Non è il merito del referendum a far discutere, ma il clima in cui si sta sviluppando la campagna elettorale in città. A Siracusa, nelle scorse ore, si è acceso il dibattito politico dopo quanto accaduto domenica in piazza Santa Lucia, dove un’attività di volantinaggio a sostegno delle ragioni del No al quesito referendario in programma il 22 e 23 marzo è stata interrotta dall’intervento della Polizia Municipale.
Secondo quanto riferito, gli agenti sarebbero intervenuti per ‘bloccare’ la distribuzione del materiale informativo. L’episodio non si sarebbe esaurito in un semplice richiamo o in un chiarimento sulle modalità consentite per l’iniziativa, ma avrebbe portato alla contestazione formale di una presunta violazione, riconducibile – stando alle prime informazioni – a norme del codice della strada. Una vicenda che, con ogni probabilità, potrebbe ora trovare un seguito nelle sedi competenti.
A intervenire pubblicamente è il coordinamento cittadino di ‘Noi Moderati’, che ha voluto chiarire subito un punto politico rilevante: il gruppo è schierato per il Sì al referendum. Una posizione netta, che tuttavia non impedisce – sottolineano – di manifestare perplessità su quanto accaduto.
«Non intendiamo entrare nel merito tecnico o giuridico della contestazione, spiegano dal coordinamento, anche perché sarà eventualmente l’autorità competente a valutare la correttezza dell’operato. Ma riteniamo che, in un momento così delicato per la vita democratica della città e del Paese, sarebbe stato opportuno adottare un approccio improntato al dialogo e al buon senso».
Il nodo, più che l’aspetto sanzionatorio in sé, riguarda infatti la percezione che un intervento di questo tipo può generare nell’opinione pubblica. In una fase in cui i cittadini sono chiamati a esprimersi su un tema di rilievo nazionale, ogni gesto che possa essere interpretato come una limitazione della libera espressione politica rischia di alimentare tensioni e sospetti.
«Il confronto tra posizioni diverse, aggiungono da Noi Moderati, è il cuore stesso della democrazia. Anche quando non si condividono le ragioni dell’altra parte, è fondamentale difendere il diritto di ciascuno a manifestarle nel rispetto delle regole. Proprio perché sosteniamo il Sì, sentiamo il dovere di ribadire che il diritto di fare campagna per il No deve essere garantito e tutelato».
Una presa di posizione che assume un significato politico preciso: la solidarietà non è verso una tesi referendaria, ma verso il principio della libertà di espressione. Il coordinamento parla di ‘disappunto’ per le modalità con cui l’intera vicenda sarebbe stata impostata e gestita, lasciando intendere che una soluzione meno formale e più improntata alla mediazione avrebbe potuto evitare polemiche.
«In un contesto già attraversato da divisioni, concludono, occorre evitare che si possa anche solo insinuare l’idea che qualcuno voglia impedire o ostacolare l’esercizio di un diritto politico. La dialettica tra Sì e No deve restare sul piano delle idee, non trasformarsi in terreno di scontro sulle procedure».
Per ora, la vicenda resta aperta. Ma il messaggio politico è chiaro: al di là delle appartenenze e delle scelte di campo, la tutela del pluralismo e della libera partecipazione resta un punto fermo che, almeno su questo, dovrebbe unire tutte le forze politiche cittadine.
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