Stamane, davanti alla sede dell’Asp di Siracusa in corso Gelone, decine di pensionati, cittadini e rappresentanti delle associazioni locali si sono ritrovati per denunciare la grave crisi dei servizi sanitari nella provincia. La mobilitazione, promossa dallo Spi-Cgil di Siracusa, ha voluto riportare l’attenzione pubblica e politica sul diritto alla salute, ormai minacciato da anni di depotenziamento e carenza di personale.

A spiegare le ragioni della protesta è stato il segretario generale dello Spi-Cgil di Siracusa, Enzo Vaccaro: «Le motivazioni di questo sit-in derivano dal fatto che il 19 gennaio abbiamo richiesto un incontro al Commissario Straordinario per ricevere informazioni sull’attuazione di alcuni obiettivi che l’ASP dovrebbe realizzare, in particolare le Case di comunità e gli Ospedali di comunità. Ma a tutt’oggi non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Questo sit-in vuole quindi riaffermare davanti alla comunità quanto la sanità siracusana stia attraversando un momento difficile, se non critico. I pensionati che rappresento, per ovvi motivi di età, hanno bisogno di una sanità efficace ed efficiente. Come diceva Gino Strada, possiamo scegliere se andare al ristorante o meno, ma non possiamo scegliere di ammalarci. E quando ci ammaliamo, rivendichiamo non un privilegio, ma il diritto a strutture che diano risposte adeguate».

Vaccaro ha denunciato la grave situazione dei pronto soccorso: «Al pronto soccorso di Siracusa, su un organico previsto di 22 medici, oggi ne sono in servizio solo cinque. Questi professionisti, che definiamo eroi, affrontano ogni giorno una pressione enorme: circa 200 persone si presentano ogni giorno, pari a 60.000 accessi all’anno. E tutto questo in un contesto in cui centinaia di famiglie della provincia non hanno neppure un medico di base».

A completare il quadro dei ritardi e delle criticità, è intervenuta a Siracusa, Concetta Raia, della segreteria regionale dello Spi-Cgil Sicilia: «Il sit-in serve semplicemente a sollecitare l’ASP di Siracusa per capire a che punto siamo con gli ospedali di comunità e le case di comunità, visto che entro giugno il DM77 prevede che tutto debba essere definito. Questi sono presidi fondamentali per il territorio: già dal periodo del Covid erano stati pensati per creare un collegamento efficace tra ospedale e territorio, così da prendersi cura dei cittadini e garantire più strutture dedicate alla salute.
Oggi il tempo è ormai ridotto all’osso e vogliamo capire perché le Case di comunità e gli Ospedali di comunità non siano ancora operativi. La questione non riguarda solo Siracusa: pochissime strutture in Sicilia sono state aperte, con pochissimi medici assegnati. Un altro tema fondamentale è chi opererà dentro queste strutture, visto che la carenza di personale medico è grave e rischia di compromettere l’efficacia dei presidi.”
Il sit-in di stamane ha dunque ribadito le richieste dello Spi-Cgil: stabilizzazione e incremento del personale sanitario, investimenti strutturali, potenziamento dei servizi territoriali e massima trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. «Non chiediamo privilegi, ma il rispetto dei diritti costituzionali di ogni cittadino», ha concluso Vaccaro. L’appello alla cittadinanza e alle associazioni è quello di mantenere alta l’attenzione sulla sanità siracusana, affinché le istituzioni intervengano con urgenza, garantendo strutture funzionanti e assistenza tempestiva.
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