Catania. Truffa e riciclaggio di denaro, svuotavano il conto delle vittime: smascherata banda criminale, 6 denunce

di Redazione

Una trappola costruita sul web per arrivare direttamente ai conti correnti: siti-civetta, messaggi e bonifici istantanei, poi il denaro spostato tra più conti per cancellarne le tracce. La Polizia ricostruisce il sistema e denuncia sei truffatori

Avevano costruito una vera e propria trappola digitale, facendo leva sulla somiglianza con siti web autentici e sulla fiducia degli utenti per impossessarsi di dati personali e, in alcuni casi, del denaro presente sui conti correnti.

Un sistema articolato, che avrebbe consentito a un gruppo di sei uomini di accumulare ingenti somme attraverso una serie di truffe online e successivamente di trasferire il denaro attraverso una fitta rete di operazioni bancarie.

A interrompere il meccanismo è stata la Polizia di Stato. Al termine di un’articolata attività investigativa condotta dagli agenti della Polizia di Frontiera in servizio presso lo scalo aeroportuale di Catania-Fontanarossa, sei persone sono state denunciate all’Autorità Giudiziaria con l’accusa, a vario titolo, di truffa e riciclaggio di denaro.

La trappola delle pagine web contraffatte

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo avrebbe utilizzato pagine internet-civetta realizzate in modo da risultare molto simili ai portali originali. Una tecnica ormai diffusa nel mondo delle frodi informatiche, ma che in questo caso sarebbe stata inserita all’interno di un meccanismo più ampio e strutturato.

Le vittime, convinte di essere approdate sul sito corretto, venivano indotte a fornire informazioni personali e documenti di identità. Le indicazioni arrivavano anche attraverso una nota applicazione di messaggistica, utilizzata per guidare gli utenti nei diversi passaggi della procedura fraudolenta.

È proprio la combinazione tra l’aspetto apparentemente autentico delle pagine e le comunicazioni ricevute sul telefono a rendere particolarmente insidiosa la trappola. L’utente, senza rendersi conto di essere finito nella rete dei truffatori, forniva così dati che potevano essere successivamente utilizzati per portare a termine le operazioni illecite.

In diversi casi, inoltre, i messaggi avrebbero previsto l’esecuzione di bonifici istantanei. Una modalità di trasferimento che, una volta effettuata l’operazione, rende molto più difficile per la vittima recuperare immediatamente le somme.

Il denaro trasferito da un conto all’altro

La svolta nelle indagini è arrivata anche grazie alla capacità degli investigatori di ricostruire il percorso seguito dal denaro. Gli agenti della squadra di polizia giudiziaria hanno incrociato i dati acquisiti nel corso dell’attività investigativa con i tabulati forniti dai gestori telefonici e con le informazioni relative ai flussi finanziari messi a disposizione dagli istituti di credito.

Da questa attività sarebbe emersa una rete di rapporti e movimentazioni finanziarie riconducibile ai sei indagati. Il denaro proveniente dalle truffe, secondo l’ipotesi investigativa, veniva fatto transitare attraverso più conti correnti mediante una serie di operazioni successive.

Un sistema studiato per rendere più difficile individuare l’origine delle somme e consentirne, successivamente, il recupero. Dopo i diversi passaggi, infatti, il denaro sarebbe stato prelevato anche in contanti.

Una modalità che, secondo gli investigatori, avrebbe permesso al gruppo di accumulare profitti considerevoli e di ostacolare la ricostruzione della provenienza delle somme.

L’incrocio dei dati porta ai sei indagati

L’attività investigativa ha quindi seguito due direttrici: da una parte la ricostruzione dei contatti e delle comunicazioni, dall’altra l’analisi dei movimenti bancari. Il confronto tra i tabulati telefonici e i flussi finanziari ha consentito agli investigatori di delineare il quadro della presunta organizzazione e di individuare i sei uomini ritenuti coinvolti nel sistema.

Al termine degli accertamenti, gli agenti della Polizia di Frontiera hanno quindi proceduto alla denuncia dei sei componenti all’Autorità Giudiziaria per i reati ipotizzati di truffa e riciclaggio.

L’indagine consegna così l’immagine di un fenomeno criminale sempre più capace di sfruttare strumenti e abitudini della vita quotidiana: un messaggio apparentemente credibile, una pagina web costruita per imitare quella ufficiale, la richiesta di un documento o di un dato personale e, infine, un bonifico istantaneo. Pochi passaggi, sufficienti a trasformare uno smartphone o un computer in una porta d’accesso ai conti delle vittime.

Ora saranno gli ulteriori sviluppi dell’iter giudiziario a stabilire le eventuali responsabilità dei sei indagati, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza e fino a una eventuale condanna definitiva.

25 Agosto 2026 | 17:52
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