Il futuro dell’area industriale siracusana torna al centro del dibattito politico e sindacale. A riaccendere i riflettori sono Pippo Zappulla e Antonino Landro, rispettivamente referenti regionale e provinciale del partito Sinistra Futura, che lanciano un duro monito sulle prospettive del polo energetico e chimico della provincia aretusea.
Secondo i due esponenti politici, il destino dell’area è legato a una scelta chiara: “O è al centro del progetto energetico del Paese o è destinata al declino”. Un’affermazione netta che poggia su un dato strategico: nel polo siracusano si raffina oltre il 30% del fabbisogno nazionale di carburanti, una quota che, in un contesto internazionale segnato da profonde tensioni sul fronte energetico, conferisce al territorio un ruolo cruciale.
Eppure, denunciano Zappulla e Landro, questo peso non si traduce in una corrispondente centralità nelle politiche industriali del governo nazionale né nelle strategie europee. “È incredibile e gravissimo”, sottolineano, che un’area di tale rilevanza non venga considerata un asset prioritario.
Cessioni industriali senza visione
Al centro della critica anche la gestione delle trasformazioni industriali in corso. Le eventuali cessioni di impianti e produzioni, spiegano, non possono essere lasciate esclusivamente alla dinamica tra soggetti privati. “Ogni trattativa deve inserirsi in un modello industriale complessivo e in una visione strategica del polo siracusano”, affermano, evidenziando la necessità di una regia pubblica capace di orientare investimenti e sviluppo.
Particolarmente scettico il giudizio sull’annunciata realizzazione di una bioraffineria, ritenuta insufficiente a compensare la progressiva riduzione delle attività chimiche, sia in termini produttivi sia occupazionali. Il rischio, secondo Sinistra Futura, è quello di un ridimensionamento strutturale dell’intero comparto.
Un allarme che trova riscontro anche nelle denunce delle organizzazioni sindacali dei metalmeccanici, che negli ultimi mesi hanno segnalato la perdita di centinaia di posti di lavoro e l’assenza di garanzie sui livelli occupazionali futuri. Una situazione che alimenta incertezza e tensione sociale in un territorio già segnato da fragilità economiche.
Le responsabilità della Regione e il nodo IAS: urge tavolo permanente
Nel mirino delle critiche anche il governo regionale, accusato di “ambiguità e immobilismo” soprattutto sul futuro dell’IAS, nodo centrale per gli equilibri ambientali e produttivi dell’area. Secondo Zappulla e Landro, il silenzio e l’assenza di decisioni chiare contribuiscono a rendere ancora più incerto il quadro complessivo.
Da qui l’appello a un cambio di passo immediato. Il territorio, sostengono, deve recuperare un ruolo attivo, coinvolgendo istituzioni locali, organizzazioni sindacali e realtà sociali in una mobilitazione unitaria. Obiettivo: ottenere un tavolo permanente di confronto con il governo nazionale e regionale, capace di tradurre le istanze locali in decisioni concrete.
In assenza di un’iniziativa di questo tipo, avvertono, il rischio è quello di affidarsi esclusivamente alle comunicazioni delle aziende o alle rassicurazioni della politica, senza una reale capacità di incidere sui processi in atto. “Il risultato sarà inevitabilmente il declino industriale e ambientale, con gravissime ricadute occupazionali”.
Il tempo, però, non è ancora scaduto. “Si è ancora in tempo per evitarlo – concludono – ma bisogna cambiare subito marcia”. Un messaggio che suona come un ultimatum, rivolto tanto alle istituzioni quanto agli attori economici, in un momento decisivo per il futuro del polo industriale siracusano.
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