Da “Figure e fatti di vita siracusana” la riesumazione lodevole di nomi eccellenti molti dei quali vengono ignorati

Siracusa. Vittorini padre e figlio ma non loro soltanto in questa Siracusa

di Aldo Formosa

Ci sono autori che appartengono alla storia civile e letteraria della nostra città e che meritano il legittimo risalto culturale

Nel suo libro “Figure e fatti di vita siracusana” Corrado Piccione annota: “Ho rievocato per stimolare nuove intuizioni, nuovi orizzonti di conoscenze”.

È stato infatti scritto: «Noi siamo la nostra memoria».

E ancora: «Chi non conosce il proprio passato non ha futuro». Ed è perciò che da queste pagine esercito l’insegnamento di Corrado Piccione attingendo dal suo sapere.

Che le occasioni teatrali e musicali a Siracusa abbiano il giusto spazio nelle cronache, è un fatto.

Minore attenzione viene però concessa alla scrittura, poetica e narrativa, che non possiede il crisma della spettacolarità ostentabile.

E perché è solitamente un prodotto del singolo. Eppure esistono «isole» nella nostra città che meritano almeno la citazione. Si sa che la popolarità nasce dalla ostentazione, e lo scrittore non ha generalmente un volto, ma una copertina. I lettori di libri, poi, non riempiono le piazze. Questa considerazione è figlia di una realtà: il ‘900 siracusano, per mantenerci nell’immediato, è ricco di importanti presenze.

Prescindendo dalle altisonanti eccezioni di Elio Vittorini e Quasimodo, cݏ una solida schiera di scrittori che, ognuno con la propria etica, hanno pubblicato libri ragguardevoli da diverse angolazioni.

Una cronologia molto sintetica può aprirsi con Sebastiano Vittorini, padre di Elio: da «Turidda» edito da Lombardi su segnalazione di Marco Goracci, a «Eschilo» edito da Romeo con annotazioni di Corrado Piccione che scrive: «Una personalità da riscoprire e da liberare dalle tenebre dell›oblio”.

Esemplare figura di autodidatta, Sebastiano Vittorini visse la sua vocazione culturale pur tra notevoli vicissitudini, come la scelta fondamentale del suo destino esistenziale innestato nel culto delle migliori tradizioni siracusane.

“Fu un letterato per vocazione, non di professione. Gli esordi letterari di tinte crepuscolari delinearono un temperamento dominato da visioni di tristezza e pessimismo, da Turidda a Elena di Ortigia, e nei versi Occhio di sole dedicati al figlio Elio appena nato».

Gli scrittori siracusani: impossibile qui annoverarli tutti. Ma per tutti valgono i nomi di Pietro Fillioley (che in una lapide commemorativa è soltanto «penalista» colpevolmente ignorando lo scrittore), di Renato Randazzo (basti soltanto «La città verticale» tra le altre opere), di Carlo Capodieci (sensibilissimo poeta in contrasto con la burbera figura).

E tanti altri ancora. C›è infine un recentissimo «Racconti dell›anno di mezzo» del  Siracusano Franco Antonio Belgiorno, notissimo «extra moenia».

Paolo Albani, poi, fu «poeta di delicati accenti pascoliani», fu saggista e storico. Giambattista Bozzanca istituì un Premio Internazionale di Poesia intitolato a Siracusa, che “ebbe larga risonanza in Italia e in Europa». Teresa Carpinteri lasciò un segno nella narrativa nazionale.

Mario Francese fu una libera voce nel giornalismo combattendo e denunciando le barbarie, e fu ucciso dalla mafia.

Vittorio Guardo fu ricercatore di Storia Patria, e tra l›altro scrisse due volumi ormai introvabili.

Nino Intrigliolo fu poeta «dal verso libero, vaneggiato, umorale». Cultore di Studi siracusani fu Giovanni Malfitano che «raggiunse altissimi traguardi di stima e notorietà internazionale». Di Fausto Meli fu la prima opera scientifica dedicata alla metafisica razionalista di Spinoza.

Giuseppe Rovella fu insigne studioso della filosofia di Gentile, e scrittore validissimo.

Lo spazio è tiranno. Altri nomi impongono la citazione. Ma mi soccorre soltanto Corrado Piccione coi suoi limpidi e civili libri rievocativi, con l›esempio del suo amore per Siracusa.

di Aldo Formosa 11 Dicembre 2018 | 09:43
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