziale, costruito su inviti mirati più che su una partecipazione aperta. Eppure, al di là delle divisioni sul metodo, emerge un punto di convergenza tra le diverse anime della città: il tema della sosta in Ortigia è troppo delicato per essere affrontato con approcci semplicistici o ideologici. Residenti, cittadini e operatori economici condividono la necessità di soluzioni equilibrate, capaci di tenere insieme le esigenze di vivibilità, lavoro e fruizione del centro storico.
Il timore, espresso con forza, è che un piano costruito senza un reale confronto possa finire per penalizzare alcune categorie, generando tensioni sociali e ricadute negative sull’intero tessuto urbano. Da qui la richiesta, ribadita con chiarezza, di un cambio di passo: maggiore trasparenza, coinvolgimento autentico e rispetto delle regole che disciplinano i processi di pianificazione partecipata.
Perché, come sottolineano i promotori della protesta, un progetto che nasce escludendo una parte significativa della comunità rischia non solo di essere contestato, ma anche di rivelarsi inefficace nel lungo periodo. In gioco non c’è soltanto la gestione della sosta, ma il modello stesso di governance della città.